Lavorare sull’abuso sessuale: una lettera da un terapeuta

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Abbiamo avuto il privilegio di ricevere il presente contributo internazionale “Lavorare sull’abuso sessuale: la competenza del terapeuta è proporzionale al coraggio di rivisitare le proprie esperienze infantili avverse“. Lettera ad opera del Dr. Joseph Giovannoni , infermiere ricercatore italo-americano e tradotto dal Prof. Cesar Iván Avilés González. Il contenuto nasce dall’intersezione tra il vissuto biografico traumatico della persona abusata e l’esperienza clinica di oltre trentacinque anni dedicata al trattamento degli autori di reati sessuali come terapeuta nell’ambito degli abusi sessuali.

Attraverso la riflessione personale su un abuso che il collega ha subito da parte di un prete durante l’adolescenza, l’autore esplora il trauma del tradimento della fiducia e la successiva disillusione scaturita da un sistema clericale che, come troppe cronache raccontano, ha preferito il dogma e l’omertà alla responsabilità e trasparenza.

In questo racconto, lucido e intenso allo stesso momento, non rimane mai indietro l’indagine clinico-scientifica sulla possibile prevenzione e sulla correzione delle distorsioni cognitive che spingono certe persone a commettere tali crimini.

Eppure, nonostante tutto, per Giovannoni, il perdono non è solo un atto di delega o un’evasione dalla colpa, ma un processo razionale di auto-cura e un atto di profonda responsabilità verso la propria integrità di essere umano.

Lavorare sull’abuso sessuale: la competenza del terapeuta è proporzionale al coraggio di rivisitare le proprie esperienze infantili avverse

Sono nato in Italia e sono stato cresciuto da una madre molto devota. La mia famiglia emigrò negli Stati Uniti nel 1958, quando avevo 12 anni. Da bambino desideravo diventare sacerdote. Tuttavia, in seguito all’abuso sessuale subito da parte di un sacerdote nella scuola superiore che frequentavo a Chicago, rimasi profondamente disilluso rispetto alla mia fede cattolica. Nel corso degli anni ho cercato di capire perché il sacerdote della scuola superiore, di cui mi fidavo e che ammiravo, mi abbia tradito e abbia approfittato della mia vulnerabilità. Ho cercato di riconciliarmi con la Chiesa rivolgendomi al clero, sia attraverso la confessione sia quando mi capitava di incontrare un sacerdote o una suora. L’ho fatto sia in Italia, quando vi torno in visita, sia negli Stati Uniti. Da tutti ho ricevuto lo stesso atteggiamento evasivo e liquidatorio. Questo mi ha ulteriormente allontanato dalla mia fede cattolica e mi ha spinto a rivolgermi interiormente a me stesso per cercare la grazia di Dio dietro l’oscurità dell’umanità. Ancora oggi, nessuno dei membri del clero ai quali mi sono rivolto mi ha chiesto scusa, né mi ha offerto una riconciliazione animata da compassione per quel tradimento della fiducia, tale da permettermi di lasciar andare la mia rabbia.

Nel 1965, mentre mi trovavo a Chicago, denunciai a un altro sacerdote il prete che aveva abusato sessualmente di me quando ero bambino. Fu allora allontanato dalla scuola superiore che frequentavo. Ho scoperto recentemente che venne trasferito in un’altra parrocchia, sulla costa occidentale, dove abusò sessualmente di molti altri bambini. Nel corso degli anni mi sono rivolto a numerosi membri del clero nel tentativo di riconciliare la mia fede e ricostruire la mia fiducia nella Chiesa cattolica. La maggior parte mi ha evitato, mentre altri sono rimasti senza parole e hanno saputo soltanto ripetere il loro dogma privo di fondamento scientifico come giustificazione, dicendo: “Joseph, siamo tutti peccatori, perdona”.

Questa è una riflessione nata sia dalle mie esperienze personali sia dal mio lavoro di terapeuta, al quale ho dedicato la mia vita professionale per comprendere le cause dell’abuso sessuale e la sua prevenzione. Correggere le distorsioni cognitive utilizzate per razionalizzare l’abuso sessuale costituisce una componente essenziale del trattamento degli autori di abusi sessuali. In questo scritto affronto una convinzione di fondo ricorrente, frequentemente usata da cristiani e membri del clero come giustificazione per occultare o spiegare l’abuso sessuale.

Papa Francesco ha recentemente riconosciuto “la sofferenza patita da molti bambini a causa di abusi sessuali, abusi di potere e abusi di coscienza perpetrati da un numero significativo di chierici e persone consacrate”. Papa Francesco ha aggiunto che vi è la necessità di sradicare il “peccato” all’interno della Chiesa e ci incoraggia a pregare per i peccatori. Per quanto ne so, Papa Francesco ha chiamato i sacerdoti abusanti a rispondere delle proprie azioni, rimuovendoli dalle loro posizioni di potere e segnalandoli anche alla polizia.

L’autorità religiosa, fondata e radicata in un dogma non sostenuto da evidenze, appaga la percezione egoica collettiva di un sé scisso e la credenza nella natura intrinsecamente peccaminosa dell’umanità. Quando viene chiamato a rispondere dell’abuso sessuale sui minori al proprio interno, il clero ricorre alla giustificazione secondo cui “siamo tutti peccatori”. Invece di affidarsi alle evidenze scientifiche sulle cause dell’abuso sessuale, la Chiesa giustifica tale comportamento richiamandosi alla capacità umana di peccare. L’abuso sessuale non ha nulla a che vedere con il peccato. È una crisi socioculturale dalle dinamiche estremamente complesse, per lo più associate all’abuso di potere da parte di autori che sono vicini alle loro vittime e godono della loro fiducia. Gli autori di abusi sessuali presentano problemi di autoregolazione sessuale e manifestano gravi distorsioni cognitive per soddisfare il bisogno di gratificazione immediata.

La convinzione fondamentale nel “peccato” è stata usata troppo a lungo come giustificazione e ha occultato la nostra vera natura. L’umanità ha sviluppato la capacità di compassione e di amore. Il concetto di peccato e quello di diavolo sono miti creati dalla paura e dall’ignoranza. È sconvolgente sentire gli autori di abusi sessuali rifiutare l’aiuto professionale sostenendo di essersi “pentiti” e di aver “accettato Gesù come loro Signore e Salvatore”. Quei sacerdoti o pastori che hanno abusato sessualmente di bambini avevano forse accettato Gesù come loro salvatore prima di commettere i loro reati? La credenza nel peccato ci priva della compassione verso noi stessi e disconnette gli esseri umani dalla forza vitale dell’Amore Universale.

L’umanità possiede il potere naturale di amare e la capacità di entrare in relazione con gli altri con gentilezza e compassione. Come terapeuta che ha trattato autori di reati sessuali per oltre 35 anni, ho sperimentato personalmente l’inganno, la manipolazione e l’ignoranza del clero che ha giustificato l’abuso sessuale sui minori come una debolezza umana dovuta alla “tentazione del diavolo”. Li ho persino sentiti attribuire la colpa alle vittime adolescenti, accusandole di aver tentato il loro abusante per il modo in cui si vestivano.

La credenza nel peccato originale non ha alcuna validità scientifica ed è nata dall’ignoranza. Nel corso della storia è stata usata dall’autorità cristiana per acquisire potere esterno sugli altri. All’inizio del XVI secolo, le indulgenze — cioè il versare denaro alla Chiesa per espiare i propri peccati — furono utilizzate dalla Chiesa cattolica romana per raccogliere fondi destinati alla costruzione della Basilica di San Pietro. Il concetto di peccato e il bisogno di salvezza sono stati strumentalizzati, e su di essi sono state combattute guerre ideologiche. Culture intere sono state saccheggiate, depredate e distrutte con il pretesto di “salvare i pagani dai loro peccati”, come fecero i conquistadores accompagnati dai sacerdoti in Sud America.

L’imperatore romano Costantino, nel suo sforzo di mantenere l’impero, sostenne i vescovi dell’epoca nella selezione del Nuovo Testamento al Concilio di Nicea del 325 d.C., escludendo altra letteratura in quanto eretica. La convinzione fondamentale di molti dei primi leader cristiani era che Gesù fosse morto sulla croce per i nostri peccati. Essi negarono e bruciarono gli scritti dei cristiani gnostici che sostenevano il contrario. Copie di questi antichi documenti, tra cui il testo completo del Vangelo di Tommaso e il Vangelo della Verità, insieme a molti altri, furono scoperte nel 1945, nascoste in una giara sepolta nella sabbia, e sono oggi note come Scritti di Nag Hammadi.

Molti studiosi, tra cui Elaine Pagels, ritengono che questi antichi documenti offrano importanti elementi di comprensione delle tradizioni evangeliche orali. Nel libro della dott.ssa Pagels, I Vangeli gnostici, si sottolinea che questi vangeli affermano che Gesù, invece di venire a salvarci dai nostri peccati, venne come guida che aprì l’accesso alla comprensione spirituale. L’imperatore Costantino temeva che le dispute interne alla Chiesa potessero provocare disordine nell’impero. Per questo sostenne e promosse l’accettazione del Nuovo Testamento e del suo contenuto come fondamento della fede cristiana, inclusa la credenza che Gesù sia morto sulla croce per i nostri peccati.

Le esigenze della colpa sono state una priorità per le religioni fondamentaliste, che accettano che sia il peccato, e non l’amore, a definire più adeguatamente la natura innata di ciò che siamo, sulla base del mito di Adamo ed Eva che disobbediscono a Dio nel giardino dell’Eden. Per me è stato terapeutico mettere in discussione ideologie prive di evidenze, e mi rivolgo alla scienza per trovare le risposte necessarie a comprendere l’abuso sessuale.

Nel mio lavoro ho integrato la cura umana e la compassione nel trattamento degli autori di reati sessuali (Giovannoni 2016), così da poter ascoltare e osservare senza giudizio, al fine di comprendere i fattori che contribuiscono all’aggressione sessuale. Il peccato e la separazione sono il fondamento dei miti creati dall’ego; miti nati nel percorso evolutivo dell’umanità, dal cervello primitivo-mammaliano a una coscienza più elevata del cervello esecutivo, nel tentativo di comprendere il mondo.

Ho dovuto abbracciare l’energia risanatrice del perdono per compiere scelte ispirate dal mio desiderio di amare, invece che dal bisogno dell’ego di cercare colpa, peccato e senso di colpa. Il vero perdono consiste nella pratica di esprimere la mia disponibilità ad accettare una visione diversa e a lasciarmi guidare dalle evidenze. Ho scelto consapevolmente di riconoscere che ciò che desideravo trovare, al di là della maschera della colpa, era l’amore. Questo non mi impedisce di ritenere responsabili coloro che tratto per le scelte dannose che hanno compiuto. Considero la credenza nel peccato come l’antica credenza egoica collettiva nella colpa e come la negazione del fatto che la natura e la fonte del nostro essere siano Amore.

Come sarebbe se l’umanità accettasse la convinzione ontologica secondo cui la natura del nostro essere è innocente, degna d’amore, e noi siamo interconnessi gli uni con gli altri nell’immensità dell’universo? Come sarebbe se perdonassimo l’illusione di separazione prodotta dall’ego e perdonassimo la credenza nel peccato? Avremmo una sola scelta: estendere amorevole benevolenza a noi stessi e agli altri. Che cosa significa davvero la parola perdono? È il processo di individuare e correggere il pensiero irrazionale che giustifica azioni sbagliate che feriscono sé stessi e gli altri. Invece di concentrarsi su scuse, insabbiamenti e forme tradizionali di perdono fondate sulla religione, spero che la Chiesa si rivolga alla scienza per comprendere la causa dell’abuso sessuale al proprio interno. Spero che Papa Francesco ritenga il clero sessualmente abusante responsabile di fronte alle leggi della società e fornisca ai sacerdoti abusanti un trattamento basato sulle evidenze.

Suggerisco di ridefinire il perdono nel modo seguente:

  • Libertà
    • Libertà dall’antica credenza irrazionale secondo cui la natura del nostro essere sarebbe quella di “essere peccatori”.
  • Osservazione
    • Osservare i nostri pensieri che possono ferire gli altri e correggerli.
  • Responsabilità
    • Assumersi la responsabilità dei nostri pensieri e delle convinzioni di fondo che feriscono gli altri.
  • Rinuncia
    • Abbandonare la credenza che vi sia qualcosa di sbagliato in noi, così da smettere di proiettare sugli altri il nostro senso di colpa.
  • Identificazione
    • Identificarsi con l’ontologia dell’Unità. Siamo interconnessi con tutto. Quando feriamo gli altri, feriamo noi stessi.
  • Voce della ragione
    • La voce interiore della ragione deve essere riconosciuta e sostenuta a favore della verità.
  • Empatia
    • Empatia e attenzione per sé e per gli altri.

La spiritualità è la pratica di agire a partire dall’amore e dalla cura per sé e per gli altri. Dr. Giovannoni

  • Autore: Dr. Joseph Giovannoni, DNP, MA, MS, PMHCNS-BC, APRN-Rx. [Link al sito]
  • Traduzione: Prof. Cesar Iván Avilés GonzálezRN, Ph.D. Professore Associato di scienze infermieristiche generali ,ostetriche, ginecologiche, pediatriche e neonatali presso Università degli Studi di Enna “Kore”.
  • Riferimenti: Giovannoni, J. (2016). “The Role of Human Caring and Compassion in Sex Offender Treatment.” ATSA Forum Vol. XXVII. (4). Fall 2016

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