Giornata Internazionale dell’Infermiere: un documentario che ci racconta

Dario Tobruk 12/05/18
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Il 12 Maggio è la Giornata Internazionale dell’Infermiere  e come ogni anno avremo potuto raccontare il nostro difficile lavoro di tutti i giorni. Ma questa volta non lo faremo noi, vogliamo che siano altri a farlo, per una volta, avremo l’attenzione di qualcuno che non è un sanitario.

Per questo, in questa giornata così importante, condividiamo un documentario che parla di noi infermieri ma con gli occhi di un’altra professione: Carolyn Jones, etno-fotografa.

Un tributo agli infermieri.

Con il suo libro “The American Nurse: Photographs and Interviews” prima e con il suo seguito “The American Nurse: Healing America” poi, la fotografa per cinque anni a intervistato, fotografato e filmato infermieri in tutta l’America.

Viaggiando e cercando  tutti quei posti in cui gli infermieri si occupano dei piccoli e grandi problemi di salute dei cittadini. Carolyn Jones ha incominciato ad interessarsi della professione infermieristico dopo aver vissuto un’esperienza dolorosa

La storia di Carolyn Jones ad un TedMed

Esperienza che in seguito racconterà in un TED Talk: una chemioterapia per curare un tumore al seno. I TED Talk sono conferenze registrate in vari stati (compreso l’Italia), in cui persone interessanti parlano di idee estremamente interessanti e educative o motivazionali. La fotografa in una di queste conferenze ha parlato proprio di infermieri, della sua esperienza e del suo progetto.

Un tributo agli infermieri:

 

 

In questo tributo, Carolyn Jones ha documentato storie di dedizione e impegno, celebrando eroi quotidiani che praticano tutti i giorni sul fronte dell’assistenza e che nonostante ciò non vengono nemmeno ricordati. Il video non è stato tradotto in italiano ma riusciamo a fare un riassunto:

Ted Talk: a Tribute to Nurses

La fotografa inizia spiegando come spesso le persone e sopratutto i pazienti ricordino i nomi dei loro medici ma spesso dimenticano quelli dei loro infermieri. Quando ha scoperto di avere un tumore al seno ha finto per molto tempo con tutti una situazione normale. O almeno ha provato a farlo fino a quando non è iniziata la chemioterapia.

Qui incontra Joanna, la sua infermiera che apparentemente noncurante del suo stato d’animo e della sua voglia di fuggire da quel posto orribile che deve essere un reparto d’ospedale, la spiazza dicendole:  “Dove hai fatto quei riflessi ai capelli?“.

Really?…Are you kidding me?” (Davvero? Mi stai prendendo in giro?). Ovviamente parlare di capelli a chi sta affrontando una chemioterapia e che comprende bene il rischio di poter perdere tutta la sua folta chioma possa sembrare indelicato, ma… lì ha avuto inizio la magia che ha stregato per così tanti anni la fotografa.

Con una scrollata di spalle l’infermiera tranquillizza la paziente con una frase che non aveva ancora considerato: “Ricresceranno!“. Lei ci credeva perché ci credeva la sua infermiera.

Le storie degli eroi-infermieri:

Bridget Kumbella, infermiera camerunese che si specializza in nursing transculturale e che racconta di quella volta che difese un paziente nativo americano quando si fece forza tenendo un mucchio di piume nella terapia intensiva accanto a lui.

Professione infermiere: alle soglie del XXI secolo

La maggior parte dei libri di storia infermieristica si ferma alla prima metà del ventesimo secolo, trascurando di fatto situazioni, avvenimenti ed episodi accaduti in tempi a noi più vicini; si tratta di una lacuna da colmare perché proprio nel passaggio al nuovo millennio la professione infermieristica italiana ha vissuto una fase cruciale della sua evoluzione, documentata da un’intensa produzione normativa.  Infatti, l’evoluzione storica dell’infermieristica in Italia ha subìto un’improvvisa e importante accelerazione a partire dagli anni 90: il passaggio dell’istruzione all’università, l’approvazione del profilo professionale e l’abolizione del mansionario sono soltanto alcuni dei processi e degli avvenimenti che hanno rapidamente cambiato il volto della professione. Ma come si è arrivati a tali risultati? Gli autori sono convinti che per capire la storia non basta interpretare leggi e ordinamenti e per questa ragione hanno voluto esplorare le esperienze di coloro che hanno avuto un ruolo significativo per lo sviluppo della professione infermieristica nel periodo esaminato: rappresentanti di organismi istituzionali e di associazioni, formatori, studiosi di storia della professione, infermieri manager. Il filo conduttore del libro è lo sviluppo del processo di professionalizzazione dell’infermiere. Alcune domande importanti sono gli stessi autori a sollevarle nelle conclusioni. Tra queste, spicca il problema dell’autonomia professionale: essa è sancita sul terreno giuridico dalle norme emanate nel periodo considerato, ma in che misura e in quali forme si realizza nei luoghi di lavoro, nella pratica dei professionisti? E, inoltre, come si riflettono i cambiamenti, di cui gli infermieri sono stati protagonisti, sul sistema sanitario del Paese? Il libro testimonia che la professione è cambiata ed è cresciuta, ma che c’è ancora molto lavoro da fare. Coltivare questa crescita è una responsabilità delle nuove generazioni. Le voci del libro: Odilia D’Avella, Emma Carli, Annalisa Silvestro, Gennaro Roc- co, Stefania Gastaldi, Maria Grazia De Marinis, Paola Binetti, Rosaria Alvaro, Luisa Saiani, Paolo Chiari, Edoardo Manzoni, Paolo Carlo Motta, Duilio Fiorenzo Manara, Barbara Man- giacavalli, Cleopatra Ferri, Daniele Rodriguez, Giannantonio Barbieri, Patrizia Taddia, Teresa Petrangolini, Maria Santina Bonardi, Elio Drigo, Maria Gabriella De Togni, Carla Collicelli, Mario Schiavon, Roberta Mazzoni, Grazia Monti, Maristella Mencucci, Maria Piro, Antonella Santullo. Gli Autori Caterina Galletti, infermiere e pedagogista, corso di laurea magistrale in Scienze infermieristiche e ostetriche dell’Università Cattolica del Sacro Cuore, Roma.Loredana Gamberoni, infermiere, coordinatore del corso di laurea specialistica/ magistrale dal 2004 al 2012 presso l’Università di Ferrara, sociologo dirigente della formazione aziendale dell’Aou di Ferrara fino al 2010. Attualmente professore a contratto di Sociologia delle reti di comunità all’Università di Ferrara.Giuseppe Marmo, infermiere, coordinatore didattico del corso di laurea specialistica/ magistrale in Scienze infermieristiche e ostetriche dell’Università Cattolica del Sacro Cuore, sede formativa Ospedale Cottolengo di Torino fino al 2016.Emma Martellotti, giornalista, capo Ufficio stampa e comunicazione della Federazione nazionale dei Collegi Ipasvi dal 1992 al 2014.

Caterina Galletti, Loredana Gamberoni, Giuseppe Marmo, Emma Martellotti | 2017 Maggioli Editore

32.00 €  25.60 €

Jason Short, infermiere che per molti anni non poteva seguire la sua vocazione perché fare l’infermiere “non era macho” e che ha mostrato alla fotografa invece, tutta la sua virilità quando per raggiungere un paziente al suo domicilio affrontò controcorrente un fiume con il suo SUV. Perse anche un parafango pur di arrivare. Quando si rese conto del danno, fece finta di nulla e riprese il suo lavoro.

Brian McMillion, infermiere militare che si è occupato in prima persona di assistere i feriti di guerra e i veterani.

L’esperienza come parente e la morte dei genitori

Infine il suo talk continua raccontando l’esperienza estremamente positiva come parente: dopo la morte del padre anche la madre si ruppe l’anca in seguito ad una caduta, poi l’intervento la costrinse in terapia intensiva.

Anche allora si rese conto di aver avuto il bisogno degli infermieri e che, puntualmente, non disattesero le sue aspettative: con enorme professionalità accompagnarono la madre verso un fine vita quanto più dignitoso e privo di dolore possibile. Non le negarono nemmeno quelle piccole accortezze come vestire bene la madre nonostante fosse morente nel suo letto di ospedale, avvisarla prima della morte e della delicatezza con cui la lasciarono piangere la sua morte.

Conclude con una nota di emozione: “Non ho idea di come sappiano queste cose, ma so che gli sarò eternamente grata che l’abbiano fatto ancora una volta“.

E in Italia? Chi sono gli eroi che si nascondono all’ombra dei riflettori, negli ospedali e sul territorio? Abbiamo bisogno anche noi di una Carolyn Jones che racconti l’importanza di quello che facciamo?

Autore: Dario Tobruk (Facebook, Twitter)