La salute mentale dei professionisti sanitari italiani è un argomento quasi del tutto ignorato dalla politica e dall’opinione pubblica, eppure riveste una grande importanza e attualità. Vi è infatti, tra le principali ragioni della crescente disaffezione verso le professioni sanitarie, l’enorme pressione psico-fisica che il lavoro di cura impone.
Nonostante ciò alimenti l’ennesima crisi professionale, con un forte malcontento condiviso tra molte discipline di cura, il fenomeno sembra interessare poco chi ne è responsabile. Si tratta di problematiche che potrebbero avere ripercussioni negative sull’intera collettività, cittadini compresi. Pertanto dobbiamo ancora una volta parlarne.
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Nascondere la polvere sotto il tappeto non funzionerà per sempre
Non è più necessario nasconderlo a nessuno, il lavoro dei sanitari è estremamente stressante e impegnativo.
La maggior parte degli altri professionisti di altri settori più blasonati, piangerebbe in posizione fetale di fronte ad eventi e situazioni che un infermiere, un medico o un oss affrontano ogni singolo giorno della loro vita professionale.
Costantemente a contatto con pazienti e situazioni difficili, i sanitari italiani devono affrontare ancora turni estenuanti e scarsi riconoscimenti.
Poi i politici si chiedono perché i giovani non hanno alcuna intenzione di fare questa professione, e preferiscano, se proprio devono lavorare a queste condizioni, impegnarsi piuttosto in un percorso da medico, che quantomeno garantisce uno stipendio decoroso e un riconoscimento professionale e sociale che gli infermieri sognano nelle loro notti più serene.
Non a caso nel 2021, in Italia, si siano laureati più medici che infermieri. Che strano paese il nostro! E ad oggi i corsi di laurea infermieristici sono a malapena coperti da studenti.
Inoltre, durante la pandemia, molti sanitari hanno dovuto lavorare in condizioni difficili, con il rischio di contrarre il Sars-Cov-2 e con l’aggravante di non poter vedere le proprie famiglie per lunghi periodi di tempo. Tutto questo ha avuto un impatto negativo sulla salute mentale dei sanitari, che possono sperimentare sintomi di stress, ansia e depressione.
Ma a parte qualche bandierina sventolata, nulla di consistente è stato mai messo in atto.
Parleremo di cura e tecnologia anche a Rimini al TechCare 2026
È dunque giunto il momento in cui l’intelligenza artificiale e le nuove tecnologie assistive supportino i professionisti nel perfezionare la dimensione della cura, umanizzando l’assistenza e migliorando la profondità della presenza terapeutica.
Come riuscirci? Lo scopriremo insieme al prossimo workshop dedicato al tema portante del TechCare Expo 2026: l’unione tra tecnologia e cura assistenziale.
A cura di Dimensione Infermiere, Dario Tobruk (fondatore e content manager del portale) terrà dalle 16:00 alle 18:00 presso la Sala Verde della fiera il workshop intitolato: “L’anima nell’algoritmo: umanizzare le relazioni di cura attraverso IA e nuove tecnologie”.
Maggiori informazioni in questa pagina e nell’articolo dedicato nel box qui sotto.

Andare in burnout e non uscirne più
Inoltre, molti sanitari sono ancora soggetti al cosiddetto “burnout“, spesso senza nemmeno esserne coscienti. Con questo termine si intende un esaurimento emotivo e fisico dovuto all’eccessivo carico di lavoro e alla mancanza di supporto.
Per i sanitari colpiti da questa patologia, è fondamentale, giunti a questo punto, che ricevano un adeguato e professionale supporto psicologico e il giusto riposo.
Fattivamente si intende di un periodo di infortunio in cui è uno psicoterapeuta qualificato ad accompagnare il sanitario verso un riequilibrio emotivo e psicologico, e questo ha un costo che le aziende e i governi non si vogliono addossare.
Ma come abbiamo già detto, nascondere la polvere sotto il tappeto è una soluzione che non dura a lungo, che non risolve il problema ma lo posticipa e lo ingigantisce. Oggi ne stiamo vedendo soltanto gli effetti. Effetti prevedibili, ma finora ignorati.
Aiuterebbe a prevenire o a calmierarne gli effetti, che il lavoro dei sanitari venga persino riconosciuto e valorizzato adeguatamente, in modo che possano sentirsi motivati e appoggiati nel loro operato. Ma abbiamo smesso di credere alle favole, e il cinismo e la demotivazione nei confronti delle istituzioni e delle aziende sono ormai a livelli fatali.
Salute mentale dei sanitari: un problema che non non importa a nessuno
Purtroppo, la situazione attuale non è delle migliori. Molti sanitari non hanno accesso a servizi di supporto psicologico adeguati, e spesso devono affrontare questi problemi da soli.
Qualcuno ha la fortuna di poterselo permettere, o la consapevolezza di concederselo, ma la maggior parte no.
Inoltre, il sistema sanitario italiano è sottodimensionato e spesso i sanitari sono costretti a lavorare in condizioni di sovraccarico e sotto pressione, con ulteriori conseguenze negative sulla loro salute mentale.
Per affrontare questi problemi, è necessario che il governo e le istituzioni si impegnino a fornire ai sanitari il supporto di cui hanno bisogno.
Questo può includere servizi di supporto psicologico, maggiori risorse per il sistema sanitario e maggiore riconoscimento del lavoro dei sanitari.
Inoltre, è importante che i sanitari stessi prendano coscienza dei loro limiti e imparino a gestire lo stress e l’ansia in modo adeguato. Questo può includere pratiche di rilassamento e attività fisica.
Nei nostri limiti, consapevoli di non poter nemmeno scalfire il problema della salute mentale dei sanitari, vogliamo condividere con voi un elenco di articoli che speriamo possano aiutarvi ad essere maggiormente consapevoli di questo stato mentale così pernicioso, e che vi dia la forza di chiedere aiuto.
Storie di altri infermieri, strumenti per rilassarsi, persone a cui chiedere aiuto: perché nessuno può farcela da solo, così a lungo e in queste condizioni.
Collega, se non ce la fai più, non sei da solo. Chiedi aiuto!
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Autore: Dario Tobruk (seguimi anche su Linkedin – Facebook – Instagram – Threads)