Consenso informato? Come cambia l’interpretazione delle presunzioni secondo la Cassazione

Consenso informato? Come cambia il valore delle presunzioni secondo la Cassazione
Consenso informato? Come cambia il valore delle presunzioni secondo la Cassazione

Con la sentenza della Cassazione Civile n. 7516/18 in tema di responsabilità medica si è assistiti ad una importante variazione applicativa sulla tematica inerente al consenso informato del paziente e al carattere della prova presuntiva.  In linea di massima, e come da intenzioni legislative, l’obbligo che insorge in capo al sanitario di informare il paziente serve a tutelare il diritto alla salute di quest’ultimo, altrimenti violato alla base e nella sua essenza proprio dalla mancata conoscenza sugli eventuali danni o complicazioni che possano insorgere direttamente a seguito della prestazione sanitaria.

La sentenza della Cassazione Civile n. 7516/18

Detto ciò, la sentenza sopra citata serve a precisare come non informare il paziente integri una condotta colposa capace di produrre un danno giuridicamente rilevante. Ma se il paziente possegga già, per suo conto, informazioni atte a renderlo edotto circa le conseguenze delle sue scelte sanitarie, non potrà richiedere il risarcimento del danno al medico per il fatto della  mancata o parziale informazione. In tal caso non si scrimina, (ovvero non si rende non giuridicamente rilevante il comportamento del sanitario) ma lo stesso comportamento non diviene momento causalmente correlato all’evento dannoso. Acquisisce rilevanza, in altri termini, la consapevolezza del paziente che sapeva, anche se non correttamente informato dal medico, quali fossero le conseguenze svantaggiose della sua scelta.

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La consapevolezza del paziente circa la scelta del proprio trattamento sanitario

Nel caso di specie la Corte ritiene che la paziente, un’ostetrica con anni di esperienza, non potesse non avere consapevolezza delle possibili conseguenze della propria scelta sanitaria, che si era tradotta nella volontà di sottoporsi ad intervento chirurgico di sterilizzazione mediante chiusura delle tube e che aveva comunque condotto negli anni a seguire ad una nascita indesiderata e ad una flebite all’arto inferiore sinistro.

La prova presuntiva

Mediante la sentenza in esame il Giudice ha voluto dare vita ad un altro significativo chiarimento circa il carattere del consenso informato. La Suprema corte ha evidenziato, infatti, come sebbene in linea di massima il consenso informato del paziente non possa essere presunto, potrà essere il medico, chiamato a sciogliere i dubbi circa la propria responsabilità, a provare in via presuntiva che l’informazione circa le conseguenze del trattamento sanitario siano state rese in maniera adeguata. Il tutto in ossequio al dettato normativo di riferimento che all’art.2727 del codice civile fa’ esplicita menzione di come tali presunzioni o prove indirette debba essere intese: “le presunzioni sono le conseguenze che la legge o il giudice trae da un fatto noto per risalire a un fatto ignorato“.

Sul consenso informato leggi anche http://www.dimensioneinfermiere.it/il-consenso-informato-del-paziente-cosa-deve-sapere-infermiere/

 

 

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