​Il reel virale della sorella di Lindsey Vonn è sessista? Il peso del doppio standard in corsia

Dario Tobruk 26/02/26
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​Il caso del reel virale postato dalla sorella di Lindsey Vonn solleva una riflessione necessaria, priva di moralismi ma fondata sull’onestà intellettuale: se il video fosse stato girato da un uomo e i commenti avessero riguardato il corpo di infermiere donne o giovani specializzande, l’opinione pubblica avrebbe reagito con la stessa indulgenza?

In quel caso si sarebbe parlato, con assoluta fermezza, di sessismo, molestie verbali e mancanza di rispetto. Perché se riguarda uomini, invece, si ride?

Il sessismo che non si vede tra le corsie di un ospedale

​Il Direttore Generale dell’Ulss 2 Marca Trevigiana, Francesco Benazzi, ha tentato di alleggerire i toni affermando che il fascino degli operatori sanitari italiani sia dovuto al fatto che “gli americani sono troppo palestrati“.

Una risposta che, al netto della persistente superficialità dimostrata dalla sorella della sciatrice americana, prova a disinnescare la polemica, riportandola nell’alveo della goliardia.

​Eppure il caso, nato come un ringraziamento informale, tocca nodi che in ambito sanitario conosciamo bene: privacy, rispetto e confini professionali.

L’ospedale non è un palcoscenico, ma un luogo di cura.

​C’è poi una domanda che vale la pena porsi, senza moralismi ma con onestà intellettuale:

se il video fosse stato girato da un uomo e il commento avesse riguardato infermiere e giovani specializzande, lo avremmo accolto con la stessa leggerezza?

O avremmo parlato, giustamente, di sessismo e mancanza di rispetto?

​Il riconoscimento del valore dei professionisti sanitari passa necessariamente anche attraverso il rispetto della loro immagine e della loro privacy.

Soprattutto quando un contenuto diventa virale.

Un reel innocente o mancanza di rispetto verso sanitari uomini?

Non si tratta di un set televisivo e i protagonisti dell’ultimo reel virale, postato dalla sorella di Lindsey Vonn in occasione delle Olimpiadi Invernali di Milano-Cortina, non sono attori che interpretano medici e infermieri…

Sono davvero medici e infermieri, filmati a loro insaputa mentre stanno curando e assistendo altri pazienti.

​Le immagini mostrano il reparto che ha accolto la sciatrice americana a Treviso, in seguito a un intervento chirurgico alla gamba dovuto a una caduta in pista.

Da lì, la sorella Karin ha pubblicato un contenuto destinato a fare il giro del mondo.

​Nel video si vedono professionisti sanitari impegnati nell’assistenza, accompagnati da una didascalia ironica: “Cancellate le app di incontri e andate negli ospedali italiani“.

Una battuta leggera, almeno nelle intenzioni; il web, tuttavia, raramente si limita a sorridere senza soppesare i contenuti.

​Da una parte si sono registrati commenti entusiasti, con apprezzamenti per la professionalità dei sanitari italiani e una pioggia di condivisioni: l’idea che quell’ironia fosse solo un complimento sopra le righe, un tributo alla competenza e all’umanità incontrata in reparto.

​Dall’altra è emersa una lettura meno indulgente. Alcuni utenti hanno sollevato il tema del consenso: è lecito riprendere operatori sanitari durante l’attività lavorativa in un contesto clinico e diffonderne le immagini sui social?

Altri hanno posto l’accento su un aspetto ancora più delicato: quando il complimento scivola nell’oggettivazione?

​In un’era in cui si fatica a contrastare i contenuti che riducono le donne a oggetto di attenzione morbosa, ci si interroga sulla reciprocità del fenomeno: se questo principio vale per le donne, perché non dovrebbe valere anche per gli uomini?

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Autore: Dario Tobruk  (seguimi anche su Linkedin – Facebook InstagramThreads)

Dario Tobruk

Dario Tobruk è un infermiere Wound Care Specialist, autore e medical writer italiano. Ha inoltre conseguito una specializzazione nella divulgazione scientifica attraverso un master in Giornalismo e Comunicazione della Scienza, focalizzandosi sul campo medico-assistenziale e sull…Continua a leggere

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