Infermiera no-vax a Trento: “vi trattano male perché rifiutate il tampone”

Redazione 26/11/21
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Durante una manifestazione no-vax e no-green pass a Trento, una collega denuncia maltrattamenti subiti dai pazienti no-vax in ospedale e invoca: “necessità di difendere la mia libertà“. 

Infermiera no-vax, manifestazione a Trento: “in ospedale vi trattano male perché rifiutate il tampone”

Trento, in una manifestazione come le tante che si stanno svolgendo in questi giorni, una collega (con procedimento disciplinare in corso) afferma durante una manifestazione no-vax: “Ho un procedimento disciplinare in corso perché io non potrei parlare nelle piazze. Sono figlia di dio, non sono figlia dell’Ordine, non sono figlia di Draghi o di Monti ho assolutamente il bisogno e la necessità di difendere la mia libertà”.

Riferendosi direttamente agli astanti, l’infermiera no-vax ha aperto il suo discorso pubblico: “Da aprile, dalla prima manifestazione a cui ho partecipato, l’ordine professionale degli infermieri mi sta tenendo sotto scacco, perché ho un procedimento disciplinare in corso perché io non potrei parlare nelle piazze e infatti sono ancora qua”.


Gli aspetti giuridici dei vaccini

La necessità di dare una risposta a una infezione sconosciuta ha portato a una contrazione dei tempi di sperimentazione precedenti alla messa in commercio che ha suscitato qualche interrogativo, per non parlare della logica impossibilità di conoscere possibili effetti negativi a lungo termine.

Questo volume intende fare chiarezza, per quanto possibile, sulle questioni più discusse in merito alla somministrazione dei vaccini, analizzando aspetti sanitari, medico – legali e professionali, anche in termini di responsabilità.

Gli aspetti giuridici dei vaccini

La necessità di dare una risposta a una infezione sconosciuta ha portato a una contrazione dei tempi di sperimentazione precedenti alla messa in commercio che ha suscitato qualche interrogativo, per non parlare della logica impossibilità di conoscere possibili effetti negativi a lungo termine. Il presente lavoro intende fare chiarezza, per quanto possibile, sulle questioni più discusse in merito alla somministrazione dei vaccini, analizzando aspetti sanitari, medico – legali e professionali, anche in termini di responsabilità.   Fabio M. DonelliSpecialista in Ortopedia e Traumatologia, Medicina Legale e delle Assicurazioni e in Medicina dello Sport. Profes­sore a contratto presso l’Università degli Studi di Milano nel Dipartimento di Scienze Biomediche e docente presso l’Università degli Studi della Repubblica di San Marino. Già docente nella scuola di Medicina dello Sport dell’Uni­versità di Brescia, già professore a contratto in Traumatologia Forense presso l’Università degli Studi di Bologna e tutor in Ortopedia e Traumatologia nel corso di laurea in Medicina Legale presso l’Università degli Studi di Siena. Responsabile della formazione per l’Associazione Italiana Traumatologia e Ortopedia Geriatrica. Promotore e coordinatore scientifico di corsi in ambito ortogeriatrico, ortopedico-traumatologico e medico-legale.Mario GabbrielliSpecialista in Medicina Legale. Già Professore Associato in Medicina Legale presso la Università di Roma La Sapienza. Professore ordinario di Medicina Legale presso la Università di Siena. Già direttore della UOC Me­dicina Legale nella Azienda Ospedaliera Universitaria Senese. Direttore della Scuola di Specializzazione in Me­dicina Legale dell’Università di Siena, membro del Comitato Etico della Area Vasta Toscana Sud, Membro del Comitato Regionale Valutazione Sinistri della Regione Toscana, autore di 190 pubblicazioni.Con i contributi di: Maria Grazia Cusi, Matteo Benvenuti, Tommaso Candelori, Giulia Nucci, Anna Coluccia, Giacomo Gualtieri, Daniele Capano, Isabella Mercurio, Gianni Gori Savellini, Claudia Gandolfo.

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Dopo qualche interruzione dagli applausi dei presenti, riprende a parlare: “Sono ancora qua per un motivo molto semplice, perché io sono figlia di dio, non sono figlia dell’Ordine, non sono figlia di Draghi o di Monti. Ho una dignità, ho una parola sola, una vita sola e ho assolutamente il bisogno e la necessità di difendere la mia libertà. La mia libertà di scelta, la mia libertà di pensiero la mia libertà di parola”.

La collega denuncia maltrattamenti subiti dai pazienti non vaccinati all’interno dei nosocomi ospedalieri, e invocando il codice deontologico degli infermieri sollecita il pubblico a reagire: “Quando andate in Pronto soccorso e vi trattano male perché non siete sierati, o perché rifiutate di fare un tampone vi prego alzate la testa e rivendicate il vostro diritto di essere visitati e curati come esseri umani”.

E quindi passa direttamente alle critiche verso la categoria: “L’infermiere deve occuparsi del paziente indipendentemente da tutto se qualcuno ha scelto di fare questo lavoro e discriminare le persone deve cambiare professione“.

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Alcune puntualizzazione alla collega

È necessario rispondere alla collega con alcune puntualizzazioni. Attualmente non vi sono casi segnalati di pazienti esclusi dal diritto alla salute e all’assistenza sanitaria per il solo motivo di non essere vaccinati, o addirittura di maltrattamenti subiti durante il ricovero. Questi sanitari verrebbero presto individuati e sanzionati come da dovere deontologico.

Eppure questo non implica che durante una pandemia in corso, un ospedale non abbia il diritto di difendere con tutti i mezzi a disposizione (es. il tampone all’ingresso) il suo personale e gli assistiti.

Inoltre, definire “seriati” i pazienti vaccinati è una grave discriminazione verso chi ha compiuto la libera scelta di vaccinarsi. Se discriminare il paziente non vaccinato non è corretto, non può esserlo neanche con chi lo è.

Fonte: ildolomiti.it

Autore: Dario Tobruk (Profilo Linkedin)

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