Empatia e Karate: le armi spuntate degli infermieri contro le aggressioni

Dario Tobruk 24/05/22
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Empatia e karate. Le poche armi spuntate a disposizione degli infermieri casertani contro le aggressioni evidenziano il paradosso secondo la quale, in sanità, il responsabile della violenza non è il carnefice ma la vittima.

Le armi spuntate degli infermieri contro la violenza

Se anche Fanpage.it ha dedicato un articolo alla notizia, la situazione non può che confermarsi paradossale. L’OPI di Caserta, per rispondere ai continui episodi di violenza e di aggressione in ospedale, soprattutto contro gli infermieri in prima linea, ha programmato un corso di aggiornamento piuttosto curioso.

Il corso dal nome “Corso in Tecniche di comunicazione preventive a manifestazione di aggressioni verbali e fisiche” sembra prevedere due strumenti per permettere agli infermieri casertani di prevenire la violenza e, in caso estremo, di difendersi dall’utente violento attraverso alcune tecniche di de-escalation e di auto-difesa che verranno insegnate attraverso un addestramento di qualche ora.

Adattarsi all’utente e difendersi con il karate

Lo scopo del corso è far acquisire all’infermiere discente la capacità di saper trattare l’utenza secondo il livello di alfabetizzazione e provenienza sociale, semplificando il linguaggio usato che, in situazioni critiche ed emotivamente complesse, come quelle vissute in un pronto soccorso, possono portare l’utente violento ad aggredire il personale.

Il corso come già scritto, prevede alcune ore di pratica di autodifesa con istruttori di karate che impartiranno alcune lezioni di tecniche di auto-difesa basilari. Come si legge dall’articolo, il presidente dell’OPI casertano, giustifica l’iniziativa in luce dell’aumento degli episodi aggressione ai danni degli infermieri.

Quando il responsabile dell’aggressione è la vittima e non il carnefice

Quello che a nostro avviso risulta paradossale, se non proprio triste e sconfortante, non è l’iniziativa meritevole di lode dell’OPI di Caserta che, di fronte ad un problema così complesso, non può che rispondere con le poche armi (spuntate) a sua disposizione come la formazione o la denuncia, ma quanto il sotto-testo della vicenda esponga come il problema sia nel comportamento “errato” degli infermieri e non degli utenti: ovvero la presupposta incapacità dell’operatore di sedare gli animi accesi di un’utenza de-responsabilizzata che invece è libera di distruggere e disturbare luoghi e servizi pubblici, impunemente e senza alcuna paura delle conseguenze.

Quanto sarebbe scandaloso se insegnassero alle donne vittime di violenza domestica a calmare l’aguzzino invece di tutelarle? Perché per gli infermieri dovrebbe essere, a questo punto, diverso?!

Quale perverso principio, ancora oggi, giustifica la violenza dell’utenza nei confronti degli operatori sanitari è ancora un mistero istituzionale tutto da chiarire.

Per quale motivo in sanità, contro ogni buonsenso, e nello specifico per gli infermieri, il responsabile della violenza è diventata la vittima e non il carnefice?

Autore: Dario Tobruk 

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La tutela contro le aggressioni agli operatori sanitari

I principali fattori di rischio si rinvengono negli atteggiamenti negativi dei pazienti nei confronti degli operatori, nelle aspettative dei familiari e nei lunghi tempi di attesa nelle zone di emergenza, che risultano in grado di sviluppare danni fisici, ma anche disturbi psichici, negli operatori che subiscono violenza.

Il provvedimento legislativo, nel recare un sorta di diritto penale a presidio della
medicina, interviene con una severa risposta sanzionatoria, ma il problema va risolto
anche affrontando e rimuovendo le radici profonde della violenza … di un paziente che
arriva a colpire il proprio medico.

La tutela contro le aggressioni agli operatori sanitari

Oggi i giornali, le tv, il web e tutti i media li chiamano “i nuovi eroi”.Eppure, da tempo è nota a livello mondiale una nuova emergenza sociale: la violenza contro di loro, la violenza nei confronti degli operatori sanitari.Ogni giorno, sono dati forniti dall’Inail, in Italia si verificano infatti ben 3 episodi di violenza contro gli operatori sanitari, comprensivi di intimidazioni e molestie.I principali fattori di rischio si rinvengono negli atteggiamenti negativi dei pazienti nei confronti degli operatori, nelle aspettative dei familiari, e nei lunghi tempi di attesa nelle zone di emergenza.Varata in piena pandemia da Covid-19, la legge 14 agosto 2020, n. 113, “Disposizioni in materia di sicurezza per gli esercenti le professioni sanitarie e socio-sanitarie nell’esercizio delle loro funzioni”, tenta di rispondere all’esigenza di sicurezza avvertita dal personale medico-sanitario, e contiene varie misure sia a livello sanzionatorio sia a livello educativo e preventivo.Viene inoltre introdotta un’ipotesi speciale del delitto di lesioni personali, una nuova circostanza aggravante comune, in presenza della quale i reati di lesioni e percosse diventano procedibili d’ufficio, e una sanzione amministrativa.Per rispondere, nell’immediatezza, alle esigenze innanzitutto di praticità degli operatori, il volume presenta un primo commentario e una dettagliata e accurata analisi della legge n. 113/2020, e tenta altresì di prefigurare le ricadute derivanti dall’impatto delle nuove disposizioni nel tessuto normativo del sistema.Fabio PiccioniAvvocato del Foro di Firenze, Patrocinante in Cassazione. LLB presso University College of London, è Docente di Diritto penale alla Scuola di Specializzazione per le Professioni Legali della Facoltà di Giurisprudenza, Coordinatore e Docente di master universitari e corsi di formazione. Giornalista pubblicista, è autore di pubblicazioni e monografie in materia di Diritto penale e amministrativo sanzionatorio.

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