Come Abbassare la Febbre: assistenza infermieristica al paziente piretico

come abbassare la febbre

Cos’è la febbre? Perché viene la febbre?

Innanzitutto chiariamo che la febbre non è la malattia, bensì il sistema di difesa con cui l’organismo esalta le proprie risposte immunitarie. Lo scopo è aiutare il corpo a guarire dalla causa (molteplici: da forti emozioni fino ai tumori) che ha scatenato la febbre.

Qual è la funzione della febbre? Perché aumenta la temperatura?

Tutto con l’unico scopo di aumentare la temperatura corporea e favorire i processi biochimici idonei a reagire alle cause esterne. Statisticamente viene definita “normale” (fisiologica) una temperatura corporea intorno ai 37°. Con valore normale si intende quel range di valori statisticamente rilevati a cui si associa una sensazione di benessere.

Per legge chimica, all’aumento della temperatura aumentano anche le reazioni enzimatiche e quindi l’efficacia del sistema immunitario. Per questo motivo aumenta la temperatura corporea.

Segni e sintomi della febbre

Come animale omeotermo, l’uomo è continuamente condizionato da due sistemi opportunamente contrapposti che ne inducono l’equilibrio (omeostasi): la termogenesi e la termodispersione.

Termogenesi: Un qualunque input patogeno come batteri, tossine, neoplasie, infiammazioni croniche inducono i leucociti a rilasciare interleuchina-1 inducendo l’ipotalamo ad innescare l’aumento della temperatura ed influendo su tutto il corpo: brividi scuotenti (l’attrito muscolare produce calore), la tiroide aumenta il metabolismo, il cuore accelera la propria frequenza cardiaca e si consuma maggiore ossigeno.

Questo meccanismo è quindi la causa dei segni (aumento FC, piressia, aumento FR,ecc..) e dei sintomi della febbre: malessere generale, discomfort, astenia, dolori muscolari (dovuti all’elevato tono muscolare).

Che tipi di febbre ci sono?

Leggi l’articolo per scoprirlo!

Tipologia di febbre – Infermieristica Clinica Applicata: grafico delle temperature

Come abbassare la febbre?

Il comportamento più idoneo per gestire il paziente con febbre dipenderà quindi dalla temperatura raggiunta:

Dai 37° ai 38°

Generalmente al di sotto dei 38° viene chiamata febbricola e, se occasionale e passeggera, in paziente relativamente sano non è necessario un trattamento farmacologico, il quale risulta controproducente alla funzione stessa della febbre. Concentrarsi piuttosto su idratazione, riposo e ambiente areato che favorisca un’efficace termodispersione.

Dai 38° ai 39°

Potrebbe essere prevista una maggiore attenzione alla ricerca delle cause di simili temperature. Come per temperature inferiori, anche in questi casi dovrà essere informato il medico che si occuperà, se lo considera necessario, del trattamento farmacologico: il più comune è l’uso del paracetamolo nelle sue varie forme, dalla compressa da 500 mg alle forme ev da 1g.

Se già diagnosticata, si opterà per terapie che ne combattano le cause come gli antibiotici per le infezioni batteriche. Se non si conoscono le cause verranno molto probabilmente richiesti una serie di esami diagnostici come RX Torace, esami ematici, emocolture e/o urinocolture.

Saranno utili le precedenti precauzioni ambientali ed eventualmente per favorire il comfort del paziente bisognerà assecondarne le fasi febbrili:

  1. Incremento: fase in cui la temperatura aumenta. Segni e sintomi della febbre si presenteranno in questo momento, non si considera necessario scoprire il paziente per impedire l’aumento della temperatura corporea, che avverrebbe comunque. Quindi assecondare il paziente che chiederà di essere coperto fino a che la sensazione di freddo e brivido non passi e la temperatura si stabilizzi.
  2. Acme: il vero e proprio periodo febbrile, in cui si procederà con trattamenti farmacologici e fisici: quindi ambiente e uso di impacchi e spugnature tiepide (ambientali, mai fredde) sulle zone in cui emergono i polsi periferici arteriosi, il collo e la nuca, la classica pezza bagnata sulla fronte e sui piedi e gambe; scoprire il paziente da eccessive coperte, lasciando solo un lenzuolo.
  3. Defervescenza: se lenta verrà chiamata per lisi e porterà il paziente al benessere, mentre se la caduta della temperatura corporea è eccessivamente veloce, è detta per crisi, innesca un abnorme vasodilatazione e sudorazione profusa: quindi controllo della Pressione arteriosa e idratazione.

Maggiore dei 39° 

Gli interventi medici e infermieristici saranno gli stessi, quello che cambia è che all’aumentare della temperatura dovrà essere posta maggiore attenzione e velocità di intenti affinché la temperatura non superi i 41°, condizione che, qualunque sia la causa, potrebbe danneggiare irreversibilmente il sistema nervoso. Per questo motivo richiede interventi fisici e terapeutici tempestivi ed energici.

Ipertermia > 41°

Caso estremo, raro. L’intervento più efficace, ma piuttosto estremo è l’immersione in acqua fredda. E’ il sistema più veloce per favorire nella maniera più veloce la termodispersione, ma va usato solo nei casi estremi, e l’intervento valutato da personale esperto perché ad oggi considerata procedura obsoleta e ambigua, ma sempre efficace secondo molte scuole di pensiero.

 

Complicanze della febbre alta

Le complicazioni più comuni della febbre sono le convulsioni o attacchi epilettici.

Direttamente dal capitolo dedicato alla gestione del paziente a domicilio con la febbre:

Assistere a casa Suggerimenti e indicazioni per prendersi cura di una persona malata
A cura di Giuseppe Casale e Chiara Mastroianni

 

Convulsioni – Attacco epilettico (Tremori improvvisi – contrazioni – rigidità muscolari)

Pur nella drammaticità della situazione bisogna cercare di mantenere la calma e non fare manovre che possano nuocere al paziente. L’episodio convulsivo classico e suddiviso generalmente in tre fasi:

I) Irrigidimento dei muscoli seguito da contrazioni muscolari violente che scuotono tutto il corpo;
II) Stato di rilassamento con sonnolenza e a volte semiincoscienza;
III) Il malato si riprende ed in genere non ricorda nulla dell’accaduto.

La convulsione dura in genere circa 5 minuti e nella grande maggioranza dei casi si risolve spontaneamente.

Cosa fare?
• Lasciare il malato dove si trova, anche se è in terra a meno che non si trovi in un luogo pericoloso. Si può al massimo mettere una coperta sotto, facendolo scivolare;
• Posizionarlo su un fianco nel caso fosse presente vomito o abbondante salivazione;
• Se la bocca è chiusa, non contrastare le contrazioni muscolari, non cercare di aprirla si potrebbero causare delle fratture;
• Se la bocca è aperta, mettere tra i denti, su un lato della bocca, il manico di un cucchiaio avvolto con un fazzoletto;
• Non praticare respirazione bocca a bocca o altre manovre rianimative perché inutili e pericolose;
• In caso di febbre elevata cercare di abbassare la temperatura con impacchi freddi sul viso e sul collo.

!IMPORTANTE!
Non dare nulla da bere, solo al risveglio somministrare eventuali farmaci. I farmaci anticonvulsivanti devono essere somministrati solo dal medico.

Assistere a casa

Assistere a casa

Chiara Mastroianni, Giuseppe Casale, 2011, Maggioli Editore

Da chi svolge quotidianamente un lavoro a contatto con le persone malate e i loro contesti famigliari, e che affronta con loro tutto quello che può accadere dentro le case durante l'assistenza domiciliare, nasce questo agile e utilissimo manuale. Non è un testo enciclopedico, non vuole avere,...



Il brodino di pollo, infine, sempre consigliato! 😉

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Infermiere di Unità Coronarica presso ASST Garda, frequenta il Master in Tecniche ecocardiografiche presso UniCattolica di Brescia. Tra i molti interessi, ha una certa vocazione per tutto ciò che viene percorso da "corrente elettrica": computer, macchine, internet. Da grande, nel futuro, spera di curare i cyborg.

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