Fp Cgil: 50 mila lavoratori persi in Sanità. Sblocco del turn over la soluzione.

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La Fp Cgil stima l’emorragia di posti di lavoro in 50 mila lavoratori in meno dal 2009. Parla di “una vera e propria emorragia di personale, quasi 50 mila lavoratori in meno dal 2009 a oggi“. Il SSN rischia il tracollo. A causa del blocco del turn over l’eta media degli operatori continuerà a salire proiettandola a 54,3 anni entro il 2020.

L’impoverimento del capitale umano ed economico del SSN

Quello che emerge dal report della Fp Cgil è il disegno di una sanità destinata al tracollo e impoverita di personale e mezzi. Lo stesso servizio sanitario viene messo in discussione in quanto servizio al cittadino a meno di ingenti finanziamenti e sblocco del turn over (leggi assunzioni stabili di infermieri, medici, operatori e tecnici).

Circa 8.000 medici, quasi 10.300 infermieri, 2.200 OSS e circa 20.000 professionisti tecnici, riabilitativi, della prevenzione oltre al personale amministrativo in meno dal 2009. Il 2015 – sempre secondo la Cgil – l’anno con una perdita più consistente: si sono persi quasi 10000 lavoratori. Dati che proiettano a fine 2016 un totale di 50 mila professionisti in meno dal 2009.

Nuovi Lea senza personale, sblocco del turn over la soluzione

Approvata la nuova programmazione Lea, “auspicata da lungo tempo”, per la Fp Cgil “un passo avanti per avere prestazioni in linea con i bisogni dei cittadini, è necessario però rivedere le attuali organizzazioni del lavoro, in estrema sofferenza in molti territori, e fissare adeguati standard minimi di personale in maniera omogenea e uniforme su tutto il territorio nazionale, sui quali programmare coerentemente le assunzioni di personale, a prescindere dalle inevitabili specificità territoriali”.

Continua la categoria “ non è più possibile aspettare oltre per scongiurare l’eventualità che l’aumento delle prestazioni da garantire ai cittadini, con l’attuale scarsità di risorse complessive, arrivi a creare una effettiva selezione delle prestazioni, con il rischio concreto di non poterle garantire e non solo nell’immediato. Proviamo, per esempio, a pensare al trattamento delle ludopatie, introdotto dal nuovo DPCM: siamo sicuri che nei servizi ci sia un numero adeguato di personale formato? O è necessario pensare sin da subito ad assumere ed a programmare interventi formativi mirati?”. In altre parole il sindacato auspica che i servizi promessi inneschino l’adeguata assunzione di personale atto a prestarli.

Fp Cgil: Urgente formazione e sbloccare il turn over

anche nelle regioni soggette a piano di rientro, per garantire servizi ai cittadini e assicurare il funzionamento dei nuovi Lea. Così come non è più rinviabile una riorganizzazione complessiva che guardi all’uniformità nazionale delle prestazioni per recuperare la marcata frantumazione del Servizio sanitario nazionale che ha prodotto enormi differenze fra sistemi regionali/territoriali, per costruire l’effettiva garanzia dei Lea, vecchi e nuovi. Affinché tutte le nuove attività previste, o anche solo la parziale modifica di quelle già in essere, possano essere svolte con capacità e competenza, bisogna investire con l’attuazione di un adeguato piano di formazione rivolto a tutto il personale del Servizio Sanitario Nazionale”.

Infine – “bisogna arrivare al più presto alla definizione dei corrispondenti livelli essenziali per l’assistenza sociale e sociosanitaria, per concretizzare quell’integrazione dei servizi di welfare alla persona prevista da quasi vent’anni e mai attuata, rendendo finalmente esigibile e uniforme quel diritto alla salute che è costituzionalmente garantito”. A conclusione di ciò la Funzione Pubblica Cgil chiude “il Comitato Lea si confronti, in modo permanente, con le rappresentanze sindacali dei lavoratori, evitando così di parlare di cose astratte”.

Fonte: Quotidianosanità.it

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