Togliere il vincolo di esclusività agli infermieri: si sta muovendo qualcosa

Redazione 10/06/22
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Togliere il vincolo di esclusività agli infermieri: al convegno del Sidmi, il presidente Negrini e l’assessore Letizia Moratti sembrano d’accordo sulla necessità di superare il vincolo.

Togliere il vincolo di esclusività agli infermieri: si sta muovendo qualcosa

Giuseppe Negrini, presidente del Sidmi, Società italiana per la direzione e il management delle professioni infermieristiche, è stato intervistato da Repubblica sul recente scambio con la vicepresidente della Regione Letizia Morati durante il convegno della società.

Nell’intervista Negrini conferma che anche la Moratti “è favorevole a togliere il vincolo del rapporto di lavoro esclusivo rimasto solo per infermieri e altre professioni sanitarie. Infatti durante la pandemia è stata decisa la deroga e la campagna vaccinale si è potuta fare solo grazie al fatto che gli infermieri hanno potuto lavorare extra al loro orario normale“.

L’intervistatore si chiede se anche gli infermieri saranno d’accordo su questa proposta ma Negrini non ha dubbi in merito: “l’abbiamo chiesto sapendo che questo potrebbe contribuire in parte a mitigare la carenza infermieristica, a tutti nota.“.

Ma non solo, il problema sull’attrattività della professione sta emergendo con forza e la compensazione economica della libera professione intra ed extra moenia potrebbe essere una parte della soluzione: “I nostri sono i meno pagati di tutto il mondo occidentale. Il problema è nazionale e la Federazione degli ordini e le società scientifiche stanno proponendo iniziative per risolvere questo problema. In merito a questo tema economico, anche il vincolo dell’esclusività è un assurdo“.

Infermieri scarsi e pagati poco, lavoreranno di più

Insomma, se non non c’è spazio per aumentare gli stipendi e in parallelo c’è una gravissima carenza di infermieri, il vincolo di esclusività risulta effettivamente assurdo e anacronistico.

Dove troveranno gli infermieri il tempo e le energie per un secondo lavoro non è dato a sapersi, ma nel frattempo ci faremo bastare la promessa che qualcosa si sta muovendo, che ci convenga o meno.

L’intervista completa.


L’ infermiere di famiglia e di comunità

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Nella dialettica tra comunità, persona, famiglia e sistema solidale, una dialettica oggi sempre più difficile a causa dei mutamenti demografici in atto, si inserisce l’infermiere di comunità e di famiglia: due aree di competenza differenziate e complementari, che obbligano a un ripensamento profondo del ruolo e della professione, dal punto vista clinico, sociale e organizzativo. In queste pagine l’attenzione si concentra su storie che riuniscono, senza soluzione di continuità, bambini, adulti, anziani e le loro comunità. Storie dove le competenze e le capacità tecniche storiche dell’infermiere sorreggono quelle innovative. in cui le relazioni intense dei protagonisti mettono in moto la creatività e la capacità di attivare risorse, anche eterodosse, per sviluppare interventi partecipati di prevenzione e percorsi assistenziali condivisi e personalizzati. Apparirà ancora più chiaro che l’assistenza non può e non deve essere standardizzata, ma deve essere personalizzata a seconda delle esigenze delle persone e delle caratteristiche delle comunità. “Questo libro – tecnico e coinvolgente – dovrebbe finire in mano a tante persone… Sono pagine che parlano alle nostre esistenze. Alla vita di chi ha dedicato le proprie giornate al sociale. a chi si è appena affacciato a quello che, probabilmente, domani sarà il suo lavoro. a coloro che comunque nutrono interesse, più con il cuore che con la mente, a fatti e vicende che toccano uomini e donne soprattutto nel periodo della difficoltà e dell’abbandono” (dalla Presentazione di don Mario Vatta).

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