Con più infermieri in reparto 20% di riduzione della mortalità dei pazienti

Con più infermieri in reparto una riduzione del 20% della mortalità dei pazienti
il deficit di infermieri diminuisce la qualità del servizio sanitario erogato

E’ certamente tempo di bilanci o meglio, sembra che il tempo del bilancio per gli infermieri che popolano le nostre corsie d’ospedale non sia mai venuto meno. Così è sempre più facile imbattersi in studi e ricerche che, senza pretendere di poter condurre a soluzione immediata, danno l’idea dell’attuale deficit numerico di infermieri che, gioco forza, ricade in maniera negativa sul servizi offerto ai pazienti.

Con più infermieri in reparto assisteremmo a una riduzione del 20% del tasso di mortalità dei pazienti

Una situazione di crisi endemica che finisce per svilire le istanze di crescita della categoria e mortifica la quotidiana lotta dei singoli infermieri sempre più costretti a barcamenarsi con un numero di pazienti maggiore e un minor numero di colleghi.

Eppure importanti ricerche internazionali delineano con particolare enfasi i tratti peculiari del lavoro infermieristico e soprattutto la loro importanza, si faccia particolare riferimento ad uno studio del National Institute for Health Research Collaboration for Leadership in Applied Health Research and Care – CLAHRC (Gran Bretagna), dal quale è emerso che se si assistesse ad un alleggerimento del carico assistenziale in capo agli infermieri, scendendo da 10 a 6 pazienti, questo condurrebbe ad una riduzione della mortalità del 20% nei reparti di medicina e del 17% in quelli chirurgici (in Italia la media dei pazienti per infermiere è di 12 unità salendo in alcune regioni come la Campania fino ai 18).

Non si addiviene alla medesima conclusione se viene aumentato il numero degli altri operatori sanitari, tanto meno se addirittura si dovesse assistere ad una riduzione di quello infermieristico.

Professione infermiere: alle soglie del XXI secolo

Professione infermiere: alle soglie del XXI secolo

Caterina Galletti, Loredana Gamberoni, Giuseppe Marmo, Emma Martellotti, 2017, Maggioli Editore

La maggior parte dei libri di storia infermieristica si ferma alla prima metà del ventesimo secolo, trascurando di fatto situazioni, avvenimenti ed episodi accaduti in tempi a noi più vicini; si tratta di una lacuna da colmare perché proprio nel passaggio al nuovo millennio...



 

Sempre meno personale in Italia e la tendenza per il futuro non cambia.

In altre parole, più sono gli infermieri in reparto, maggiori sono le possibilità di mantenere in vita i pazienti. Una soluzione questa, la cui palese e semplice evidenza dovrebbe fare riflettere, ma al contrario in Italia stiamo assistendo ad una costante riduzione del personale impiegato, diminuzione che come già spiegato in altro articolo sulla crisi italiana della sanità italiana conduce a devastanti conseguenze per il personale sanitario e soprattutto per l’utente.

Non un problema di formazione ma di accesso al lavoro

Non è un problema di formazione, in Italia siamo in grado di garantire una buona preparazione ad un discreto numero di studenti, sono 42 gli atenei dai quali ogni anno 12.000 infermieri si accingono a cercare lavoro; il problema riguarda proprio l’ingresso nel mercato del lavoro.

La Ragioneria dello Stato fornisce, in tal senso, un quadro preoccupante della situazione in cui versa il nostro SSN, evidenziando come nel biennio 2015/16 si sia assistito ad ad una perdita senza ricambio di professionisti per un numero che supera le 4.500 unità soprattutto in quelle regioni in cui si è in presenza di piani di rientro. Sono aumentati i precari e come se ciò non bastasse è aumentata l’età media, da 47,47 anni del 2015 ai 48,02 del 2016.

Una diapositiva a tinte scurissime.

Una diapositiva a tinte scurissime dal quale emergono tratti di grande precarietà, basti considerare che nei prossimi 5 anni è previsto un buco di quasi 70 mila infermieri. Il problema riguarda quindi lo stato di salute del mondo sanitario italiano nel complesso con singole ricadute per i pazienti.

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esperto di diritto sanitario, copywriter, scrittore. amo curiosare fra gli aspetti sempre nuovi di ciò che ancora ho da scoprire, perdermi e ricominciare.

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