Decreto Flussi: per infermieri rischio concorrenza al ribasso

Dario Tobruk 01/07/25

Il nuovo Decreto Flussi autorizza l’ingresso di quasi 500mila lavoratori stranieri entro il 2028, con un incremento del 10% rispetto al triennio precedente.

Una misura che, per quanto valida nei settori produttivi, in quello sanitario, rischia di tradursi in concorrenza al ribasso per gli infermieri italiani, già sotto pressione dopo l’introduzione dell’assistente infermiere.

Decreto Flussi: previsto aumento migrazione di infermieri extraUE fino al 10%

Il Consiglio dei ministri ha approvato un nuovo DPCM, anche noto come “Decreto Flussi”, che a partire da quest’anno regolarizza e facilita l’ingresso di almeno mezzo milione di lavoratori stranieri tra il 2025 e il 2028.

Si tratta di un incremento del 10% rispetto al triennio precedente, destinato a rafforzare settori caratterizzati da una grave carenza di manodopera, tra cui anche la sanità e l’assistenza.

Tra le figure richieste, infermieri e OSS saranno tra quelle che beneficeranno dell’ingresso regolarizzato di lavoratori stranieri extra-UE.

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La questione infermieristica e la nuova spina sul fianco

Su questo punto, però, si apre una questione tutt’altro che marginale.

Se da un lato la misura risponde a un fabbisogno oggettivo di personale sanitario, dall’altro introduce una variabile che rischia di compromettere l’equilibrio professionale di chi già lavora in sanità e delle istanze infermieristiche, già messe a dura prova dall’introduzione della nuova figura dell’assistente infermiere.

Una figura che potrebbe alterare il delicato bilanciamento tra competenze richieste, mercato del lavoro e concorrenza interna alla professione.

La possibilità che fino al 10% in più degli infermieri arrivi dall’estero rappresenta infatti una potenziale leva di concorrenza al ribasso.

Molto spesso, le assunzioni di personale straniero diventano uno strumento per i datori di lavoro per comprimere ulteriormente i salari e rendere più debole il potere contrattuale della categoria.

In un momento in cui la professione infermieristica sta ancora facendo i conti con la comparsa dell’assistente infermiere, da molti ancora percepito come un elemento di rischio dell’identità professionale e di svilimento del ruolo, l’ingresso di un flusso aggiuntivo di colleghi stranieri rischia di essere vissuto come “la goccia che fa traboccare il vaso“.

Le continue toppe sono mezze soluzioni che peggiorano la situazione

In un sistema sanitario già provato dalla cronica carenza di personale, l’aumento delle quote migratorie rischia di non rappresentare un rafforzamento, ma un rimpiazzo.

E di trasformare un’emergenza in un’occasione per precarizzare ulteriormente il lavoro sanitario.

La posta in gioco non è soltanto contrattuale, ma anche identitaria: la professione infermieristica italiana ha costruito negli anni una dignità autonoma, una formazione specialistica di alto livello e una visione integrata della cura.

Perdere terreno, nella competizione o nella percezione, rischia di tradursi in una rinuncia silenziosa a tutto questo.

Chi guida le politiche sanitarie e del lavoro è oggi chiamato a una scelta strategica: valorizzare davvero gli infermieri italiani o consegnarli, ancora una volta, alla logica dell’importazione e del risparmio, sottraendo forza lavoro vitale ai paesi in via di sviluppo per depauperare una professione in crisi d’identità in una democrazia matura, ma sempre a rischio di instabilità socio-politica.

Che dire, non una grande mossa, solo un ulteriore tappo in una falla che continua a diventare sempre più instabile e che la politica cerca di risolvere con soluzioni a basso costo, ma ad alto rischio.

Autore: Dario Tobruk  (seguimi anche su Linkedin – Facebook InstagramThreads)

Dario Tobruk

Dario Tobruk è un infermiere Wound Care Specialist, autore e medical writer italiano. Ha inoltre conseguito una specializzazione nella divulgazione scientifica attraverso un master in Giornalismo e Comunicazione della Scienza, focalizzandosi sul campo medico-assistenziale e sull…Continua a leggere

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