Intervista a Barbara Mangiacavalli sui temi della ricerca infermieristica

Barbara Mangiacavalli, Presidente FNOPI
Barbara Mangiacavalli, Presidente FNOPI

La maggior parte dei libri di storia infermieristica si ferma alla prima metà del ventesimo secolo, trascurando di fatto situazioni, avvenimenti ed episodi accaduti in tempi a noi più vicini; si tratta di una lacuna da colmare perché proprio nel passaggio al nuovo millennio la professione infermieristica italiana ha vissuto una fase cruciale della sua evoluzione, documentata da un’intensa produzione normativa.

Infatti, l’evoluzione storica dell’infermieristica in Italia ha subìto un’improvvisa e importante accelerazione a partire dagli anni 90: il passaggio dell’istruzione all’università, l’approvazione del profilo professionale e l’abolizione del mansionario sono soltanto alcuni dei processi e degli avvenimenti che hanno rapidamente cambiato il volto della professione.

Ma come si è arrivati a tali risultati? Gli autori sono convinti che per capire la storia non basta interpretare leggi e ordinamenti e per questa ragione hanno voluto esplorare le esperienze di coloro che hanno avuto un ruolo significativo per lo sviluppo della professione infermieristica nel periodo esaminato: rappresentanti di organismi istituzionali e di associazioni, formatori, studiosi di storia della professione, infermieri manager.

L’evoluzione dell’infermiere

Il filo conduttore del libro è lo sviluppo del processo di professionalizzazione dell’infermiere. Alcune domande importanti sono gli stessi autori a sollevarle nelle conclusioni. Tra queste, spicca il problema dell’autonomia professionale: essa è sancita sul terreno giuridico dalle norme emanate nel periodo considerato, ma in che misura e in quali forme si realizza nei luoghi di lavoro, nella pratica dei professionisti? E, inoltre, come si riflettono i cambiamenti, di cui gli infermieri sono stati protagonisti, sul sistema sanitario del Paese?

Il libro testimonia che la professione è cambiata ed è cresciuta, ma che c’è ancora molto lavoro da fare. Coltivare questa crescita è una responsabilità delle nuove generazioni.

Da Professione infermiere: alle soglie del XXI secolo di Caterina Galletti, Loredana Gamberoni, Giuseppe Marmo, Emma Martellotti, 2017, Maggioli Editore.

Dal volume: L’intervista a Barbara Mangiacavalli

“Ho fatto il mio ingresso nel Comitato centrale della Federazione dei Collegi Ipasvi nel 2003 e dal 2006 al 2014, per tre mandati consecutivi, sono stata segretaria nazionale. Ero il componente del Comitato centrale che seguiva con particolare impegno la partita della rivista e dei percorsi collegati al suo sviluppo. Verso la fine del 2007, nella riflessione al nostro interno, si era evidenziata la necessità di modificare l’impostazione prevalentemente divulgativa de “L’infermiere”, che aveva avuto un’importante funzione come strumento per rinforzare il senso di appartenenza della professione e come vetrina delle nostre posizioni.

Barbara Mangiacavalli è attualmente direttore socio sanitario dell’Asst Bergamo Ovest, dal 2003 al 2015 ha diretto il Servizio infermieristico tecnico e riabilitativo aziendale (Sitra) dell’Irccs Fondazione-Policlinico San Matteo di Pavia. Entra nel Comitato centrale Ipasvi nel 2003; per tre mandati consecutivi, dal 2006 al 2014, è segretaria nazionale e nel marzo 2015 diventa presidente della Federazione nazionale. Attualmente rieletta come presidente del FNOPI.

 

E lo aveva fatto in modo eccellente, ma lo scenario era cambiato e ritenevamo che fosse opportuno aggiornare le nostre strategie comunicative. Volevamo che l’organo di informazione della Federazione fosse più caratterizzato in senso professionale, per sostenere meglio lo sviluppo culturale e scientifico degli infermieri. In questa logica diventava importante riuscire a indicizzare la nostra testata, con lo scopo di spingere gli infermieri a scrivere articoli scientifici e a leggere le ricerche scientifiche.

Ovviamente non si trattava di fare di tutti gli infermieri dei ricercatori, ma di far diventare i nostri lettori dei buoni utilizzatori delle ricerche disponibili. Puntare all’indicizzazione, oltre ad aumentare il prestigio della rivista, avrebbe assicurato anche una maggiore diffusione dei contenuti degli articoli e avrebbe contribuito a far conoscere la produzione scientifica italiana a livello internazionale. La nostra scelta cadde su Cinhal (Cumulative Index to Nursing and Allied Health Literature), prodotta da Ebsco Publishing, perché era la banca dati più ricca di testate infermieristiche e più consultata nel nostro mondo.

Questa e molte altre interviste sono su
Professione infermiere: alle soglie del XXI secolo

Professione infermiere: alle soglie del XXI secolo

Caterina Galletti, Loredana Gamberoni, Giuseppe Marmo, Emma Martellotti, 2017, Maggioli Editore

La maggior parte dei libri di storia infermieristica si ferma alla prima metà del ventesimo secolo, trascurando di fatto situazioni, avvenimenti ed episodi accaduti in tempi a noi più vicini; si tratta di una lacuna da colmare perché proprio nel passaggio al nuovo millennio...



Ci prefiggevamo un percorso complesso; volevamo fare in modo che la nostra pratica professionale: – fosse sempre supportata da conoscenze ed esperienze validate; – aiutasse gli infermieri a stare dentro l’équipe in maniera sempre più qualificata nella relazione con i medici e nella relazione con il paziente; – mettesse in evidenza il contributo disciplinare dell’infermieristica. Pensavamo che la rivista potesse validamente accompagnare la professione a fare questo salto di qualità. L’avvio di questo percorso cominciò a prendere forma in una riunione che si tenne a Bologna il 22 e 23 febbraio del 2008, in cui il Comitato centrale si confrontò con la redazione infermieristica. All’incontro fu invitato in qualità di esperto anche il dottor Carmine Tinelli della Direzione scientifica del Servizio di Biometria ed Epidemiologia clinica dell’Irccs Fondazione-Policlinico San Matteo di Pavia.

Concordammo tutti sulla necessità che il primo passo da compiere fosse quello di formare delle persone in grado di affrontare questa sfida, cioè dovevamo costruire una redazione infermieristica qualificata e competente in termini di scientificità. E qui si è dovuto optare su come procedere. Dato che lavoravo al San Matteo, uno dei più prestigiosi istituti di ricerca e cura a carattere scientifico del nostro Paese (ero dirigente Sitra dal 2003), che svolgeva anche un’intensa attività formativa, proposi al Comitato centrale di organizzare lì un corso di Metodologia della ricerca e processi di revisione editoriali della letteratura infermieristica, promosso dall’Ipasvi in collaborazione con la Fondazione stessa.

L’idea fu accettata e il 6 ottobre 2008 sottoscrivemmo una convenzione tra enti pubblici per regolamentare la nostra collaborazione. Il Policlinico-Fondazione ci mise a disposizione il personale della propria Direzione scientifica ed esperti di ricerca scientifica e traslativa, di metodologia della ricerca, di analisi delle ricerca, di analisi statistica, di definizione di tutti gli aspetti legati al protocollo di ricerca ecc. Con il responsabile scientifico del corso, Carmine Tinelli strutturammo un programma confacente alle nostre esigenze. Il corso, a carattere residenziale, della durata di un anno, si svolse a Pavia in sei incontri di due giorni, dall’ottobre del 2008 al marzo del 2009.

L’iniziativa era rivolta in primo luogo ai componenti della redazione infermieristica, composta allora da colleghi con diversa formazione, impegnati a misurarsi con l’esperienza della comunicazione scientifica e istituzionale: Monica Casati, Maurizio Corso, Immacolata Dall’Oglio, Laura D’Addio, Annamaria Ferraresi, Mirco Gregorini, Enrico Lumini, Rita Maricchio e la giornalista Emma Martellotti, che partecipava in qualità di responsabile del coordinamento editoriale.

Ma il Comitato centrale pensò di allargare gli inviti anche a tutti i dottorandi degli atenei che avevano istituito i corsi. Per la Federazione si è trattato quindi di un investimento consistente anche sotto l’aspetto economico, nel senso che si è fatta interamente carico dei costi relativi alla partecipazione di dieci persone che, tra l’altro, provenivano da diverse parti d’Italia. Per i componenti della redazione lo scopo principale era quello di acquisire strumenti per la valutazione degli articoli scientifici e per aiutare gli altri infermieri a scriverli; per i dottorandi, invece, era quello di alimentare in prima persona la produzione della letteratura scientifica. Se volevamo partire dovevamo pensare ad avere qualcuno che iniziasse a scrivere.

Nel quadro dell’impegno per la valorizzazione della nostra presenza in università, ci è sembrato logico e coerente coinvolgere i dottorandi in un percorso formativo che aveva come oggetto la ricerca, la valutazione e la produzione degli articoli scientifici. I risultati però non sono stati all’altezza delle aspettative. Mentre la redazione infermieristica ha tratto dal corso sicuri vantaggi in termini di crescita culturale e di capacità di affrontare i propri compiti, gli altri partecipanti alla conclusione dell’esperienza non hanno costruito la rete che auspicavamo e si sono limitati a inviare sporadicamente qualche articolo per la pubblicazione.

C’è stata qualche lodevole eccezione, come quella di Alberto Dal Molin, allora dottorando all’Università di Firenze e ora ricercatore all’Università del Piemonte Orientale, che è entrato in redazione nell’aprile 2013 e ne fa ancora parte. Con il senno di poi forse la scelta di puntare esclusivamente sui dottorandi è stata troppo restrittiva, perché ha escluso alcuni colleghi con delle potenzialità maggiori, anche se non collocati in un ruolo universitario formalizzato. Il corso, comunque, è stato solo il primo tassello della convenzione, che prevedeva anche il supporto della Direzione scientifica al percorso di indicizzazione della rivista “L’infermiere”.

L’intervista a Barbara Mangiacavalli continuerà su…
Professione infermiere: alle soglie del XXI secolo

Professione infermiere: alle soglie del XXI secolo

Caterina Galletti, Loredana Gamberoni, Giuseppe Marmo, Emma Martellotti, 2017, Maggioli Editore

La maggior parte dei libri di storia infermieristica si ferma alla prima metà del ventesimo secolo, trascurando di fatto situazioni, avvenimenti ed episodi accaduti in tempi a noi più vicini; si tratta di una lacuna da colmare perché proprio nel passaggio al nuovo millennio...



Questo comportava in primo luogo l’elaborazione di un progetto editoriale. Alle spalle avevamo l’esperienza sfortunata del Gisi, “Il Giornale di Scienze infermieristiche”, un corposo trimestrale dal taglio molto alto che fummo costretti a interrompere dopo pochi anni di pubblicazione (uscì dal 2005 al 2008), perché non era mai riuscito a decollare in termini di abbonamenti. Purtroppo la difficoltà di acquisire abbonamenti a pagamento è comune a tante altre testate infermieristiche di questo tipo, che arrancavano – e arrancano – per sopravvivere.

Nell’elaborare il progetto editoriale siamo partiti dalla considerazione che il gruppo professionale era composito e di conseguenza l’Ipasvi, in quanto istituzione di tutti gli infermieri, non poteva privilegiare nella comunicazione solo la parte più avanzata; doveva al contrario accompagnare la crescita culturale di tutti i colleghi per ridurre il gap esistente. Il percorso non poteva che essere graduale.

Maturammo quindi la scelta di inserire nella rivista “L’infermiere” una sezione dedicata agli articoli scientifici veri e propri, ma di conservare l’impianto divulgativo della testata. Questo ci avrebbe permesso di parlare a tutti: non c’era proprio motivo di andare avanti con due testate. Una rivista scientifica indicizzata, a parte l’impegno economico, non avrebbe sfruttato l’enorme potenziale costituito dal bacino di lettori de “L’infermiere”, che veniva spedito per posta a tutti gli iscritti agli albi (abbiamo raggiunto le 430mila copie a numero). Questa impostazione nella sostanza si è conservata fino ad oggi, anche se la rivista non è più in formato cartaceo, ma dal 2011 è pubblicata on line sul portale della Federazione. In termini editoriali ‘parlare a tutti’ significava anche dare spazio a quelli che lo richiedevano.”

L’intervista raccolta da C. Galletti ed E. Martellotti continua su PROFESSIONE INFERMIERE: ALLE SOGLIE DEL XXI SECOLO.

 

Gli Autori del Volume:

  • Caterina Galletti, infermiere e pedagogista, corso di laurea magistrale in Scienze infermieristiche e ostetriche dell’Università Cattolica del Sacro Cuore, Roma.
  • Loredana Gamberoni, infermiere, coordinatore del corso di laurea specialistica/ magistrale dal 2004 al 2012 presso l’Università di Ferrara, sociologo dirigente della formazione aziendale dell’Aou di Ferrara fino al 2010. Attualmente professore a contratto di Sociologia delle reti di comunità all’Università di Ferrara.
  • Giuseppe Marmo, infermiere, coordinatore didattico del corso di laurea specialistica/ magistrale in Scienze infermieristiche e ostetriche dell’Università Cattolica del Sacro Cuore, sede formativa Ospedale Cottolengo di Torino fino al 2016.
  • Emma Martellotti, giornalista, capo Ufficio stampa e comunicazione della Federazione nazionale dei Collegi Ipasvi dal 1992 al 2014.

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