Non siamo filologi, e non possiamo pretendere di riuscire a scrutare le intenzioni profonde delle persone, tuttavia analizzando con attenzione la “lettera di chiarimento” di Filippo Anelli non abbiamo trovato alcuna traccia di scuse.
All’opposto, emerge facilmente come, con abbondante retorica, il presidente della FNMOCeO, esclude l’ammissione di ciò per cui, evidentemente, non ha alcuna intenzione di scusarsi.
Indice
Analisi della ‘lettera di chiarimento’ di Filippo Anelli (FNMOCeO)
Potrebbero persino sembrare delle scuse sentite, quelle emerse dal comunicato stampa pubblicate oggi sul portale della FNOMCeO, ma ad un’analisi rigorosa del contenuto si rivela che Filippo Anelli non ha manifestato alcuna volontà di riconoscere l’errore sostanziale delle proprie dichiarazioni.
Riteniamo infatti che, con abilità più diplomatica che comunicativa, Anelli riconduce il proprio rammarico esclusivamente alle “reazioni suscitate dall’intervista” rilasciata a La Stampa.
Ricordiamo come in quella stessa sede, il presidente degli Ordini dei medici ha tentato di scaricare la responsabilità del caso Monaldi e della tragica scomparsa del piccolo Domenico sulla professione infermieristica, compiendo non solo un azzardato salto logico, ma un vero e proprio esercizio di acrobazia retorica nel tentare di collegare fatti che vedono indagati diversi medici alle “troppe competenze degli infermieri“.

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Le non-scuse di Anelli, analizzate in dettaglio
Prima di tutto, solitamente ci si chiarisce quando una delle parti pensa che l’altra abbia travisato una conversazione e ci si scusa quando si pensa di aver detto qualcosa di sbagliato.
In quanto lettera di chiarimento l’intenzione non è pertanto quella di scusarsi di alcun che.
Inoltre Filippo Anelli appare rammaricato non tanto per le proprie affermazioni, quanto per l’altrui interpretazione, dichiarandosi in dovere di “esprimerti il mio rammarico sincero laddove il contenuto possa aver indotto a rilevare intenti denigratori o comunque lesivi della dignità e professionalità della FNOPI e della comunità che tu rappresenti” (grassetti della redazione).
L’uso della congiunzione “laddove”, ancora, rappresenta una pura prova di retorica: essa serve a chiarire la posizione del mittente suggerendo che la responsabilità non risieda nel contenuto del messaggio (ciò che Anelli realmente pensa della categoria), bensì nel modo in cui i destinatari lo hanno percepito (la reazione scomposta della comunità infermieristica).
Scusarsi per i medici sarebbe una dichiarazione di debolezza di fronte agli infermieri
Per poter sembrare lontanamente una lettera di scuse, mancano ancora due termini che avrebbero trasformato una semplice nota di chiarimento in una reale ammissione di responsabilità: le parole “scusa” e “infermieri“.
Entrambe appaiono deliberatamente assenti per evitare un ritiro politico di fronte a una professione che, storicamente considerata dai medici come ancillare, negli ultimi anni ha dimostrato il proprio valore assoluto svincolandosi da un rapporto medico-infermiere spesso definito paternalistico, nel migliore dei casi, e tossico nel peggiore.
Anelli potrebbe essere sincero nel voler preservare il “rapporto personale che da anni ha caratterizzato le nostre rispettive attività istituzionali“, ma è indicativo che si rivolga esclusivamente alla presidente FNOPI Barbara Mangiacavalli, ma di fatti continua ad ignorare l’intera base professionale, ovvero tutti gli infermieri.
Un’analisi attenta del comunicato rivela come, lungi dal pentirsi, il presidente della FNOMCeO confermi la propria visione: dichiarando di non aver “mai cambiato l’idea per la quale fondamentale risulta assicurare quell’equilibrio che vede le nostre competenze sinergicamente attive“, in questo modo egli ribadisce la propria posizione di partenza.
Questa frase, infatti, sottintende che l’idea di “equilibrio” di Anelli coincida con la visione espressa nell’intervista originale: un assetto in cui l’ampliamento delle competenze infermieristiche viene percepito come un elemento di disarmonia.
Utilizzando la clausola finale “a tutela della salute dei cittadini”, Filippo Anelli tenta di legittimare la propria tesi, suggerendo implicitamente che l’evoluzione professionale dell’infermiere possa rappresentare un rischio per la qualità assistenziale, confermando così, anziché smentire, l’intento denigratorio iniziale.
Pertanto, a nostro avviso, la lettera andrebbe considerata non più di una comunicazione privata tra due presidenti di Federazioni. Mancano ancora delle comunicazioni verso le persone più colpite dalle dichiarazioni di Anelli, ovvero tutti gli infermieri.
Nella speranza di una rapida conclusione di questa inutile divisione istituzionale, auspichiamo un ravvedimento da parte di una delle due rappresentanze professionali poiché, a prescindere da essa, il futuro è già in corso, con o senza l’approvazione di una di queste.
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