In questa intervista registrata al TechCare Expo 2026, abbiamo approfondito il delicato tema della responsabilità infermieristica e medico-legale della professione con l’Avv. Pierpaolo Muià, esperto di diritto sanitario e consulente legale aziendale.
La cartella clinica come strumento di difesa
Dall’intervista emerge come la giurisprudenza individua la responsabilità della struttura anzitutto nella mancata valutazione del rischio.
Per l’infermiere, quindi, documentare correttamente in cartella il rischio clinico (cadute, lesioni, infezioni) è modo per provare di aver adempiuto al primo step assistenziale richiesto dalla legge
Responsabilità e azione di rivalsa
Altro tema che viene affrontato insieme all’Avv. Muià è la questione aperta che, sebbene il paziente tenda a fare causa alla struttura per ragioni di solvibilità, l’azienda potrebbe esercitare l’azione di rivalsa sul professionista.
Tuttavia, l’Avv. Muià chiarisce che se l’operatore ha correttamente analizzato e segnalato il rischio, la configurazione di una responsabilità personale diventa più difficile.
Linee guida vs Caso concreto
Nonostante l’importanza dei protocolli, in caso di contenzioso, il principio cardine rimane la pertinenza giuridica al caso specifico.
Infatti, se le condizioni del paziente dovessero richiederlo, l’operatore potrebbe avere il dovere anche di divergere dalle linee guida standard, purché tale scelta sia validata da una motivazione clinica superiore e finalizzata al reale beneficio del paziente.
Guarda l’intervista completa all’Avv. Muià
Quanto conta documentare correttamente il rischio clinico del paziente? Cosa rischia il singolo professionista in caso di rivalsa della struttura o intervento della Corte dei Conti?
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