La situazione in Iran, segnata da un conflitto aperto con Stati Uniti e Israele, si muove su un equilibrio fragile, dove la tensione internazionale si intreccia con una repressione interna sempre più evidente.
All’interno di questo scenario, per i sanitari, e in particolare per le infermiere iraniane, prendersi cura dei manifestanti colpiti durante le proteste non è un gesto neutro e senza conseguenze, ma una scelta consapevole e rischiosa che ha esposto molte di loro a conseguenze pesanti, come le violenze sessuali aggravate e sevizie che vanno al di là di ogni diritto umano.
Gravi violenze sessuali subite dalle infermiere iraniane
Sul piano politico interno, tentativi isolati di protesta, soprattutto durante la prova di resistenza all’attacco occidentale, vengono soffocati con durezza: i manifestanti che scendono in piazza contro il regime finiscono spesso tra i feriti, vittime di interventi antisommossa condotti senza mezze misure.
Secondo un’inchiesta esclusiva diffusa da Iran International, due infermiere iraniane arrestate a Teheran dopo aver soccorso manifestanti antigovernativi feriti sarebbero state sottoposte a torture e a ripetute violenze sessuali da parte degli agenti del regime iraniano durante la detenzione.
Le due colleghe, secondo quanto riportato, lavoravano nella capitale e avevano preso parte all’assistenza dei feriti nel corso delle proteste diffuse tra la fine di dicembre e l’inizio di gennaio.
Fonti citate dalla testata riferiscono che entrambe, a causa delle prolungate sevizie e violenze, avrebbero riportato lesioni interne gravissime, tali da richiedere interventi chirurgici maggiori dopo l’arresto: una sarebbe stata sottoposta a resezione intestinale, mentre per l’altra si sarebbe resa necessaria un’isterectomia a causa dell’entità dei traumi subiti.
È le angherie non si sono fermate qui. La stessa inchiesta prosegue citando il fatto che la famiglia di una delle due infermiere è stata costretta a dover pagare una notevole somma per corrompere un ufficiale dei servizi segreti iraniani di regime per liberarla, oltre ad aver costretto la stessa a firmare delle dichiarazioni in cui la vittima dichiara che le violenze siano state causate dai rivoltosi.
Il regime ha vietato al personale sanitario di curare i manifestanti feriti
Il rapporto riferisce anche che durante le manifestazioni di gennaio le forze di regime avrebbero fatto irruzione nell’ospedale, impedendo al personale sanitario di prestare cure ai manifestanti feriti e aggredendo fisicamente chi si opponeva.
Alcuni testimoni parlano di due infermiere uccise con armi da fuoco e di almeno cinque colleghe arrestate.
Le denunce si inseriscono in un clima di crescente attenzione internazionale sul trattamento dei detenuti in Iran durante la repressione delle proteste.
Amnesty International e gli investigatori delle Nazioni Unite avevano già documentato episodi di tortura, violenze sessuali, arresti arbitrari e confessioni ottenute sotto coercizione all’interno delle carceri iraniane.
Le nuove accuse si collocano sulla stessa linea di precedenti rapporti, secondo cui la violenza sessuale sarebbe stata utilizzata in modo sistematico come strumento di repressione del dissenso.
La guerra che imperversa al momento, non potrà che incrementare la mancanza di trasparenza e la distrazione dell’opinione pubblica verso temi più macroeconomici, come l’aumento del petrolio.
Un evento in cui perderemo tutti, dal continente europeo defraudato di combustibili, ad una povera infermiera iraniana che non voleva altro che curare un ferito e che per questo ha pagato con il prezzo più alto che poteva pagare.
Autore: Dario Tobruk (seguimi anche su Linkedin – Facebook – Instagram – Threads)
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