La fragilità dell’anziano e l’infermiere.

anziani infermieri

La sfida del futuro e il ruolo degli infermieri.

Secondo l’ISTAT entro 50 anni un italiano su 3 avrà più di 65 anni ed il 10% della popolazione sarà addirittura over 85. La sostenibilità di questo scenario nel futuro è già oggi una sfida per il sistema socio-sanitario e la sua arma più importante è la piena consapevolezza del problema.

La fragilità dell’anziano

La linea guida del Consiglio Sanitario Regionale della Toscana definisce la fragilità uno stato biologico età-dipendente caratterizzato da ridotta resistenza agli stress, secondario al declino cumulativo di più sistemi fisiologici e correlato a pluripatologia, disabilità, rischio di istituzionalizzazione e mortalità.

Una soluzione potrebbe essere intervenire su questa fragilità prima che la stessa complichi il tutto, conseguendo un aumento del carico assistenziale e dei costi sociali, con un proporzionale peggioramento della qualità della vita dell’anziano.

L’evoluzione verso la non autosufficienza

non autosufficienza
non autosufficienza

L’anziano è un cittadino che richiede un approccio olistico (bio-psico-sociale) per la soluzione dei suoi bisogni ancora inespressi, pena la perdita costante della sua autonomia. Invece ad oggi l’assistenza agli anziani si concretizza solo nella semplice risoluzione di problemi biomedici o sociali. In mancanza di risorse, questa è l’unica risposta data dalle istituzioni (e solo in presenza di bisogni acuti e impellenti).

Le soluzioni

L’autore dell’articolo propone degli interventi, che proverò a riassumere:

  • Intervenire sulla sfera socio-relazionale, realizzando una “solida rete che coinvolga gli attori territoriali che entrano in contatto con la popolazione anziana”. Attraverso l’innovazione sociale gli attori e la comunità influirebbero positivamente sulla capacità residua dell’anziano di sostenere il suo mantenimento funzionale e cognitivo.
  • Adottare modalità di screening e monitoraggio della popolazione anziana per rilevarla prima dell’insorgenza della non autosufficienza.
  • Agire sulla fragilità, sia dal punto di vista biomedico sia sugli aspetti socio-relazionali.
tabella bernardo provvedi

L’infermiere, valido aiuto alla soluzione del problema.

Insieme al medico, all’assistente sociale e alle associazioni volontarie, esiste un’altra figura professionale che può dare un enorme contributo alla causa. Chi propone una soluzione efficace può e dovrebbe coinvolgere l’infermiere che, attraverso la pianificazione infermieristica, valuterebbe con piena competenza tutti i bisogni richiesti dall’anziano, sia quelli biomedici (Profilo professionale dell’Infermiere 739/94 – Art. 1 Comma 3.a l’infermiere: partecipa all’identificazione dei bisogni di salute della persona e della collettivita’;) sia quelli psico-socio-relazionali (739/94 Art. 1 Comma 3.b identifica i bisogni di assistenza infermieristica della persona e della collettività e formula i relativi obiettivi.).

Al domicilio dell’anziano, l’infermiere si muove agilmente, abituato com’è all’assistenza domiciliare che già da tempo fa parte delle competenze infermieristiche e che lo ha reso autonomo nel territorio.

In collaborazione, gli specialisti e tre infermiere della Pneumologia della ASST di Desenzano hanno avviato un progetto di telesorveglianza, in cui attraverso le nuove tecnologie il paziente affetto da BPCO viene monitorato e controllato direttamente al proprio domicilio senza la necessità fisica dell’operatore.

Come da soluzioni dell’autore (vedi tabella), vengono ipotizzate delle strutture comunitarie/residenziali e forme di co-abitazione ed anche qui l’infermiere, sia nel suo aspetto più pratico che in quello gestionale, sarebbe il candidato ottimale per gestire una comunità di anziani fragili. Già in grosse strutture ospedaliere del Lazio e dell’Umbria si sono o si stanno aprendo delle UDI – Unità di degenza a gestione infermieristica, con successo sia professionale sia economico.

Nell’articolo vengono specificate tutta una serie di macro aree di intervento e relativi ambiti dold-988035_960_720i applicazione, in cui l’innovazione sociale mappata nel territorio toscano potrebbe essere supportata proprio da uno specialista, quale l’infermiere. L’ espressione del settore terziario, privato e no-profit, e l’investimento da parte della sanità pubblica su una figura-chiave quale l’infermiere, potrebbe essere la carta giusta da giocare per rendere sostenibile un futuro che oggi spaventa l’intera società, italiana ed europea.

Fonti:

  • Ipasvi: http://www.ipasvi.it/archivio_news/leggi/179/DM140994n739.pdf
  • Quotidiano sanità: http://www.quotidianosanita.it/regioni-e-asl/articolo.php?approfondimento_id=5765
  • ISTAT: http://www.istat.it/it/archivio/48875
  • Welfare Oggi : LA FRAGILITÀ DELL’ANZIANO COME FRONTIERA DELL’ASSISTENZA – Bernardo Provvedi: http://digitalmagazine.maggioli.it/articolo_digital/dettaglio/autori-vari/la-fragilita-dellanzianocome-frontiera-dellassistenza-bernardo-provvedi-sso_2015_6_62_67-28928.html
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