Burnout dell’Infermiere, tra Fatica e Passione di assistere

burnout dell'infermiere
burnout dell'infermiere

Le professioni ad alto contenuto relazionale come l’infermiere, le professioni sanitarie e sociosanitarie racchiudono in sé allo stesso tempo le parole passione e fatica, con le loro contraddizioni e reciprocità.

Burnout dell’Infermiere

E’ importante andare alle radici di entrambe le parole per comprendere le cause della fatica indotta sia dalla situazione lavorativa sia dalle eccessive richieste rivolte al professionista oltre che dall’utilizzo parziale delle proprie risorse e capacità, mutevoli nel tempo, in continua evoluzione e che necessitano di manutenzione e cure costanti.

Infermiere tra Fatica e Passione di assistere

Passione che, coniugata al termine motivazione, esprime la determinazione, il desiderio e la forza di volontà indispensabili per affrontare quotidianamente l’attività lavorativa con entusiasmo e positività. È quello che Francesco Alberoni chiama lo “stato nascente”, una vera e propria morte-rinascita da cui si genera un nuovo modo di essere.

Passione

Il grande studioso dei sentimenti umani e dei movimenti collettivi sostiene che questa forza primigenia ci è stata inculcata nell’anima dalla Natura, e non senza motivo. Essa ci costringe a creare sempre, a guardare al futuro, a sperare contro ogni speranza.

È quello “stato di grazia”, che in un bagliore di lucidità ci fa credere che il mondo può migliorare, che noi possiamo diventare persone migliori, e che tutto ciò che è stato finora, quella che chiamiamo vita reale, era, in realtà, una povera vita inautentica, dolorosa

Lo “stato nascente” è la passione che fa scorrere in noi una vita di estrema intensità, diventiamo infaticabili e tutte le nostre paure scompaiono.

Fatica

Fatica, caratterizzata da una reazione allo stress sperimentata in particolare da coloro che si trovano quotidianamente a contatto con persone affette da patologie gravi o che comunque vivono situazioni di sofferenza, morte, disabilità e che ad un certo punto, dopo un periodo di intenso lavoro svolto con impegno ed energia si “bruciano” e non hanno più niente da offrire a livello assistenziale ed emotivo.

Il mobbing è causa di burnout:

Il mobbing infermieristico

Il mobbing infermieristico

Mauro Di Fresco, 2014, Maggioli Editore

"Sono stato mobbizzato nel 1994."Ho subito 10 procedure disciplinari in un anno e le ho vinte tutte perché, durante i 270 giorni di sospensione dal servizio, ho messo mano ai libri di diritto."Avevo rifiutato di preparare e portare una tazza di latte ad una paziente perché, secondo il mio...



Quale è il vero significato di stress?

Diverse sono le definizioni ma le più accreditate sono le seguenti:

  • una reazione aspecifica dell’organismo a quasi ogni tipo di esposizione, stimolo e sollecitazione “ (Seyle 1936)
  • insieme di reazioni fisiche ed emotive dannose che si manifestano quando le richieste lavorative non sono commisurate alle capacità, risorse o esigenze del lavoratore”. (National Institute for occupational Safety and Health, NIOSH 1999 )
  • reazione ad aspetti avversi e nocivi del contenuto, dell’ambiente e dell’organizzazione del lavoro. E’ uno stato caratterizzato da elevati livelli di eccitazione ed ansia, spesso accompagnati da senso di inadeguatezza “(Commissione europea)

Quali sono le strategie che possono dare una spinta propulsiva alle azioni che svolgiamo tutti i giorni, per ritrovare il piacere e la passione di farle?

Burnout dell’infermiere: il punto di partenza è sicuramente conoscere l’eziologia e i fattori di rischio dello stress correlato all’attività assistenziale, conoscere le conseguenze sulla persona e sulla qualità dell’assistenza erogata.
Per arrivare a sviluppare capacità di prevenzione dello stress prima che questo diventi fattore capace di “bruciare” il professionista ed indurre il c.d. burnout.

Essere infermiere

A tal proposito vorrei raccontarvi una storia che a titolo esemplificativo può far riflettere sul senso e significato dell’essere infermiere:

Un viaggiatore, una volta, incontrò tre spaccapietre. Domandandosi, incuriosito, cosa stessero facendo si avvicinò al primo e chiese, “che cosa stai facendo con queste pietre?”, senza la minima esitazione il lavoratore rispose, “Sono uno spaccapietre e sto spaccando le pietre”, ancora incerto sul compito dei lavoratori, si avvicinò al secondo e pose la stessa domanda, questa volta il lavoratore, pensò un attimo, fissò brevemente il viaggiatore e spiegò: “Io sono una spaccapietre e spacco le pietre per mantenere la mia famiglia”. Perplesso per le due risposte, il viaggiatore pose la stessa domanda al terzo. Questo, fermandosi un attimo, e fissando la pietra nelle sue mani rispose “Sono una spaccapietre e sto costruendo una cattedrale”.

Qual è la cattedrale per l’infermiere?

Siamo solo spaccapietre o qualcosa di più? Biechi esecutori o “professionisti” della salute? Chiaramente le strategie per il recupero della dimensione motivazionale non possono che essere individuali. L’articolo non può e non deve dare una ricetta ma dare uno spunto. “Colpire alla pancia per far crescere la mente”.

Ogni individuo riesce ad attribuire un senso a ciò che deve fare quando sono presenti due elementi principali: la chiarezza e l’importanza percepita degli obiettivi da raggiungere e la consapevolezza della propria missione personale . Qual è la tua missione? Quale la tua motivazione?

Sconfiggere il burnout con l’amore per la professione

Vorrei concludere utilizzando il monologo di Benigni in “la Tigre e la neve” con qualche aggiustamento (permettetemi la licenza poetica):

“Innamoratevi della professione
Se non vi innamorate è tutto morto.
Vi dovete innamorare e diventa tutto vivo, si muove tutto.
Dilapidate la gioia, sperperate l’allegria.
Siate tristi e taciturni con l’esuberanza.
Fate soffiare in faccia alla gente la felicità.
Per trasmettere la felicità, bisogna essere felici e per trasmettere il dolore bisogna essere felici.
Siate felici.
Dovete patire, stare male, soffrire.
Non abbiate paura a soffrire. Tutto il mondo soffre.
E se non vi riesce, non avete i mezzi, non vi preoccupate, tanto per assistere l’altro una sola cosa è necessaria: tutto.”

Autore Gianluigi Romeo

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