Nursing Up: pensione per i sanitari sia legata all’aspettativa di vita

Riceviamo e pubblichiamo la lettera di Nursing Up “la scelta dell’età pensionabile per i professionisti sanitari dovrebbe essere legata anche all’aspettativa di vita?” indirizzata all’INPS, ISTAT, INAIL e al ministero della Salute e della Funzione Pubblica. In fondo all’articolo il documento completo da scaricare.


Il sistema previdenziale nasce nel 1888, in Germania, con una legge sull’assicurazione per  vecchiaia ed invalidità. Un sistema di contribuzione che affidava allo Stato, dietro versamento di  contributi, la cura economica dei lavoratori una volta divenuti, per età o infermità, inabili al lavoro. Una vera rivoluzione sociale che si diffuse da li in poi nel resto dell’Europa industriale. L’Italia vede nascere il sistema previdenziale nel 1895/1919.  

Sto leggendo e confrontando le direttive internazionali circa i pensionamenti, con particolare riguardo al personale sanitario e/o infermieristico. Ho scelto, notizie dal luogo che volevo valutare e non dall’Italia, una frase standard che ho tradotto nella lingua del paese che volevo studiare. 

La mia domanda, dove aggiungevo lo stato che m’interessava, che traducevo in più lingue era: “a  che età vanno in pensione gli infermieri in ………….?” …il principio è lo stesso che applico quando studio disegno, preferisco le immagini reali, il cui fine è interpretare direttamente, piuttosto che riprodurre o ricalcare qualcosa interpretato da altri.  

Sono rimasta impressionata dal sistema pensionistico Polacco dove professioni sanitarie, come quelle degli infermieri, vengono considerate come: “occupazioni ad elevato rischio di danni permanenti alla salute o che richiedono particolare idoneità fisica e responsabilità per la vita umana”. In Polonia gli infermieri possono andare in pensione a 55/60 per donne/uomini.  

Affascinante è anche l’approccio Britannico ai pensionamenti degli infermieri. Nella terra  Anglosassone, gli infermieri possono andare in pensione a 50/55 anni, seppur penalizzati  economicamente, ma ricordiamoci che in Italia, si resta penalizzati se si cerca uno sconto di  pensione di tre anni, rispetto ai 67 anni di età.

…il Governo Inglese, cosciente di questo problema e  dell’età media dell’eredi di Florence Nightingale, sta studiano forme accattivanti al fine d’influenzare la scelta delle infermiere a rimanere in servizio. Un esempio è nello studio delle  ragioni del disagio, ragione per cui gli infermieri gradiscono una pensione, economicamente penalizzante, a 55 anni, piuttosto che rimanere in servizio.  

Le infermiere anziane, oltre i 55 anni, sono apprezzate dai datori di lavoro per le loro qualità.  …vengono attenzionate per le loro limitazioni fisiche o responsabilità della famiglia, ragioni per le quali, gradiscono un orario più agevole o ridotto, mansioni meno pesanti, ma in questo caso lamentano poca attenzione da parte dei datori di lavoro.  

Il sistema sanitario inglese si rimprovera di non aver dedicato attenzioni specifiche alla cura degli infermieri anziani come risorsa preziosa. Nei progetti del Sistema sanitario nazionale idee adulatrici, verso il personale infermieristico. 

Nella Francia, del Presidente Macron, invece, l’età pensionabile per gli infermieri è a 62/60 anni, a  seconda del tipo di attività sostenuta, sedentaria o meno. Tuttavia l’età minima per andare in pensione è 57 anni, purché sia documentabile un periodo di servizio minimo che va’ dai 12 ai 32  anni a seconda della natura della professione ed almeno tra i 166 e 172 trimestri di contributi. La  malattia, la maternità, il servizio militare, il congedo parentale integrano il periodo per raggiungere  il diritto alla pensione. 

L’Italia considera lo sconto all’età pensionabile, solo a quel personale sanitario, che lavora con turni di notte, purché facciano almeno 64/71 notti all’anno, almeno 63 anni di età e 34 anni di contributi. Spesso gli infermieri fanno il turno in quinta, vale a dire mattina, pomeriggio, notte, smonto notte e  riposo. Quindi se un anno è fatto da 365 giorni, le notti potrebbero essere 73, sottraendo 30 giorni di ferie (che non verrebbero conteggiate), verosimilmente le notti che svolge un infermiere turnista  diventano 67, sempre che l’infermiere non accusi malattie durante il turno di notte. Personalmente non ho mai incontrato un collega che sia riuscito ad accedere a questa chance di sconto all’età  pensionabile.

Nel caso del riconoscimento del pensionamento anticipato ai suddetti requisiti agevolati, i lavoratori perderanno il diritto agli adeguamenti alla speranza di vita previsti per gli anni 2019, 2021,  2023 e 2025.

Il Governo nostrano considera o non considera, che gli infermieri, a 50/60 anni, spesso hanno problematicità di salute, quindi escono fuori da realtà a turni e anche il diritto al riconoscimento delle attività usuranti, dal momento che impegnati in attività diurne. Non solo, oramai, sono numerosi i servizi sanitari “piuttosto impegnativi”, ma diurni, che non vengono considerati.

Le normative circa i lavori usuranti considerano realmente le “attività del personale sanitario”? Le dimissioni da ricovero in regime ordinario, per acuti, lungodegenza, riabilitazione, dove spesso gli infermieri sono impegnati in turni notturni, sono stati 6.360.691, mentre le dimissioni da day  hospital, solo nel 2019, sono state 1.772.181(10). …ma la situazione dei pazienti gestiti, in Day  hospital, day surgery e chirurgia ambulatoriale stanno aumentando d’intensità. I ricoveri diurni  rappresentano un vantaggio per i pazienti, in termini di riduzione di rischi infettivi, meno disagi nel  senso di permanenza in ospedale ecc. …ma, l’attività del personale è vorticosa e più intensa, più  veloce, nonostante il ricovero sia diurno; i pazienti hanno comunque necessità equiparabili ad un  ricovero vero e proprio, spesso con le medesime necessità di un ricovero ordinario.  

I dati ISTAT ci dicono che nel 2018 le dimissioni ospedaliere per acuti (esclusa riabilitazione e  lungodegenza) in regime ordinario e in day hospital sono 7.924.226, corrispondenti a 1.311  dimissioni ospedaliere ogni 10 mila residenti. Rispetto a sei anni prima, l’ISTAT ha rilevato la  diminuzione di circa 1 milione di ricoveri (-11,8 per cento).  

Molti colleghi, l’altro, hanno la schiena a pezzi, per assenza di dispositivi, come i sollevatori e molti  altri dispositivi più volte lamentati. Al momento, gli infermieri sono tra i professionisti con i più alti  tassi di incidenza di problemi alla schiena legati al lavoro(7). Perché gli interventi infermieristici  includono fattori di rischio fisici, personali ed ergonomici per la lombalgia”. …in Italia, non è certo  una rarità se si considera, che soprattutto i colleghi cinquantenni oggi, hanno iniziato a lavorare  senza dispositivi di supporto. 

Gli infermieri sono spesso gli eroi non celebrati della professione sanitaria. Queste donne e uomini  instancabili lavorano per lunghe ore, offrendo cure compassionevoli a chi è nel bisogno. A causa  della natura del lavoro, il mal di schiena e l’assistenza infermieristica spesso vanno di pari passo. 

Un’altra considerazione che non mi risulta sia oggetto di studio: “i professionisti sanitari diabetici”.  Nel 2016 gli Italiani diabetici erano oltre 3 milioni e 200 mila, il 5,3% della popolazione. Tra i 45- 64enni la percentuale di persone obese che soffrono di diabete, il 28,9% uomini, il 32,8% donne,  tra i quali potrebbero e potrebbero esserci professionisti sanitari. Gli infermieri diabetici, hanno  diritto all’esenzione dalle notti. …ma l’attività diurna è veramente più leggera professionalmente? 

Nell’erogazione della pensione, si dovrebbe poter calcolare le aspettative di vita e qualità di vita, c’è differenza tra tipologie di lavoro? Il diabete, come ho scritto, è una malattia cronico degenerativa, che non è più causa di morte, sempre che si rispettino le regole, ci si alimenti ad  orario, si faccia attività fisica e si segua scrupolosamente la terapia. …ma è possibile per tutti i  lavoratori? Il mancato rispetto delle regole è spesso causa dell’usura dell’organismo, con reazioni abnormi, nel caso di problemi di salute, qualsiasi sia il problema da curare.  

Ancora, gli infermieri, sono i più esposti al rischio biologico, con 100mila incidenti a rischio  biologico solo in Italia, 1,2 milioni in Europa(4). Secondo l’OMS, nel mondo, ogni anno si  verificano oltre 3.000.000 di incidenti causati da strumenti pungenti o taglienti contaminati con HIV  o virus dell’epatite B e C. Questi causano il 37% delle epatiti B (pari a circa 66.000 casi), il 39%  delle epatiti C (pari circa a 16mila casi) e il 4,4% delle infezioni da HIV (pari circa a 1.000 casi)  contratte dagli operatori sanitari, cioè almeno 83.000 infezioni ogni anno direttamente riconducibili  a un’esposizione professionale, di tipo percutaneo, a materiali biologici infetti.  

Attualmente gli infermieri possono sviluppare una sensibilizzazione occulta agli antibiotici beta lattamici, senza sintomi (5).È possibile che questi operatori sanitari possano essere a maggior rischio  di reazioni di ipersensibilità qualora fossero esposti a beta-lattamici, sempre che i professionisti  sanitari nel dovessero avere necessità a fini terapeutici. 

A tutt’oggi le allergie al lattice, note, potrebbero riguardare l’1/2% della popolazione(6). Ebbene,  secondo diversi studi, i professionisti sanitari possono essere soggetti ad allergie al lattice, con  percentuali diverse dalla cittadinanza comune, vale a dire che dal 4,5% al 14,4% degli operatori  sanitari (compresi chirurghi, infermieri e altro personale chirurgico) possono manifestare allergia al  lattice. Questi ultimi, “quando valutati” possono presentare anticorpi specifici per il lattice (IgE). I  Centri per il controllo delle malattie e l’Istituto nazionale della prevenzione per la sicurezza e la  salute sul lavoro (NIOSH) stimano che tra l’8% e il 12% degli operatori sanitari sia a rischio di  sensibilizzazione al lattice. 

Nella scheda di morte oltre il 1° anno di vita che si compila nel caso di morte di un paziente,  considera le comorbidità, ma non quale lavoro aveva impegnato il deceduto.

La pandemia da Covid 19, ha reso evidente che un operatore sanitario può morire in servizio,  nonostante vari problemi, e le denunce d’infortunio non sempre andate a buon fine, l’INAIL ha  registrato numerosi problemi legati al Covid. …ma, è un caso isolato? E’ veramente una novità? 

Le decisioni circa l’età pensionabile, dovrebbero essere tarate sul rischio della categoria, come ad  esempio quello degli infermieri, che rischiano danni permanenti alla salute o che richiedano  particolari idoneità fisiche e responsabilità per la vita umana. 

Sono rimasta spesso perplessa per queste decisioni, non capisco le basi di questa scelta, il modulo di  dimissione ospedaliera nazionale, in caso di morte del paziente, rileva ben poche cose, ragione per  cui, non è possibile dedurre se un impiegato è un dipendente pubblico, è un impiegato, oppure è un  lavoratore in sanità? 

Nella “scheda di morte oltre il 1° anno di vita”, oggetto di studi futuri, al punto 10. Posizione nella  professione, viene registrato se:  

  • Lavoratore autonomo, imprenditore, libero professionista 
  • Lavoratore in proprio o coadiuvante 

I lavoratori dipendenti interessano solo:  

  • dirigente o direttivo 
  • impiegato o intermedio  
  • operaio o assimilato 
  • apprendista, lavoratore a domicilio

Interessanti sono i dati ISTAT, circa gli incidenti stradali, durante la pandemia e i vari lockdown.  Benché non siano enfatizzate le professioni dei deceduti per incidenti stradali, tra il periodo di  gennaio e giugno 2020 e 2021, molti lavoratori anche nel pubblico erano in home working mentre  pochi i lavoratori con licenza a poter uscire in strada e con l’autovettura.  

Nei report ISTAT, ad esempio, riguardo gli incidenti stradali, hanno analizzato numerosi fattori che  sono stati causa d’incidenti stradali, tipo: “procedeva con guida distratta o andamento indeciso”,  ma perché ciò succede? Il conducente dell’autovettura, deceduto, aveva lavorato di notte, o dopo un  turno di 12 ore? Eventualmente era stanco dal lavoro?  

Nel 2020 e 2021, abbiamo avuto dei periodi in cui la maggior parte della cittadinanza era in  “isolamento” a causa del lockdown. Durante il lockdown ci sarebbero stati 54.000 incidenti in  meno, 778 decessi in meno per incidenti, tutti rispetto all’anno precedente. Rispetto alla media  del 2017/2019, tutti gli incidenti stradali sarebbero diminuiti fino a -22% di feriti; – 27,6% di deceduti – 19,8%(8). La variazione percentuale del numero delle vittime presenta un andamento  variabile durante il primo semestre 2021 rispetto all’anno precedente e alla media 2017-2019(8)

Le differenze rilevate mese per mese sono legate all’avvicendarsi delle chiusure e dei provvedimenti  normativi attuati per il contenimento della pandemia da Covid19, seguiti da periodi di ripresa. 

Il documento ISTAT, cita le variazioni negli anni, con un decremento degli incidenti stradali  rispetto agli anni di benchmark 2001,2010, 2020. …ma il decremento degli incidenti stradali tra il  2020 e il 2021 risente fortemente del periodo di lockdown e dei periodi in cui, nonostante non ci fosse un vero e proprio coprifuoco, era in essere chiusure, divieti di spostamenti tra regioni o città o  comunque coprifuoco in determinate ore. 

Altro dato interessante, circa gli incidenti stradali nel 2020, sono le classi di età dei cittadini  coinvolti negli incidenti. Il livelli massimi si registrano nelle classi di età 20-24 e 50-59 anni per gli  uomini e nella classe 55-59 per le donne. Benché gli incidente, come scritto, si sono fortemente  ridotti, le fasce di età coinvolte negli incidenti, mi fanno pensare a persone che lavorano.  Ricordando, tra l’altro, che l’età media del personale sanitario, è di 50 anni.  

Prima dell’avvento della pandemia Covid 19, mi sono sempre chiesta che tipo di aspettativa di vita  poteva avere un infermiere o comunque un professionista sanitario?  

Ovviamente i dati sopracitati possono essere un caso fortuito, ma fanno pensare! Chi erano quelle  persone che hanno avuto un incidente? Che lavoro facevano? Uscivano dal lavoro? Gli incidenti  citati nelle tabella sottostanti, in taluni casi erano anche mortali, dovrebbero essere contestualizzati  in un periodo in cui nessuno poteva uscire da casa, fatto salvo i professionisti sanitari, i dipendenti  dei supermercati ecc.? E’ un’occasione per farsi delle domande circa i lavori usuranti che possono  essere causa di decesso o comunque di ferite?  

…ma è un successo da celebrare, o la dimostrazione che alcune categorie di lavoratori sono  particolarmente a rischio? 

Scarica tutto il documento

INAIL- INPS – ISTAT – La scelta dell’età pensionabile per i professionisti sanitari dovrebbe essere legata anche all’aspettativa di vita (scarica tutto il documento).

Leggi anche:

Infermiere in pensione tornato al lavoro per il Covid: “Dovevo farlo”

Condividi

Nessun commento

LASCIA UN COMMENTO