Infermieri disuniti, Infermieri senza speranza.

infermieri disuniti non hanno speranze

In rete monta la polemica ma, se posso, quello che si evince è che gli infermieri disuniti non hanno speranza. L’Infermiere collettivo (chiameremo così la sommatoria di tutte le anime di ogni singolo professionista in un solo infermiere archetipico) dentro di sé è confuso e disintegrato.

L’Infermiere collettivo oggi non sa chi sia e cosa vuole e questo è vero. Una parte di sé si trova cosi vicino al malato da avere la scomoda posizione del fiato sul collo del medico, una parte “rampante” invece vuole discostarsi solo un passo indietro per riuscire a vedere cosa stia succedendo; avere una visione completa della situazione per essere abbastanza vicino al malato ed abbastanza lontano dal medico (non più dipendente ma collaboratore) con la sensazione poi di doversi sentire in colpa per non essere lì dove farebbe veramente la differenza.

L’infermiere collettivo non sa che cosa vuole

Dentro di sé le voci si soverchiano tutte come un governo instabile, maggioranza ed opposizione si rimpallano le solite accuse e lo stato (delle cose) s’arresta d’un tratto. Così l’Infermiere collettivo rimane lì dov’è, sempre più confuso nel suo limbo fatto di tradizione ed evoluzione, senza le basi solide di un potente passato, senza la viva speranza di un futuro migliore.

Eppure di problemi ne è pieno: non viene pagato abbastanza per le responsabilità richieste, il suo carico assistenziale è eccessivo rispetto ai suoi cugini europei, è demansionato quando occorre e iper-responsabilizzato quando conviene, ha accumulato straordinari e ferie perché salta costantemente riposi oppure è a casa disoccupato. Ma questo non importa perché per l’Infermiere collettivo il problema reale è se fare o non fare il giro letti, senza porsi la domanda:

Abnegarsi completamente (e giustamente nelle intenzioni vorrei dire) per il malato non ha comportato nel tempo il costante e persistente sfruttamento totale della figura più totipotente della Sanità? La domanda che dovrebbe porsi l’infermiere collettivo non è se sia giusto fare o meno il giro letti ma come si sia ritrovato con la scopa in mano a pulire il pavimento.

Com’è finita la figura fondamentale del servizio sanitario, la cui assenza comporterebbe la paralisi totale del sistema, a lavare i pavimenti?

Ma l’infermiere collettivo è schizofrenico, troppe voci disunite parlano in lui, quindi mentre rimugina sulla domanda esistenziale sul fare o meno l’igiene al paziente non si accorge che lava anche i comodini.

Basta farsi la guerra da soli, infermieri disuniti non hanno speranze

Iniziare dalla piccole grandi cose, smetterla di farci la guerra, questa distinzione vecchia guardia e new school dura da più di 10 anni e ci ha resi ciechi di fronte ai reali problemi del nostro lavoro. Infermieri disuniti non hanno speranze. E se non riusciamo a superare le differenze che ci rappresentano, impariamo a conviverci perché, ripeto, abbiamo problemi più grossi.

In Francia il lavoro disumanizzante ha portato a 5 suicidi e ad una stagione di scioperi in cui vengono chiesti al governo francese:

  • Nuove assunzioni di personale e riduzione dei carichi assistenziali.
  • Interruzione delle dinamiche di mobbing e bossing e sostegno psicologico nelle strutture.

Forse non hanno ottenuto tutto, ma dal novembre scorso gli infermieri francesi sono stati riconosciuti a diritto tra i lavori usuranti e quindi godranno di un pensionamento anticipato mediamente tra i 55 e i 57 anni.

Noi invece cosa stiamo ottenendo? Niente, solo prese per i fondelli. Considerata l’introduzione del solo personale di sala operatoria nel giro dei lavori usuranti; personalmente mi sembra la presa in giro da parte di un governo avvezzo a questi meccanismi per riassumere nella propria propaganda: “infermiere lavoro usurante” anche se non corretto. Paradossalmente volevamo accollarci ancor più responsabilità (See & Threat, competenze specialistiche) a parità di trattamento economico e nonostante tutto siamo stati osteggiati in mille modi.

Quindi che fare? Pensiamo ai problemi reali!

Unirsi tutti verso la soluzione dei problemi reali e, solo alla risoluzione di questa, porsi l’obiettivo di guardare al di là di noi stessi. Vecchi e nuovi infermieri tutti lì sullo stesso fronte a combattere una guerra con le sole nostre forze, perché se il sistema regge ancora è grazie a noi! I problemi reali quali sono?

  • In Italia mancano 47.000 infermieri secondo gli standard europei, 15000 sono disoccupati e migliaia i precari e sottopagati.
  • In Italia il reddito degli infermieri è tra i più bassi delle principali democrazie occidentali europee nonostante il sistema sanitario nazionale è sempre tra i migliori al mondo.

Iniziamo da qui e tutti insieme, anziani e novizi, missionari e tecnici, per lo stipendio o per la gloria. Pagati decentemente, senza sovraccarichi assistenziali, turni umani, senza ferie arretrate e ammonti di ore di straordinario. Allora e solo allora potremmo tornare a farci le giuste guerre su chi siamo e cosa vogliamo diventare. Ma oggi, pensiamo alle piccole grandi cose o non avremmo speranze di andare da nessuna parte oppure ci arriveremo con una scopa in mano pulendo l’ennesimo pavimento e sempre senza capire cosa sia successo, chi diavolo ci ha messo la scopa in mano?

Dario Tobruk

 

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Infermiere di Unità Coronarica presso ASST Desenzano del Garda. Tra i molti interessi, ha una certa vocazione per tutto ciò che viene percorso da "corrente elettrica": computer, macchine, internet. Da grande, nel futuro, spera di curare i cyborg.

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