Demansionamento infermieristico, fenomeno italiano da debellare.

Scarica PDF Stampa
Tematica complessa e della quale troppo poco si continua a parlare e riflettere è quella inerente al demansionamento infermieristico. Pratica abusata in Italia e che evidentemente ha una matrice ben profonda e radici cementificate nel tempo, la volontà di mortificare le competenze acquisite da infermieri professionisti della sanità, continua a rappresentare la prassi in molte corsie di ospedale.

Per prima cosa chiariamo cos’è il demansionamento infermieristico:

Ci si trova nell’ambito del demansionamento infermieristico quando si è stati adibiti a mansioni inferiori rispetto a quelle per le quali si è stati assunti, di guisa che la professionalità e le competenze conquistate in anni di sacrifici vengano smentite e non riconosciute nei fatti. I comportamenti atti ad integrare la fattispecie del demansionamento sono i più differenti e possono sostanziarsi nella richiesta di  cambiare lenzuola e pannoloni, distribuire i pasti e porre in essere attività igienico- domestico. Importante, al fine di una maggiore tutela, è riconoscere tali segnali per poter pretendere che venga rispettato il proprio diritto al lavoro, in tutte le sue implicazioni.

All’infermiere deve essere chiarito dal suo datore di lavoro, in primo luogo la categoria e la qualifica a cui è adibito, qualora manchino tali indicazioni si fa riferimento alla mansione da questi effettivamente svolta durante l’orario del lavoro. Una volta essersi accertati del ruolo che si ha all’interno dell’azienda sanitaria bisogna prestare attenzione ad una serie di importanti fattori di varia natura.

Sul punto sono stati vari gli interventi del nostro sito:

Ultimo ad unirsi ai vari appelli per una maggiore chiarezza dei confini del lavoro infermieristico nei nostri ospedali è stato Matteo Incaviglia, segretario regionale in Sicilia dell’Associazione avvocatura di diritto infermieristico, il quale senza tanti fronzoli ha rimarcato come il demansinamento infermieristico è la lesione più grave che possa essere perpetrata ai danni della personalità e moralità oltre che alla professionalità del lavoratore. Si pensi a quante mortificazioni è costretto a subire un ragazzo che dopo aver conseguito una laurea in infermieristica e magari dopo aver frequentato un paio di Master come molti di noi, si trova in un reparto, come avviene in quasi tutte le strutture sanitarie, a cambiare pannoloni, lenzuola, a distribuire il vitto, rispondere ai campanelli, tutte attività igienico- domestico.

Osservazioni che evidenziano il netto scollamento esistente tra realtà ospedaliere e ruoli  e competenze acquisite in anni di fatica e di lotta da parte degli infermieri. Un processo quello volto alla crescita della categoria ancora molto lungo, ma che ha già basi solide per il riconoscimento trasversale delle professionalità infermieristiche.