Pescara, geriatria da incubo per infermieri e pazienti: Intervista alla presidente OPI

Una nuova situazione insostenibile per lavoratori e pazienti, l’ennesima in molti (troppi) ospedali italiani, arriva da Pescara e più precisamente dal reparto di Geriatria dell’ospedale civile Santo Spirito, dove a ridosso di Ferragosto vi era un tasso di occupazione media dei posti letto pari al 130%… Con soli due infermieri in turno (di notte) per 38 pazienti e senza nemmeno l’ombra di un operatore socio sanitario. Ce ne ha parlato in una intervista Irene Rosini, presidente del suddetto Ordine.

L’Ordine delle professioni infermieristiche di Pescara ha segnalato una nuova situazione limite riguardante le condizioni dei pazienti ricoverati nel reparto di Geriatria dell’ospedale civile Santo Spirito. Di cosa si tratta, di preciso?

Il reparto di geriatria di Pescara è sovraffollato costantemente, si assiste quotidianamente alla presenza di degenti nei corridoi, senza il rispetto della privacy e di conseguenza della dignità umana, senza un campanello per poter avvisare di un bisogno (e parliamo di persone anziane, a meno che non ci sia qualcuno ad assisterli), con bombole dell’ossigeno poste ai lati del letto e malamente stabili, effetti personali ammucchiati alla meno peggio; immaginiamo quindi quanto sia difficile lavorare in questi contesti.

La cosa peggiore è che forse iniziamo a dare per scontato che le barelle in Geriatria sono la normalità.

Come si è arrivati a tutto questo? È “solo”una emergenza dovuta al periodo estivo o… Trattasi di una situazione cronica e consolidata negli anni?

E’ una situazione che si è incancrenita nel tempo, è una situazione presente tutto l’anno.

Credo che il problema non sia da ricercare nel numero dei ricoveri, ma sia più ampio. In primis il cambiamento demografico che con l’innalzamento dell’età anagrafica ha portato all’aumento delle malattie croniche, questo stride fortemente con quel famoso 0,7/1000 posti letto/abitanti  per riabilitazione e lungodegenza, vincolato dal decreto legge 95/2012 e riabadito dal DM 70, tra l’altro il più basso d’Europa. Questo è un parametro che andrebbe rivisto dal Ministero, e dovrebbero essere le Regioni a sollecitarne la modifica.

Molte volte i pazienti restano ricoverati perché non vi è una struttura sul territorio pronta ad accoglierli, questo non fa altro che aumentare la lista d’attesa dei pazienti che necessitano di un posto letto e ridurre le potenzialità per il trattamento delle acuzie. Altra criticità è l’assistenza territoriale, molti ricoveri potrebbero essere gestiti a domicilio, là dove non c’è una assistenza territoriale che sia in grado tempestivamente di rispondere ai bisogni di alcuni pazienti. Basta guardare le cause di ricovero dei pazienti over75.

A farne le spese è in primis la dignità dei pazienti (ci raccontano di pratiche assistenziali nei corridoi…), ma anche quella dei lavoratori, costretti a turni massacranti e a continue pratiche demansionanti, così come in tanti altri nosocomi italiani. Ci dia i numeri di questo scempio (numero di infermieri per turno, posti letto, presenza o meno di OSS, ecc.)

Oltre alla dignità dei pazienti, viene lesa anche la dignità e la professionalità degli operatori tutti e non parlo solo degli infermieri, ma anche dei medici del personale di supporto.

La dotazione del personale è in grado di sostenere i posti accreditati, e non quelli presenti lungo i corridoi, va da se che se il numero dei pazienti da assistere aumenta notevolmente si espone il paziente a un maggior rischio clinico e non lo dico solo io ma ricerche scientifiche con studi validati come ad esempio lo Studio RN4CAST che ha evidenziato come un aumento di questo rapporto, aggiungendo un paziente ad infermiere es. 1/7, aumenti del 6% la mortalità, e del 23% le cure mancate.

L’assessore regionale alla Sanità Nicoletta Verì ha recentemente visitato il reparto e valutato tutte le varie problematiche… Pensa che a breve ci sarà un qualche intervento risolutivo?

Il nostro assessore è una persona sensibile e molto attenta alle problematiche di questi pazienti, ha già istituito un tavolo di lavoro in Agenzia Sanitaria per la riorganizzazione della rete territoriale in cui noi siamo presenti, speriamo nell’implementazione di nuovi modelli organizzativi che possano migliorare questa situazione come ad es. l’implementazione degli ospedali di comunità.

La situazione della geriatria del Santo Spirito è un caso isolato o diversi ospedali abruzzesi sono nelle stesse condizioni?

Non so se negli altri ospedali abruzzesi sia presente questa realtà, so che evitano però in tutti i modi la permanenza di pazienti nei corridoi.  

Per concludere… la categoria degli infermieri, oscillando tra passato e futuro, stenta chiaramente a decollare e a ottenere il tanto agognato riconoscimento economico-sociale. Qual è, secondo lei, la strada giusta da intraprendere per crescere davvero?

Penso che la strada giusta sia in primis quella di riconoscere in sé stessi la propria identità professionale, per poi applicarla davvero senza ingerenze o interferenze da parte di altre professioni, misurare gli esiti, fare ricerca, dimostrare con i numeri ciò che sappiamo fare e divulgarli. E poi cerchiamo di riscoprire quel senso di appartenenza a una compagine professionale che è la più numerosa nel Sistema Sanitario Nazionale, di cui dovremmo essere orgogliosi e sostenere.

Alessio Biondino

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Alessio Biondino è un infermiere, un articolista e uno scrittore italiano. Lavora presso l'unità di Emodinamica interventistica del Policlinico Umberto I di Roma, vanta al suo attivo diverse pubblicazioni e è autore di 3 libri, tutti ispirati al proprio percorso professionale: la raccolta di racconti "La suocera sul petto e altre storie vere" (Ianieri Edizioni, 2018), il romanzo "Buonanotte, madame" (0111 Edizioni, 2014) e il manuale informativo "Assistenza respiratoria domiciliare - Il paziente adulto tracheostomizzato in ventilazione meccanica a lungo termine" (Universitalia, 2013).

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