È successo di nuovo, anche Sgarbi cade sull’infermiere!

Sgarbi si che sembra intelligente.

È successo di nuovo. Da qualche anno a questa parte la figura dell’infermiere, nella prospettiva dell’intellighenzia italiana, è passata da crocerossina dal passato ambiguo con annessi risvolti sexy alla definizione archetipica del parassita ebete de-professionalizzato che vaga alla ricerca di un lavoro sicuro.

Grandi pensieri per grandi personaggi

Non è passato molto tempo da quando Cesare Cremonini ha ammonito i suoi colleghi, sfornati a serie dai talent, di fare di tutto pur di non comportarsi come infermieri della discografia con l’intento, nel migliore dei casi, di definirci come smidollati che inseguono per forza un posto fisso, senza alcuna ambizione particolare se non la sicurezza di un lavoro intoccabile.

Ma quando Sgarbi sfodera il colpo grosso in piena campagna elettorale e tenta di sminuire il principale avversario politico Di Maio ( candidato premier pentastellato) tentando di sminuirlo davanti agli elettori italiani additandolo capace di fare “al massimo l’infermiere” come il collega Alessio Biondino ha ieri fatto presente sulla testata Nursetimes, allora è ovvio che esiste una considerazione pessima di noi.

Lo stigma duro da cancellare

Al pari dei classici stereotipi del carabiniere, anche l’infermiere subisce uno stigma importante, incancellabile, che spinge senza alcuna remora personaggi politici e dello spettacolo ad usarci come metro comportamentale negativo, come l’esempio da non seguire.

Purtroppo per loro gli infermieri votano

Tempi duri per convincere gli infermieri a votare una coalizione piuttosto che l’altra. Da una parte il Governo del PD e lo stato di agitazione promosso dai sindacati di rappresentanza infermieristica, innescato al limite di un contratto “peggiorativo” delle già precarie e debilitanti condizioni dei sanitari. Dall’altra la coalizione di centro destra con il commento abituale di un onorevole distributore di insulti e giudizi, che alle volte fa il critico d’arte e che per la maggior parte fa l’opinionista in talk di dubbia moralità.

Facciamoci una cultura!

Professione infermiere: alle soglie del XXI secolo

Professione infermiere: alle soglie del XXI secolo

Caterina Galletti, Loredana Gamberoni, Giuseppe Marmo, Emma Martellotti, 2017, Maggioli Editore

La maggior parte dei libri di storia infermieristica si ferma alla prima metà del ventesimo secolo, trascurando di fatto situazioni, avvenimenti ed episodi accaduti in tempi a noi più vicini; si tratta di una lacuna da colmare perché proprio nel passaggio al nuovo millennio...



Non so voi,  ma noi siamo stanchi di certe cadute di stile (stronzate è il nome giusto!). Stanchi di aspettarci un riconoscimento sociale da una classe dirigente che ci ritiene degli ebeti professionali e non riconosce il duro lavoro, la passione, l’intelligenza e le capacità necessarie per fare un lavoro che salva più vite di quanto ne allieti un critico d’arte con una vita di supercazzole!

Un’ultima cosa, data l’ignoranza, per fare il critico d’arte non è necessaria una laurea, non è necessaria nemmeno per fare il premier, ma non provate a millantarvi infermieri senza il titolo, è un reato, si chiama abuso di professione. Per fare l’infermiere ci vuole la laurea.

Un infermiere che vota.

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Infermiere di Unità Coronarica presso ASST Desenzano del Garda. Tra i molti interessi, ha una certa vocazione per tutto ciò che viene percorso da "corrente elettrica": computer, macchine, internet. Da grande, nel futuro, spera di curare i cyborg.

2 Commenti

  1. cara collega Dario Tobruk puoi capire facilmente come funziona un cuore e tutta l’elettronica di questo mondo ma non potrai mai capire il cervello di un invasato

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