Anche gli infermieri inglesi hanno i nostri problemi: stipendio, stress e demansionamento

infermieri inglesi a rischio burn out
infermieri inglesi a rischio burn out

Ingabbiato in una realtà ospedaliera più lenta dei suoi sogni professionali, l’infermiere sogna un luogo lontano. Un luogo dove tutte le sue frustrazioni possano sparire: medici e superiori arroganti e supponenti, burocrazia, stress da carichi di lavoro eccessivi, demansionamento, stereotipi e bassa considerazione sociale.

Un luogo in cui il proprio lavoro possa essere rispettato e valorizzato: dove la propria crescita professionale sia dettata dai propri limiti piuttosto che dalle strette catene delle lobby professionali, le caste e la rigidità burocratica.

Generalmente questa “Eldorado” si chiama Inghilterra.

Purtroppo basta acuire lo sguardo solo un attimo, oltre alle molte esperienze, bisogna dirlo, di compatrioti in Inghilterra che hanno trovato il loro posto nel mondo con soddisfazione professionale, per scoprire che “non tutto ciò che luccica è oro” e che anche gli infermieri inglesi hanno i nostri stessi problemi: stereotipi, stress e demansionamento.

Ma come, direte voi, non abbiamo da anni dipinto il lavoro degli infermieri inglesi come l’avanguardia della professione infermieristica?

Si, senza dubbio in Inghilterra gli infermieri possono raggiungere posizioni e mansioni impensabili in Italia. Mi piace sempre citare il caso dell’infermiera chirurgo, fatto che in Italia farebbe saltare non poche poltrone! Immaginate quanti medici verrebbero radiati se anche in Italia ad un infermiere venga permesso di operare in autonomia (guarda il caso Venturi).

Il mobbing infermieristico

Il mobbing infermieristico

Mauro Di Fresco, 2014, Maggioli Editore

"Sono stato mobbizzato nel 1994."Ho subito 10 procedure disciplinari in un anno e le ho vinte tutte perché, durante i 270 giorni di sospensione dal servizio, ho messo mano ai libri di diritto."Avevo rifiutato di preparare e portare una tazza di latte ad una paziente perché, secondo il mio...



Carichi di lavoro eccessivi, stipendi bassi, burocrazia i problemi degli infermieri inglesi

Basta leggere i quotidiani inglesi come il “The Guardian“, più attenti alla realtà infermieristica rispetto ai nostri giornali, per comprendere il disagio condiviso con gli infermieri inglesi.

Tutto questo non per distruggere la speranza che ci sia un posto migliore per noi infermieri ma per comprendere meglio la verità del lavoro fuori dall’Italia. Evitare di idealizzare eccessivamente il lavoro in Inghilterra permetterà a chi decide di trasferirsi (Brexit volendo) di scegliere con cognizione di causa e senza eccessive delusioni. Soprattutto quando dovrà scontrarsi con le ovvie difficoltà che anche l’infermiere in Inghilterra deve affrontare.

Le esperienze degli infermieri inglesi raccolti dal “The Guardian”

Abbiamo raccolto le esperienze più importanti e le abbiamo, nei limiti delle nostre capacità, tradotte in italiano, per riportare agli infermieri italiani quello che provano i nostri colleghi d’oltremanica. Qui l’articolo originale in inglese.

“Finisco la maggior parte dei turni sentendomi in colpa e ricordo cose che non ho avuto il tempo di fare”

L’infermieristica non è quello che mi aspettavo che fosse, non c’è mai abbastanza tempo per il contatto con il paziente e ciò mi rattrista davvero. Gli infermieri sono ora principalmente concentrati sulla burocrazia e devono delegare il contatto con il paziente agli operatori sanitari. Spesso considero un buon turno come quello in cui sono riuscito a sedermi e parlare con qualcuno che aveva bisogno di me. Finisco la maggior parte dei turni sentendomi in colpa e mi sveglio nel bel mezzo della notte ricordando cose che non ho avuto il tempo di fare. Lo stress del lavoro è incredibile.

Le condizioni di paga mi fanno davvero arrabbiare. Lavorare in salute mentale può essere un lavoro rischioso in cui il personale viene aggredito e deve affrontare un sacco di minacce. Non penso sia giusto che io venga pagato solo 10 sterline l’ora circa, il che è molto meno dei miei amici che svolgono mansioni amministrative di basso livello negli uffici e dove vengono pagati per rispondere al telefono. Il governo fa affidamento sulla buona natura degli infermieri per continuare a svolgere il proprio lavoro perché a loro importa.

Kate Clayton, infermiera specializzata in salute mentale

“Lavoriamo costantemente più ore di quanto dovremmo perché è così a corto di personale”

“C’è così tanta responsabilità nell’assistenza infermieristica moderna. Hai letteralmente la vita delle persone nelle tue mani. È un grosso problema per un 22enne. Alcune infermiere più anziane mi hanno detto che in passato saremmo stati introdotti lentamente nel sistema invece di essere gettati e immediatamente spinti al limite. Lavoriamo costantemente più ore di quanto dovremmo mai, perché siamo a corto di personale.

La paga, naturalmente,è qualcosa di cui i miei amici e io ci lamentiamo e alcune persone con cui ho studiato infermieristica hanno già cambiato il loro percorso professionale – non siamo nemmeno qualificati per i primi 18 mesi. Molti vengono impiegati nei settori privati ​​e nel lavoro di agenzia, quindi il NHS sta perdendo preziosi membri della squadra che non possono occuparsi della paga quando hanno famiglie da sostenere. Detto questo, amo assolutamente il mio lavoro e non farei altro.”

Ella Clarke-Billings, neo-laureata, a Londra

“Non avevo realizzato la quantità monumentale di documenti che l’infermieristica incorporava”

Non mi rendevo conto della quantità monumentale di documenti che il lavoro dell’infermiere incorporava. […] Invece sembra più una battaglia in salita per ottenere ciò che meritiamo per ottenere il tipo di rispetto che gli infermieri dovrebbero ottenere, specialmente nella mia specialità e che altri professionisti della salute sembrano ritenere inutili. […]. Ho persino scherzato sul fatto che non sono un’infermiera adeguata con i membri della mia famiglia; quando non ti viene dato quel livello di rispetto, puoi davvero sentirti giù. ”

Liv Webster, neo-laureata, learning disabilities nurse , Lichfield

Fondamenti di infermieristica in salute mentale

Fondamenti di infermieristica in salute mentale

Giovanni Spaccapeli, Vincenzo Raucci, 2013, Maggioli Editore

L'intero impianto del testo si fonda su una visione dell'uomo in quanto "persona" e non "soggetto malato". non appartiene alla cultura disciplinare degli autori - quella infermieristica cioè - la divisione delle persone in "oggetti diagnostici". Poiché l'uomo è un organismo in continua...



Ho cambiato carriera per fare assistenza infermieristica, ma ora mi sento affogare

La storia di un infermiera combattuta tra la passione per il suo nuovo lavoro e la frustrazione del sistema sanitario e la sua lettera anonima in cui si sfoga con il mondo.

“Verso i trent’anni, decisi di tornare all’università per studiare infermieristica. Ora sono parecchi mesi che lavoro come infermiera in un ospedale psichiatrico acuto. Ci sono giorni in cui metto in discussione la mia decisione e penso: “Che diavolo ho fatto?” A volte mi sento intrappolata in una posizione per cui ho lavorato così duramente e mi chiedo se davvero questa sarà la mia vita d’ora in poi.

Prima di diventare infermiera ero un operatore di supporto che si occupava di persone con difficoltà di apprendimento. Ho supportato un utente del servizio che aveva difficoltà fisiche e di comunicazione e che combatteva, mordeva e urlava contro il personale. Tuttavia, quando eravamo insieme, ridevamo a crepapelle per ore e abbiamo sviluppato una relazione straordinaria. Mi resi conto di avere un talento nel prendermi cura delle persone che erano considerate impegnative.

Sapevo che stavo entrando in una carriera stimolante ma gratificante; Non ho mai previsto quanto sarebbe difficile. Quando ho iniziato a studiare per diventare infermiera, ammetto di essere stato ingenua e ignara di ciò che il ruolo comportava. Ero frustrata di avere un lavoro salariale minimo senza alcuna speranza di scalare la scala finanziaria o accademica e volevo un futuro. Volevo mettermi alla prova intellettualmente e ampliare la mia istruzione, ma anche essere in grado di permettermi le cose belle senza stressare sul denaro. L’infermieristica suonava bene e non stavo diventando più giovane.

Ho avuto la visione di aiutare le persone vulnerabili e fare la differenza, sostenendo pazienti impegnativi che sono difficili da curare e che nessun altro vuole prendersi cura di loro. Sapevo che stavo entrando in una carriera stimolante ma gratificante; Non ho mai previsto quanto sarebbe difficile.

La realtà è molto più difficile di quanto mi aspettassi e spesso lascio il lavoro sentendomi come se volessi piangere. Piango Il mio lavoro può essere bello, meraviglioso e così gratificante. Alcuni giorni lascio il lavoro e il mio viso mi fa male sorridere. Non riesco a dormire alcune notti mentre sto ripetendo le conversazioni fantastiche che ho avuto con le persone entusiasmanti che ho incontrato. Penso alle persone che ho aiutato e alle piccole conversazioni o azioni che hanno un impatto così forte sulla vita di un paziente. Posso salvare vite e fare la differenza, non importa quanto piccola possa essere la differenza e sono così fortunato da riuscire a farlo.

Il contrasto sono le lacrime, lo stress, la mancanza di personale e l’incapacità di aiutare chi ha più bisogno di me. I pazienti più rumorosi ricevono spesso la massima attenzione e i silenziosi che soffrono a volte vengono trascurati. […]

I tagli hanno avuto un impatto drammatico sulla qualità dell’assistenza che forniamo. Non c’è mai abbastanza personale per prendersi cura efficacemente dei pazienti e sia i pazienti che il personale ne soffrono. La cosa orribile è che i pazienti vedono quanto siamo stressati, stanchi e indaffarati e alcuni non amano disturbarci. È nostro compito prenderci cura di loro ma non vogliono caricarci dei loro problemi e vedono che non abbiamo il tempo per prenderci cura di loro.

Il personale è incredibile. Lavoriamo come una squadra e ci sosteniamo a vicenda perché stiamo affrontando lo stesso stress insieme. Nell’ospedale in cui lavoro, il supporto arriva anche dai superiori, ma le loro mani sono legate. Non possono darci lo staff aggiuntivo di cui abbiamo bisogno in quanto il budget non lo consente. Sembra che a volte non sia sicuro. E questo non è solo nel mio ospedale. Ogni infermiera, assistente sanitaria, junior doctor, terapista occupazionale e assistente sociale con cui ho parlato dice esattamente la stessa cosa.

Ci sono momenti in cui mi sento in burn-out. Rifletto su ciò che devo affrontare giorno per giorno e mi chiedo se questo è ciò che voglio per il mio futuro. Mi è stato detto che mi ci abituerò, ma non credo che dovrei farlo. Ho una nuova visione per la cura della salute mentale e non mi sembra giusto. Alcune infermiere vanno in burn-out durante la loro carriera e smettono, cambiano lavoro o sviluppano problemi di salute mentale. Questo è il mio primo lavoro ma alcuni giorni sento che sto affogando. Ma poi ci sono giorni in cui lascio il lavoro raggiante, il mio cuore sta cantando e so di aver fatto la scelta giusta.[…]

Anche gli infermieri inglesi hanno i nostri problemi: stereotipi, stipendio, stress e demansionamento

Per quale motivo la sanità, con i suoi operatori sanitari, deve essere sempre lasciata a se stessa è un dubbio che condividiamo evidentemente con i colleghi inglesi e questo non può che dispiacerci. Forse questa consapevolezza, ossia che tutto il mondo è paese, può aiutare a concentrarsi sull’obiettivo di pensare ad una sanità migliore in Italia. Rimboccarci le maniche delle divise e iniziare a provare a cambiare le cose nel nostro paese che a quanto pare di “Eldorado” ci sono rimaste solo le leggende…

Fonti:

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Infermiere di Unità Coronarica presso ASST Garda, frequenta il Master in Tecniche ecocardiografiche presso UniCattolica di Brescia. Tra i molti interessi, ha una certa vocazione per tutto ciò che viene percorso da "corrente elettrica": computer, macchine, internet. Da grande, nel futuro, spera di curare i cyborg.

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