Consiglio per un giovane infermiere disoccupato: preferire sempre la pratica alla teoria

Consiglio non richiesto ad un giovane infermiere disoccupato
Consiglio non richiesto ad un giovane infermiere disoccupato

Probabilmente molti non saranno d’accordo con quanto mi appresto a scrivere e avranno le loro valide e opportune ragioni, ma se sei un giovane infermiere disoccupato, come lo sono stato anche io e migliaia di altri colleghi infermieri, ho per te il migliore dei consigli che posso darti: metti sempre la pratica prima della teoria. Se hai un attimo di pazienza ti spiegherò perché.

Non trovo lavoro, continuo a studiare?

Non trovi lavoro e ti chiedi se forse non sia meglio continuare a studiare ancora, magari un master o addirittura la laurea magistrale. Io ti chiedo di fare un passo indietro, fare un respiro e prendere per buono questo consiglio:

Se non trovi un lavoro stabile cerca un lavoro temporaneo, se non lo trovi, un lavoro qualsiasi, se non lo trovi fai volontariato.

Dicevamo, ti sei laureato da poco, probabilmente da qualche mese massimo un anno e non hai trovato ancora lavoro? E forse avrai notato quanto spietata possa essere la società fuori dall’università.

Imprenditori e (alcuni) colleghi senza scrupoli; in società, studi, cooperative e aziende sanitarie in cui pare che la salute del paziente, in barba ai principi deontologici studiati, sia l’ultimo degli obiettivi da perseguire.

Ti farai domande sulla differenza enorme che passa tra un’organizzazione, come l’università, che hai frequentato a pagamento e un’azienda, pubblica o privata, in cui speri di essere pagato.

Dovrai, giocoforza, rivalutare i sogni che avevi ed adattarli alla realtà, affrontarne il disagio e andare avanti per conquistarti quello per cui ti sei impegnato tanto.

Scoprirai un te stesso che ha studiato e un te stesso che inizia a lavorare, e stanne certo: non saranno la stessa persona.

 

Questo perché il mondo fuori dall’università, fuori da quel percorso che ti ha portato dalle elementari al raggiungimento del titolo universitario, è fatto per allevare il professionista di cui la società ha bisogno ma, per assurdo, non lo prepara per la società in cui deve vivere. O comunque non come si deve, perché il mondo fuori non è né semplice né amichevole. Come si dice: “la notte è oscura e piena di terrori”! (cit. Games of Thrones).

Preferire la pratica alla teoria

La pratica, dopo quindici o più anni di educazione scolastica è appunto quello che manca al giovane infermiere disoccupato. Potreste dirmi che in realtà negli ultimi tre anni non avete che fatto “pratica” al tirocinio, ma è bene chiarire da subito che non è di quella praticità che manchiamo quando usciamo dall’università, ma di destrezza in questo pazzo mondo:

  • Assumersi le responsabilità di un obiettivo, quale la visione assistenziale di un paziente o la gestione per un intero turno di un reparto, senza aspettarsi aiuti da nessuno.
  • Saper comunicare sicurezza al paziente e al datore di lavoro partendo da un senso di sicurezza interiore.
  • Saper affrontare ogni incombenza, ogni difficoltà con professionalità e discrezione.
  • La capacità di rappresentare un’intera categoria di professionisti con le proprie singole competenze.
  • Vendere se stesso come soluzione al problema del datore di lavoro e non farsi comprare dal datore di lavoro per risolvere il proprio problema di disoccupazione. Vi devono bramare non comprare!

Queste sono solo alcune delle sottigliezze che un professionista acquisisce direttamente dal mondo lavorativo e che non può apprendere durante l’università.

Preferire dunque il lavoro alla teoria è indispensabile, perché è solo attraverso le cicatrici di una guerra in prima linea che nasce quel valore aggiunto che fa di un infermiere che cerca lavoro, un infermiere che sceglie dove lavorare.

Appena laureato il tuo obiettivo deve essere trovare un lavoro non fare un master!

Grazie al…cippero penserai, mi scuso se posso sembrare offensivo ma non è così ovvio supporre che qualcuno, dopo l’ennesimo periodo di ricerca lavorativa o addirittura ancora prima di aver cercato, pensi che la mossa giusta sia frequentare un master?

Perché fare un master in un qualunque campo senza aver vissuto quel campo lavorativo non vi permetterà di acquisire a pieno le potenzialità del master stesso e sprecherete probabilmente tempo.

Prima vivete l’assistenza poi l’approfondite!

Fino a che non avrete fatto una vera manovra rianimatoria (bastano i corsi BLS-D a prepararvi adeguatamente) quello che studiate al Master in Area Critica è solo una potenziale competenza non applicata.

E’ solo quando avete fatto con successo un Heimlich ad un paziente anziano e disfagico, magari in una RSA, durante il lavoretto temporaneo da due mesi per sostituire l’infermiera in malattia, che potrete cogliere in tutta la sua illuminante saggezza lo studio della manovra del medico Henry Heimlich (che pare abbia praticato la sua stessa manovra per la prima volta a 96 anni salvando la sua vicina commensale dell’ospizio in cui soggiornava).

Come l’inglese: lo impari se lo parli!

Se fai un corso di lingua inglese, per quanto tu possa studiare sodo e impegnarti tanto sui libri è solo parlando inglese, con anglofoni autoctoni e magari in Inghilterra, che imparerai a farlo veramente bene. Perché dovrebbe essere diverso nel nostro lavoro?

Quindi prima studia quanto ti serve per poter essere pronto e competente, agisci sul campo, sporcati le mani (mi raccomando, usa i guanti e lavati le mani subito dopo però!) e solo dopo ritorna sui libri per approfondire quello che hai visto e fatto.

Un consiglio: non dovresti fare un master in Area Critica senza aver lavorato almeno un anno in un Pronto Soccorso o quantomeno aver affrontato una serie consistente di urgenze mediche prima.

E se non trovo un lavoro da infermiere?

Se non trovi nemmeno dei lavori temporanei per infermieri, nel frattempo che ti organizzi trova un qualsiasi lavoretto che non ti occupi l’intera giornata e che non ti lasci troppo stanco dopo.

Se proprio vuoi, studia per i concorsi:

I test dei concorsi per infermieri

I test dei concorsi per infermieri

Ivano Cervella, 2017, Maggioli Editore

Il volume costituisce uno strumento utile per quanti si apprestano a sostenere un concorso pubblico per infermiere. Gli oltre 4600 quiz a risposta multipla, infatti, sono il frutto di un attento studio degli argomenti più spesso oggetto d’esame e dei quesiti effettivamente somministrati...



Dal punto di vista di chi sa quello che vuole (un po’ di tempo occupato, qualche soldo in più e abilità da apprendere) puoi acquisire tantissime capacità utili nel mondo della sanità collateralmente in altrettanti campi lavorativi:

  • Un lavoretto come addetto alle vendite (commesso) o alla ristorazione (cameriere) ti insegnerà a gestire le persone, ad approcciarti positivamente con decine di persone contemporaneamente ed attivare tutte quelle capacità di multitasking che serviranno in un reparto ad esempio.
  • Un classico, il Pony express o il Pizza-boy per apprendere l’importanza di rispettare i tempi.
  • Volantinaggio? Vuoi mettere che muscoli nelle gambe?!
  • Ecc…

Considerazioni da fare, chi scrive ha fatto diversi di questi lavoretti e ne è sempre uscito arricchito; inoltre prendete con distacco emotivo e professionale questi impieghi col solo scopo di formarvi ma puntate sempre al vostro obiettivo: fare preferibilmente l’infermiere.

E se non trovo nemmeno questo?

Fai volontariato, rinuncia a quella parte di tempo che occupavi dormendo di più, guardando in tv programmi inutili e senza contenuti, vagando sui social senza alcuno scopo, prima o poi capirai che il tempo è la risorsa più importante che abbiamo. Per quanti soldi tu possa perdere altrettanti ne puoi guadagnare, solo lo scorrere delle lancette è irreversibile.

Il tempo è l’unico bene che non ti viene restituito e l’impiegarlo in attività inutili è la base del business di altre persone che ti usano per fare soldi: quando guardi un programma in tv la tua attenzione viene di tanto in tanto veicolata verso una pubblicità qualsiasi e questo fa si che il tuo tempo venga convertito in denaro, in tasca ad altri ovviamente!

Quindi spegni tv, metti un freno alle notifiche dei social e vai a fare volontariato piuttosto. Per tutti i motivi sopra esposti anche occupare il proprio tempo aiutando gli altri è un modo nettamente migliore di investire su stessi rispettando il principio di praticità che ho voluto esporre.

E i vantaggi, stanne certo, non potranno che arrivare in fretta. Di certo non mancheranno associazioni di volontariato che non accettano l’aiuto di un giovane o di una giovane infermiera disoccupata.

Questo è il mio consiglio non richiesto da ex-infermiere disoccupato, è un consiglio da due centesimi ma spero possa aiutarvi a chiarirvi le idee. Con me ha sempre funzionato.

 

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Infermiere di Unità Coronarica presso ASST Desenzano del Garda. Tra i molti interessi, ha una certa vocazione per tutto ciò che viene percorso da "corrente elettrica": computer, macchine, internet. Da grande, nel futuro, spera di curare i cyborg.

4 Commenti

  1. Se non trovi un lavoro in Italia, non lavorare mai gratuitamente!!!!!
    Saresti uno idiota e un perdente per tutta lavata e accetterai qualsiasi condizione anche a uno stipendio ridotto. Questi articoli fabbricati a bella posta andrebbero cestinati d’urgenza non pubblicati. Non trovi lavoro: fai volontariato, cameriere, volantinaggio, eccetera. Tutte proposte di assoluta ed elevata indecenza.
    Non trovi lavoro in Italia? Tanto meglio!!!! Vai in UK gli stipendi sono assolutamente superiori, non sei considerato un servo del medico, e fai una carriera sicuramente migliore dal punto di vista culturale e soprattutto economico. Non faccio commenti riguardo al giornalista che ha scritto o ancor peggio e’ stato “esortato” a scrivere un articolo del genere.

    • Salve, non sono il “giornalista” ma l’infermiere che ha scritto l’articolo. Principalmente non ho mai scritto da nessuna parte di lavorare gratis, al massimo di fare volontariato, un servizio gratuito che si presta in certe condizioni a beneficio degli altri. Se lei ritiene che in assenza di lavoro non si possa occupare il proprio tempo con altri lavoretti, questa è una sua personale opinione (e rispettabile) ma sarebbe meglio che approfondisse il suo pensiero e lo condividesse con noi perché così il suo ragionamento è un po’ troncato. Infine faccia pure tutti i commenti che vuole sulla mia persona mi trova su Facebook (Dario Tobruk) così ne riparliamo con calma e mi spiega meglio quello che pensa.

  2. Trovo un pò presuntuoso che una persona possa suggerire ad un altra “cosa fare in attesa di…”. Non credo che nessuno debba dire a nessun altro qual è il percorso più giusto.

    • Quindi lei non ascolta consigli? Trova presuntuoso che qualcuno abbia un opinione qualsiasi e la voglia condividere? L’articolo parla della mia esperienza positiva nell’aver scelto sempre la pratica: i contributi che spingono a “sporcarsi le mani” sono rari rispetto alla conformità di studiare pedissequamente nelle proprie stanzette in attesa del concorso. Questo è solo un consiglio e come tale può essere ascoltato o bellamente ignorato ma presuntuoso mi pare fuori contesto. Ne possiamo parlare mi trova su Facebook sulla nostra pagina.

      Dario Tobruk.

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