L’infermiere nella prevenzione dell’aterosclerosi e dell’infarto miocardico

Come educare e prevenire le malattie causate dall'aterosclerosi

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Tra le principali funzioni dell’infermiere, oltre l’assistenza diretta al paziente, vi sono l’educazione sanitaria e la prevenzione delle malattie.

L’aterosclerosi e l’infarto miocardico sono ancora oggi tra le principali cause di morte e disabilità nel mondo occidentale. È per questo motivo che il ruolo dell’infermiere nella prevenzione dell’infarto miocardico e dell’aterosclerosi può contribuire a ridurre notevolmente l’impatto di queste malattie nella vita dei pazienti e della società.

Ovviamente per educare, bisogna prima conoscere.

Il ruolo dell’infermiere nella prevenzione dell’infarto miocardico e dell’aterosclerosi

L’aterosclerosi è un processo patologico vascolare progressivo, causa di infarto miocardico, ictus cerebrali e malattie vascolari in periferia. Molteplici i fattori di rischio che, agendo in sinergia tra di loro, cumulano e moltiplicano il rischio generale; escludendo i fattori di rischio dell’aterogenesi che non possono essere modificati, sarà in quelli modificabili che l’infermiere e l’equipe dovrà agire con interventi volti sia a modificare e correggere comportamenti scorretti, sia a implementare la compliance e il coping del paziente, con e senza farmaci.

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Di Endo_dysfunction_Athero.PNG: L’utente che ha caricato in origine il file è stato Grahams Child di Wikipedia in ingleseLater versions were uploaded by Jrockley at en.wikipedia.derivative work: Fulvio314 [CC-BY-SA-3.0 o GFDL], attraverso Wikimedia Commons

I fattori di rischio dell’aterosclerosi:

Non modificabili

  • Genetici / Familiari
  • Età
  • Genere Maschile
  • Menopausa

Sono tutti quei fattori che influiscono sul rischio cardiovascolare ma su cui non si può agire direttamente. L’esempio lampante è quello dell’età: dalla terza/quarta decade di vita in poi quello che era un’iniziale lesione si è già evoluta in una placca ateromasica, futuro letto di un trombo o di un occlusione vasale.

Modificabili attraverso dieta e attività fisica

  • Valori elevati di iperglicemia
  • Obesità
  • Carenze nutrizionali di Iodio e Vit. B6
  • Apporto elevato di carboidrati e grassi saturi
  • Sedentarietà

L’infermiere deve far comprendere al paziente che l’attività fisica richiesta è semplice e alla portata: una passeggiata di 40 min più volte alla settimana è un ottimo inizio. Per quanto riguarda la dieta, non è necessario considerare innumerevoli opzioni e divieti, basta consigliare la cosiddetta “dieta mediterranea”: ricca di pesce, frutta, verdura e povera di grassi animali, insieme alla presenza benefica dei nostri oli d’oliva.

Sarà sufficiente ridurre l’apporto di sale e carboidrati (pasta e pane) ed evitare insaccati e formaggi grassi. Permesso il dolce 1 o 2 volte alla settimana, non più di un bicchiere di vino ai pasti e consigliati due caffè al giorno.

Modificabili con l’uso corretto di farmaci

  • Diabete o eccessiva insulinemia
  • Ipertensione arteriosa
  • Dislipidemie e ipercolesterolemie
  • Grave ipertensione
  • Ipertiroidismo
  • Ipercoagulabilità

L’educazione terapeutica dovrebbe puntare su quegli aspetti educativi volti a far comprendere l’importanza delle terapie farmacologiche (antidislipidemici, antipertensivi, ipoglicemizzanti).

L’aspetto più difficile da vincere è che, rispetto a patologie più acute e dolorifiche, come il mal di denti, in cui il paziente è conscio di dover seguire scrupolosamente la terapia prescritta al fine di non sentire più dolore; nel caso dell’ipertensione arteriosa, della dislipidemia e in misura minore nel diabete, il paziente non percepisce direttamente dolore e di conseguenza “non sente” fisicamente gli effetti nocivi delle malattie non seguendo con la stessa aderenza la terapia.

Il paziente che soffre di ipertensione arteriosa spesso non si accorge dei valori pressori eccessivi per diverso tempo. Possiamo solo immaginare il danno che subisce un’arteria sottoposta per cosi tanto tempo a questo stress.

La piena comprensione della malattia e dei suoi effetti patologici a lungo termine possono capovolgere questo rifiuto del paziente.

Modificabili attraverso igiene comportamentale

Nella vita di tutti i giorni molti eventi stressogeni non possono essere evitati, ma piccole accortezze e attenzioni verso se stessi possono davvero fare la differenza ed aumentare la propria qualità di vita (e diminuire il rischio aterosclerotico, ovviamente).

Regolarizzare il sonno, non dormire mai meno di 6 ore a notte. Se per lavoro si svolgono i turni si possono richiedere istruzioni e consigli al proprio medico di base o al medico competente del proprio posto di lavoro. Oppure potete leggere questo articolo:

  • LEGGI / Consigli per affrontare il turno di notte e riprendersi bene dopo.

Ritrovare momenti di relax e di ozio rigenerativo durante la giornata.

Come prevenire le complicanze dell’aterosclerosi?

L’infermiere deve educare il paziente al controllo settimanale della pressione arteriosa almeno due volte la settimana, sopratutto se il paziente soffre d’ipertensione arteriosa. Se diabetico, il paziente dovrebbe controllare anche la glicemia, minimo due volte al giorno, compilare un diario alimentare e seguire visite specialistiche da un diabetologo per una gestione corretta della terapia.

Se vuoi sapere di più su come gestire la prevenzione al domicilio del paziente:

Assistere a casa

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Chiara Mastroianni, Giuseppe Casale, 2011, Maggioli Editore

Da chi svolge quotidianamente un lavoro a contatto con le persone malate e i loro contesti famigliari, e che affronta con loro tutto quello che può accadere dentro le case durante l'assistenza domiciliare, nasce questo agile e utilissimo manuale. Non è un testo enciclopedico, non vuole avere,...



Inoltre se il paziente ha più di 40 anni o sono presenti numerosi fattori di rischio (familiarità, fumo, sedentario, dislipidemie e ipercolesterolemie, diabete) iniziare ad eseguire visite di controllo periodiche (quantomeno una volta l’anno) per eseguire un ElettroCardioGramma (ECG) e se il medico cardiologo ritenga opportuno eseguire un EcoCardio, test da sforzo o tanti altri esami diagnostici.

Quali sono i sintomi dell’infarto miocardico?

L’aterosclerosi in quanto malattia cronica degenerativa progressiva può non dare sintomi per molto tempo. Se l’arteria ostruita è coronarica(cardiaca) i sintomi saranno angina, affaticamento, dispnea, dolore toracico, sintomi dell’infarto. Se colpite le arterie che portano sangue al cervello secondo la zona colpita potreste sentire uno o più di questi sintomi : intorpidimento degli arti e astenia muscolare, difficoltà nell’articolare il linguaggio, emiparalisi facciale e buccale, difficoltà a recuperare la memoria, deficit cognitivi.

Infine se le arterie sono quelle degli arti superiori e inferiori, il dolore al movimento e allo sforzo, rossore e gonfiore dell’arto, parestesie e nel caso di claudicatio intermittens sintomi precoci di un Arteriopatia Ostruttiva degli Arti Inferiore (AOAI).

Cosa fare in caso di sintomi dell’infarto miocardico?

Allertare immediatamente il servizio di emergenza territoriale con il nuovo numero unico 112, fornendo agli operatori quante più informazioni corrette e la posizione (città, indirizzo, e informazioni utili per individuare velocemente l’esatta locazione) del malato.

Calmare il paziente, posizionarlo seduto a letto ed attendere l’arrivo dei soccorsi.

Investire oggi energie e attenzioni al proprio stile di vita può essere ripagato pienamente nel domani con una vita più sana, più lunga e con una notevole e superiore qualità di vita.

Leggi anche:

Fonti:

  • Assistere a casa Chiara Mastroianni, Giuseppe Casale www.maggiolieditore.it
  • http://salute.regione.emilia-romagna.it/documentazione/materiale-informativo/pubblicazioni/post_infarto_gennaio2013.pdf
  • https://it.wikipedia.org/wiki/Aterosclerosi#Fattori_di_rischio_cardiovascolare
  • Manuale CardioNursing – Centro scientifico editore
  • http://www.salute.gov.it/imgs/C_17_opuscoliPoster_261_allegato.pdf
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Infermiere di Unità Coronarica e Cardiologia, Master in Tecniche ecocardiografiche (UniCattolica). Web Content Editor medico-scientifico, iscritto al Master in Giornalismo e Comunicazione istituzionale della scienza. Nel 2016, in collaborazione con la casa editrice Maggioli, ha fondato DimensioneInfermiere.it.

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