Dispnea, Infermieristica Clinica Applicata

dispnea affanno respiro corto
dispnea affanno respiro corto

In quanto sintomo, è sostanzialmente un’esperienza soggettiva e personale. Il paziente riferisce la dispnea come uno stato di disagio, una difficoltà nell’atto del respirare. Percepito diversamente da persona a persona, verrà definito come “ affanno, fame d’aria, respiro corto” o come una “consapevolezza della difficoltà di respiro”.

In base all’insorgenza dei sintomi si suddivide in dispnea acuta e cronica.

Come viene diagnosticata la dispnea?

Sintomo di molte patologie, può essere valutato attraverso varie scale che attribuiscono un punteggio sia in base alle condizioni con cui si presenta (quasi) obiettivamente sia sulla base della percezione soggettiva del paziente. Le più comuni sono la scala MMRC e la Borg. Anche il test del cammino è un metro di valutazione obiettivo per diagnosticare la dispnea.

A seconda del sospetto clinico, dell’anamnesi e dell’esame obiettivo si opterà per diversi esami diagnostici (d-dimero, marcatori di necrosi miocardica) ma quasi sempre vi sarà richiesto un’emogasanalisi arteriosa. Tra la diagnostica strumentale, probabile un esame RX per un riscontro dei disegni polmonari, un EcoCardioGramma o un ECG per una valutazione cardiologica. Altri esami ovviamente sono sempre possibili in base ai sospetti clinici del medico.

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Il trattamento della dispnea

quello farmaceutico, ovviamente, dipenderà anch’esso dalle cause che innescano la dispnea(ipertensione? diuretici? ecc..). Nella quasi totalità dei casi però certi interventi infermieristici sono efficaci in tutte le situazioni:

  • posizionare il paziente: se possibile (per condizioni cliniche, fratture?), in posizione eretta o seduta a letto in Flower alta (seduto a letto con schienale tra i 45° e i 60°) o in posizione ortopnoica supportata da cuscini.
  • somministrare O2: quando il paziente è ipossiemico posizionate il presidio più opportuno, maschera o cannule nasali che siano, con flussi di O2/minuto bassi prima di avere diverse indicazioni dal medico (l’ipossiemia/ipercapnia nel paziente con BPCO è adattata ed alti flussi di O2 possono innescare arresto respiratorio). Successivamente potrebbe esservi chiesto di posizionare una maschera Venturi o nei casi acuti dei presidi NIV.
  • gestire l’ansia del paziente: nei casi più gravi e acuti il paziente percepisce la propriadiving-455765_960_720 dispnea come un vero e proprio annegamento con tanto di panico annesso e iperventilazione. Inibendo la corretta sincronizzazione tra inspiro ed espiro, quei pochi scambi gassosi residui risulterebbero inefficaci.
  • Calmare il paziente ed educarlo a compiere atti respiratori quanto più completi possibili attraverso l’esecuzione di esercizi di rilassamento.
  • Accendere un ventperson-864804_960_720ilatore, aprire una finestra o sventolare un telo in viso aiutano psicologicamente il paziente con la sensazione di aria corrente. Posizionare il campanello a portata di mano aiutando il paziente a percepire un ambiente sicuro.

La dispnea acuta è un’esperienza traumatica, e quella cronica crea nel paziente ripercussioni sulla propria qualità di vita e sulla sua psiche. Pensare ad un supporto educativo e psicologico nel breve e medio termine è l’obiettivo migliore con cui l’infermiere può aiutare il paziente a controllare il proprio disagio per migliorare le sue condizioni cliniche.

Autore: Dario Tobruk

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Infermiere di Unità Coronarica presso ASST Garda, frequenta il Master in Tecniche ecocardiografiche presso UniCattolica di Brescia. Tra i molti interessi, ha una certa vocazione per tutto ciò che viene percorso da "corrente elettrica": computer, macchine, internet. Da grande, nel futuro, spera di curare i cyborg.

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