Più medici che infermieri: studiare infermieristica non conviene

Più medici che infermieri studiare infermieristica non conviene
Più medici che infermieri studiare infermieristica non conviene

Scoprire che si laureano più medici che infermieri è il segno che ci aspettavamo da molto tempo: i giovani preferiscono evitare una professione bistrattata come l’infermiere e puntano su lidi più soddisfacenti. E fanno bene.

Più medici che infermieri, il fallimento di una professione

La pandemia ha mostrato il vero volto di una professione malconcia e bistrattata: fare l’infermiere non conviene, piuttosto il medico, questa sì che è una professione ambita, una professione dove riporre con fiducia le proprie speranze e le proprie ambizioni.

I trend che provengono dalle università confermano tutto questo. Negli ultimi due anni, il numero dei laureati in Medicina e Chirurgia (10.461 nel 2021) ha superato quello dei laureati in Infermieristica (9.931 nel 2021), una continua emorragia di studenti che ogni anno vede sempre meno nuovi infermieri scendere in campo e che non cenna ad arrestarsi.

Dati Angelo Mastrillo su QuotidianoSanita.it

Secondo Angelo Mastrillo, fine analista del mondo sanitario e membro della Conferenza Nazionale Corsi di Laurea delle Professioni Sanitarie, la causa potrebbe risiedere nella difficoltà riscontrata dalle università nel garantire il tirocinio agli studenti infermieri a causa della pandemia, inficiando sul percorso formativo.

Fare l’infermiere conviene sempre meno

Di diverso avviso è il nostro sentimento, e quello dell’intera comunità professionale infermieristica, che vede, nell’infermieristica, la disattesa delle proprie aspettative di carriera e di remunerazione.

Una pandemia combattuta con i denti avrebbe dovuto portare gli infermieri dai riflettori mediatici ad un reale riscontro socio-economico, eppure le evidenze mostrano realtà sperimentali come le UDI (Unità di degenza infermieristiche) bloccate dai sindacati medici nonostante la loro efficacia (o forse a ragione di ciò), un rinnovo contrattuale salutato da sindacati e istituzioni che invero premierà pochi fortunati e ne scontenterà molti.

Nemmeno una soluzione di compromesso, tra i bisogni degli infermieri e quelli della società, come l’eliminazione dei vincoli di esclusività sembra riuscire ad essere estratta dal capello della politica sanitaria.

A che pro, quindi, incentivare e motivare i giovani ad iniziarsi ad una professione tanto bistrattata come quella infermieristica, quando con qualche anno in più, e poco impegno ancora, potrebbero diventare medici: la categoria che più di ogni altra, in sanità, continua a schiacciare tutto il resto sotto il suo gioco e peso politico?

Non me ne viene in mente nessuno. Se non c’è spazio per la speranza da chi la professione la abita da dieci anni ormai come il sottoscritto, come potrebbe farlo chi nemmeno l’ha iniziata?

Non può. Semplice.

Autore: Dario Tobruk 

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Dopo una lunga esperienza in area critica e un Master in Tecniche ecocardiografiche, attualmente lavora come infermiere sul territorio. Autore di "ECG Facile: dalle basi all'essenziale" e redattore tecnico-scientifico, ha conseguito un Master in Giornalismo e Comunicazione istituzionale della scienza. Dal 2016, in collaborazione con la casa editrice Maggioli, founder e direttore di DimensioneInfermiere.it.

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