Il caso di Caltanisetta: aspetti legali del demansionamento infermieristico

la condanna penale del medico per aver disatteso le richieste dell'infermiere

Il demansionamento infermieristico è una pratica abusata che ha costretto, per anni, professionisti sanitari a veder depauperare il loro ruolo e la loro dignità professionale. La sentenza del 9 febbraio n.52/2016 del Giudice del Lavoro del Tribunale di Caltanissetta segna un sensibile passo avanti  per tutti coloro i quali ritengono il lavoro infermieristico una “professione intellettuale”, libera dal condizionamento e dal retaggio storico di chi la intrappola in concezioni non adatte al carico di responsabilità e alle competenze acquisite durante il percorso formativo.

Parlare di demansionamento è necessario, abituare gli animi di parte dei dirigenti sanitari ad un maggior rispetto della professione, rappresenta il vero nodo della vicenda, ma per questo ci vogliono anni. Per ciò che ci riguarda, invece, la consapevolezza di ciò che si è, di ciò che si fa e di come deve essere valutato il ruolo infermieristico all’interno della struttura sanitaria, è indispensabile una nuova presa di coscienza che deve essere acquisita subito.

Ecco cosa sapere sugli aspetti legali del demansionamento infermieristico

Per prima cosa chiariamo cos’è:il demansionamento non è altro che l’essere adibiti a mansioni inferiori rispetto a quelle per le quali si è stati assunti, di guisa che la professionalità e le competenze conquistate in anni di sacrifici vengano smentite e non riconosciute nei fatti.I comportamenti atti ad integrare la fattispecie del demansionamento sono notevoli e bisogna conoscerli per sapersi difendere e poter pretendere che venga rispettato il proprio diritto al lavoro, in tutte le sue implicazioni.

All’infermiere deve essere chiarito dal suo datore di lavoro, in primo luogo la categoria e la qualifica a cui è adibito, qualora manchino tali indicazioni si fa riferimento alla mansione da questi effettivamente svolta durante l’orario del lavoro. Una volta essersi accertati del ruolo che si ha all’interno dell’azienda sanitaria bisogna prestare attenzione ad una serie di importanti fattori di varia natura.

1- E’ fondamentale distinguere tra l’inadempimento del datore di lavoro che adibisce a mansioni inferiore l’infermiere per atto personale o per volontà di ledere il diritto altrui, da quello che si verifica in caso di modifica dell’organizzazione aziendale nella sua interezza, in queste eventualità non vi è alcuna lesione dei diritti del lavoratore, come anche nel caso in cui il la mansione inferiore sia prevista all’interno dei contratti collettivi. In questi casi le mansioni assegnate devono appartenere alla stessa categoria legale.

2- E’ inoltre possibile escludere l’ipotesi del demansionamento qualora vi sia stata la sopravvenuta infermità permanente del lavoratore, sempre che a seguito della natura della stessa l’azienda non possa utilizzare le competenze del professionista nel luogo del lavoro in altro modo.

3- Si faccia inoltre attenzione alle ipotesi in cui si stato richiesto all’infermiere di occuparsi di mansioni inferiori che risultino essere solo marginali rispetto al suo compito primario. In questo caso, sempre che le stesse attività non rientrino in quelle di competenza di altri professionisti con minori competenze e sempre che l’attività prevalente svolta dall’infermiere sia quella della categoria cui lo stesso appartiene, non si può parlare di demansionamento.

La dequalificazione dell’infermiere potrebbe quindi trovare giustificazione nel caso in cui l’unica alternativa percorribile altrimenti fosse quella del licenziamento.

 

La Responsabilità professionale dell'Infermiere e la sua tutela assicurativa

La Responsabilità professionale dell'Infermiere e la sua tutela assicurativa

Chiapusso Barbara, Del Sordo Sara, Genovese Umberto, Magon Giorgio, Steffano Attilio, Vercesi Lavinia, 2014, Maggioli Editore

La "responsabilità" rappresenta l'essenza stessa della professione sanitaria, qualunque essa sia e, così come indicato nel suo codice deontologico, "l'infermiere è il professionista sanitario responsabile dell'assistenza infermieristica". Attività, questa, che si realizza attraverso...



 

4- Altro aspetto su cui fare chiarezza riguarda la temporanea assegnazione a mansioni superiori. Perché si possa essere accedere a tali mansioni definitivamente la legge italiana prevede la necessità di partecipare e vincere un concorso pubblico, senza tale modalità è impossibile essere adibiti a mansione superiore in maniera stabile, non rappresenta quindi alcuna forma di dequalificazione l’essere stati riportati alla propria mansione originaria dopo un lasso di tempo in quella superiore.

Chiariti i margini e i limiti oltre i quali è possibile ritenere esistente un vero e proprio demansionamento, si faccia adesso riferimento alle tutele che la legge appresta all’infermiere e alle concrete modalità di protezione del lavoratore.  Il giudice del lavoro adito potrebbe infatti condannare il datore di lavoro a reintegrarvi nella medesima posizione precedente avuta, in subordine potrebbe richiedere il risarcimento del danno patrimoniale avente ad oggetto le retribuzioni inferiori avute nel tempo del demansionamento e inoltre potrebbe riconoscere il danno non patrimoniale sofferto dall’infermiere.

Per queste ragioni la sentenza n.52/2016 citata ad inizio articolo rappresenta una importante vittoria per tutto il mondo infermieristico e non solo. Tale successo potrebbe rappresentare lo spartiacque tra ciò che storicamente è stata la visione dell’infermiere e l’attuale presa di coscienza di questi ultimi, forti di maggiori risorse, competenze e professionalità.

Di seguito riporto le parole con le quali si è chiuso il processo davanti al Giudice del Lavoro di Caltanissetta:

In accoglimento del ricorso, accerta e dichiara che i ricorrenti dal 2006 ad oggi, hanno svolto anche mansioni inferiori non rientranti tra quelle d’inquadramento e, per l’effetto CONDANNA l’ASP n. 2 di Caltanissetta ad adibire i ricorrenti ai compiti previsti per la qualifica d’inquadramento. Condanna l’ASP n. 2 di Caltanissetta al risarcimento del danno non patrimoniale in favore dei ricorrenti via equitativa in una somma pari a € 1100,00 per ciascun ricorrente oltre la maggior somma di interessi e rivalutazione monetaria dal sorgere del credito al soddisfo. Condanna l’ASP n. 2 di Caltanissetta al pagamento delle spese della lite che si liquidano in complessive € 6000,00 per compensi, oltre al rimborso forfettario delle spese generali nella misura del 15% oltre IVA e CPA come per legge.

Martino Vitaliano Di Caudo

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esperto di diritto sanitario, copywriter, scrittore. amo curiosare fra gli aspetti sempre nuovi di ciò che ancora ho da scoprire, perdermi e ricominciare.

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