La storia di chi ha sognato e realizzato uno studio infermieristico.

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Succede che un giorno tre compagni di università, tre amici, diventano colleghi. Tutto quello che è stato appreso nelle aule prova a trovare reale applicazione nelle
organizzazioni sanitarie. E poi succede che un altro giorno, ancora più bello del
precedente, i tre colleghi diventano soci, nell’esatto istante in cui uno dei tre, si toglie gli occhiali, guarda gli altri e dice:“Lo Studio si fa. Possiamo farcela. Partiamo”.

 

Sono trascorsi 10 anni da quel giorno e lo Studio DMR è una realtà

Desiderio di mettersi alla prova? Di misurarsi con i propri limiti e la propria forza?
Desiderio di autonomia? Forse tutto questo e ancora di più.
Sono trascorsi 10 anni da quel giorno e da allora lo Studio DMR (si, lo so, bisognerebbe mettere i nomi per esteso ma cosi è più pratico!!) è una realtà, la nostra, che ci riempie di orgoglio e di motivazione a proseguire lungo questa strada.

Qual è il punto di partenza di questa strada? Sicuramente l’esperienza nella clinica, che accomuna tutti noi con tempi e in contesti diversi, ma che ci ha garantito una profonda e reale conoscenza delle dinamiche della nostra professione, degli aspetti intra e inter professionali oltre che multidiscplinari.

Bisogna sentire sulla pelle la sensazione che provoca l’assistere, nel suo significato più ampio e complesso.

Bisogna imparare a fare l’infermiere prima di affrontare altre strade.

Bisogna imparare a fare l’infermiere prima di affrontare altre strade. E poi è scattato qualcosa che ci ha spinto ad andare oltre sia nel conoscere che nel fare è che ci ha fatto incontrare nell’ottobre del 2001 alla Scuola Universitaria di Discipline Infermieristiche di Milano e poi nel 2005 alla Laurea Magistrale. E’ iniziato un percorso di crescita professionale e di sviluppo della nostra identità di infermieri senza pari, di confronto, di sperimentazione nella formazione e nella ricerca infermieristica e negli aspetti
gestionali e organizzativi dell’assistenza. Chi studia vuole mettere in pratica, perché siamo infermieri e non filosofi.

Professione infermiere: alle soglie del XXI secolo

La maggior parte dei libri di storia infermieristica si ferma alla prima metà del ventesimo secolo, trascurando di fatto situazioni, avvenimenti ed episodi accaduti in tempi a noi più vicini; si tratta di una lacuna da colmare perché proprio nel passaggio al nuovo millennio la professione infermieristica italiana ha vissuto una fase cruciale della sua evoluzione, documentata da un’intensa produzione normativa.  Infatti, l’evoluzione storica dell’infermieristica in Italia ha subìto un’improvvisa e importante accelerazione a partire dagli anni 90: il passaggio dell’istruzione all’università, l’approvazione del profilo professionale e l’abolizione del mansionario sono soltanto alcuni dei processi e degli avvenimenti che hanno rapidamente cambiato il volto della professione. Ma come si è arrivati a tali risultati? Gli autori sono convinti che per capire la storia non basta interpretare leggi e ordinamenti e per questa ragione hanno voluto esplorare le esperienze di coloro che hanno avuto un ruolo significativo per lo sviluppo della professione infermieristica nel periodo esaminato: rappresentanti di organismi istituzionali e di associazioni, formatori, studiosi di storia della professione, infermieri manager. Il filo conduttore del libro è lo sviluppo del processo di professionalizzazione dell’infermiere. Alcune domande importanti sono gli stessi autori a sollevarle nelle conclusioni. Tra queste, spicca il problema dell’autonomia professionale: essa è sancita sul terreno giuridico dalle norme emanate nel periodo considerato, ma in che misura e in quali forme si realizza nei luoghi di lavoro, nella pratica dei professionisti? E, inoltre, come si riflettono i cambiamenti, di cui gli infermieri sono stati protagonisti, sul sistema sanitario del Paese? Il libro testimonia che la professione è cambiata ed è cresciuta, ma che c’è ancora molto lavoro da fare. Coltivare questa crescita è una responsabilità delle nuove generazioni. Le voci del libro: Odilia D’Avella, Emma Carli, Annalisa Silvestro, Gennaro Roc- co, Stefania Gastaldi, Maria Grazia De Marinis, Paola Binetti, Rosaria Alvaro, Luisa Saiani, Paolo Chiari, Edoardo Manzoni, Paolo Carlo Motta, Duilio Fiorenzo Manara, Barbara Man- giacavalli, Cleopatra Ferri, Daniele Rodriguez, Giannantonio Barbieri, Patrizia Taddia, Teresa Petrangolini, Maria Santina Bonardi, Elio Drigo, Maria Gabriella De Togni, Carla Collicelli, Mario Schiavon, Roberta Mazzoni, Grazia Monti, Maristella Mencucci, Maria Piro, Antonella Santullo. Gli Autori Caterina Galletti, infermiere e pedagogista, corso di laurea magistrale in Scienze infermieristiche e ostetriche dell’Università Cattolica del Sacro Cuore, Roma.Loredana Gamberoni, infermiere, coordinatore del corso di laurea specialistica/ magistrale dal 2004 al 2012 presso l’Università di Ferrara, sociologo dirigente della formazione aziendale dell’Aou di Ferrara fino al 2010. Attualmente professore a contratto di Sociologia delle reti di comunità all’Università di Ferrara.Giuseppe Marmo, infermiere, coordinatore didattico del corso di laurea specialistica/ magistrale in Scienze infermieristiche e ostetriche dell’Università Cattolica del Sacro Cuore, sede formativa Ospedale Cottolengo di Torino fino al 2016.Emma Martellotti, giornalista, capo Ufficio stampa e comunicazione della Federazione nazionale dei Collegi Ipasvi dal 1992 al 2014.

Caterina Galletti, Loredana Gamberoni, Giuseppe Marmo, Emma Martellotti | 2017 Maggioli Editore

32.00 €  25.60 €

 

La consapevolezza di avere dalla nostra parte sia la pratica che la teoria

Così siamo entrati nelle organizzazioni, Servizi Infermieristici e Corsi di Laurea, ognuno per la sua strada ma condividendo il fatto di aver vissuto in prima persona soddisfazioni ma anche notevoli difficoltà nel riconoscimento del ruolo, nella limitata autonomia e soprattutto condividendo la frustrazione di non avere la possibilità di mettere in pratica quello che avevamo imparato e sentivamo dentro come urgenza di fare. La consapevolezza di avere dalla nostra parte sia la pratica che la teoria, unita a una buona dose di ottimismo e, ora lo posso dire, coraggio, ci ha aiutato a decidere cioè a tagliare con i ruoli dentro l’organizzazione per costruire qualcosa di nostro dove poter esprimere al massimo il nostro potenziale.

Nello Studio abbiamo potuto trasferire le nostre passioni e la nostra competenza, creando forse qualcosa di diverso da quello che normalmente ci si poteva aspettare da uno Studio Infermieristico.

Primo fra tutti, la formazione.
A marzo 2008 abbiamo depositato lo Statuto dello Studio nel quale l’aggiornamento professionale e la formazione rientrano in modo chiaro nell’oggetto delle attività, e dopo
pochi mesi abbiamo ottenuto il riconoscimento da Regione Lombardia come Provider ECM.

Primo Studio a gestione completamente infermieristica ad ottenere tale riconoscimento in Lombardia e, probabilmente, anche in Italia.

Le attività nella formazione sono state un crescendo in termini di numeri, contenuti e
qualità. L’avere festeggiato questo marzo il decennale dello Studio ci ha fatto riflettere
sulle aree in cui abbiamo margini di miglioramento e quelle dove pensiamo di avere dato valore aggiunto alla formazione per i professionisti sanitari.

Tra queste sicuramente la scelta di pensare alla formazione non come ad un obbligo, ECM o normativo che sia, ma ad uno spazio prezioso di confronto fra professionisti per prendersi cura di sé, rinnovando le risorse personali, e per cogliere, all’interno di vere e proprie comunità di pratica, l’opportunità per analizzare le proprie prassi quotidiane rapportandole con quelle di altri professionisti e con la letteratura nazionale e internazionale.

Calare le evidenze scientifiche nella pratica quotidiana è un nostro chiodo fisso

Calare le evidenze scientifiche nella pratica quotidiana è un nostro chiodo fisso, come lo sono le metodologie didattiche flessibili che permettono il confronto tra professionisti,senza ingessature e formalità.

E poi la sicurezza del paziente e la cultura della sicurezza che sono il Core delle nostre attività formative e dell’attività di consulenza. In particolare quest’ultima, volta ai percorsi di accreditamento all’eccellenza secondo la metodologia Joint Commission, ci ha permesso di conoscere centinaia di strutture ospedaliere in tutta Italia, di condividere
esperienze di arricchire il bagaglio di conoscenze soprattutto osservando come gli altri affrontano e risolvono i problemi e talvolta risolvendoli insieme.

E poi l’assistenza sul territorio, in prima persona e tramite collaborazioni preziose con colleghi infermieri, ben fatta, senza scendere al ribasso e senza svendere la
professionalità nostra e dei colleghi.

E poi ci sono i progetti aperti e subito chiusi, quelli mai aperti e quelli che ancora dobbiamo aprire. Perché c’è poco tempo e le cose da fare sono tante, perché forse non ci crediamo abbastanza o perché forse non è arrivato ancora il momento giusto.

Se ci voltiamo indietro e guardiamo i 10 anni percorsi, vediamo tre professionisti che, scontrandosi con inevitabili difficoltà ma mantenendo il loro entusiasmo, sono cresciuti molto, che hanno imparato che l’identità e l’autonomia infermieristica sono parole vuote senza sapere e competenze, che se non si dialoga con le altre professioni non si va da nessuna parte e che gli spazi di espressione per la professione infermieristica talvolta ci  sono e vanno solo raggiunti altre volte invece non ci sono e quindi vanno pensati, ideati, progettati, raggiunti e soprattutto mantenuti nel tempo.

A chi volesse intraprendere una strada simile alla nostra, non abbiamo ricette pronte o fast food da dare, ma possiamo suggerire gli ingredienti essenziali: impegno (il giusto), competenza (tanta), passione (a volontà) e coraggio (un pizzico).

Buona fortuna!

Lo Staff dello Studio DMR
Filippo Di Carlo, Chiara Marnoni, Gianluigi Romeo
www.studioinfermieristicodmr.it

Autore: Chiara Marnoni

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