Dall’apprendimento degli adulti alla formazione esperienziale: aspetti determinanti

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La necessità di apprendimento in età adulta non è un argomento nuovissimo: i grandi maestri filosofi dei tempi antichi, come Confucio, Lao Tzu, Aristotele, Socrate insegnavano agli adulti e grazie alle loro esperienze con essi, questi maestri hanno imparato a considerare l’apprendimento come un processo di ricerca di attività e non come ricezione passiva di contenuti.

Dal punto di vista etimologico, il termine “apprendere” deriva dal latino a prehendere che indica un modo intensivo di impossessarsi, acquisire, prendere; l’apprendimento quindi rimanda a un movimento di acquisizione che parte dal soggetto verso qualcosa che al momento non possiede. L’oggetto dell’apprendimento può essere un contenuto, un significato, un’informazione, una capacità, una tecnica ma anche una diversa coscienza di sé.

Quando si parla di apprendimento, in genere ci si riferisce al mondo dell’infanzia e infatti chi meglio di loro è in grado di apprendere velocemente? Quando si parla degli adulti invece, cosa accade? Cosa fanno? Cosa provano? Perché non hanno la stessa velocità di imparare e mettersi in gioco? Per rispondere a tali quesiti, Malcom Knowles, studioso americano che ha introdotto il concetto di “Andragogia” e di apprendimento degli adulti, ha evidenziato le principali caratteristiche nel meccanismo di apprendimento negli adulti, distinguendoli dalla Pedagogia, che studia lo sviluppo cognitivo dei bambini.

 

Tab.1- Pedagogia e Andragogia a confronto

PRINCIPI CHIAVE TEORIA ANDRAGOGICA DI M. KNOWLES PEDAGOGIA ANDRAGOGIA
1 – Bisogno di sapere Non necessitano di sapere come ciò che imparano si applichi alla vita reale L’adulto ha l’esigenza di sapere perché deve apprendere quell’argomento
2 – Concetto di sé Il bambino sente di dipendere dall’insegnante L’adulto si percepisce come soggetto autonomo
3 – Il ruolo dell’esperienza Per il bambino l’esperienza ha un basso valore Per l’adulto l’esperienza è ciò che lo forma
4 – Disposizione ad apprendere Il bambino apprende indiscriminatamente tutto ciò che gli vene proposto Gli adulti sono disposti ad apprendere ciò che hanno bisogno di sapere per fronteggiare una situazione di vita reale
5 – Orientamento verso l’apprendimento L’orientamento è rivolto verso la materia L’orientamento è centrato su aspetti pragmatici
6 – La Motivazione I bambini sono mossi da moventi esterni (voti, approvazione, pressione dei genitori) Gli adulti sono mossi da moventi interni (desiderio, soddisfazione, autostima)

 

La teoria andragogica di Knowles, pone le basi per lo sviluppo della formazione esperienziale; il detto che “si impara a fare facendo” è alla base dell’apprendimento e della formazione esperienziale. La formazione esperienziale permette infatti di osservare attitudini, sviluppare capacità, acquisire e modificare atteggiamenti. Mette il discente in condizione di operare una riflessione critica rispetto ad assunti, idee, prospettive, valori, atteggiamenti, comportamenti, conoscenze e competenze.

Il termine experire, in latino, significa provare facendo esperienza; quindi l’esperienza è generata da un incontro e nasce da una relazione tra il soggetto e l’oggetto, laddove l’esperienza diventa oggetto di riflessione. Martin Heidegger, filosofo tedesco, spiegava questo legame attraverso il confronto di due termini che richiamano da un lato l’esperienza vissuta legata al ricordo, ad uno stato cognitivo ed emotivo, mentre dall’ altro lato, l’esperienza che rimanda al concetto di viaggio, di trasformazione, di passaggio e alle riflessioni e intuizioni che da esse scaturiscono nell’incontro tra imprevisto e nuovo.

L’ apprendimento esperienziale, secondo questa definizione, unisce due componenti attive, ponendo al centro l’azione stessa che diventa quindi un’esperienza “pratica” come fonte di apprendimento più efficace e che ricade sull’aspetto del fare. David Kolb, teorico dell’educazione, si è occupato negli anni di apprendimento esperienziale e di educazione degli adulti, sviluppando il suo modello sull’apprendimento esperienziale assieme a Roy Fry: l’educazione esperienziale è una filosofia e una metodologia nella quale gli educatori/formatori intenzionalmente coinvolgono i formandi nell’esperienza diretta focalizzando l’attenzione sulla riflessione per creare la conoscenza, sviluppare le abilità e chiarire i valori.

In “Experiential Learning: Experience as the Source of Learning and Development”, Kolb realizza quella che può essere definita la prima teoria sull’apprendimento esperienziale.

Il modello proposto da Kolb si basa su quattro elementi, collegati tra loro in modo ciclico:

  • l’esperienza concreta svolgere un compito, risolvere un problema;
  • l’osservazione riflessiva ripensare l’esperienza cercando analogie o difformità rispetto al vissuto precedente; la riflessione può essere sia su se stessi che nel gruppo;
  • la concettualizzazione astratta, ovvero concettualizzare grazie alle proprie competenze ed esperienze concetti generali applicabili in altri contesti, passando ad ipotizzare possibili scenari applicativi;
  • la sperimentazione attiva, utilizzare le teorie e i modelli individuati nella concettualizzazione astratta per affrontare nuove situazioni e risolvere problemi pratici.

I quattro elementi, posti secondo una sequenza in fasi, danno luogo al circolo dell’apprendimento esperienziale (fig. 1) che può prendere origine a partire da uno qualsiasi dei quattro elementi e da un particolare comportamento messo in atto da un individuo che ne valuta le conseguenze e risultati nella situazione contingente.

 

Figura 1 – Dimensioni strutturali e stili di apprendimento nel modello di apprendimento esperienziale di Kolb.

 

Inoltre, secondo Kolb, l’apprendimento esperienziale agisce in maniera efficace grazie all’incrocio di due dimensioni strutturali fondamentali: la prensione e la trasformazione. La prehensione rappresenta il modo in cui si prende possesso dell’esperienza, mentre la trasformazione permette di imparare manipolando e modificando l’esperienza acquisita. Entrambe le due dimensioni hanno due poli opposti; nel caso della prehensione, abbiamo l’apprehension e la comprehension.

L’apprehension è legata all’esperienza concreta ossia all’acquisizione di tutte le caratteristiche tangibili e provate dell’esperienza immediata e vissuta, mentre la comprehension è legata alla concettualizzazione astratta, che permette l’acquisizione e la manipolazione di categorie mentali. Seguendo questo asse, quello della trasformazione dell’esperienza, l’intention è legata alla fase di riflessione interiore e pertanto è legata alla fase dell’osservazione riflessiva. Dall’altro lato abbiamo l’extension, un processo di trasformazione legato alla sperimentazione attiva che consiste in una manipolazione attiva del mondo esteriore. Kolb ha inoltre elaborato un inventario degli stili di apprendimento, asserendo che ogni persona è caratterizzata dalla prevalenza di uno stile di apprendimento, alcuni apprendono attraverso le sensazioni, altri guardando, altri ancora pensando. Da questo derivano quattro stili di pensiero: accomodatore (dalla sperimentazione attiva e dell’esperienza concreta); divergente (dall’esperienza concreta e dall’osservazione riflessiva); assimilatore (dall’osservazione riflessiva e dalla concettualizzazione astratta); convergente (dalla concettualizzazione astratta e dalla sperimentazione attiva).

Il convergente, in cui giocano un ruolo decisivo la concettualizzazione astratta e la sperimentazione attiva, affronta i problemi specifici decidendo in base al rapporto costi-benefici, valuta le conseguenze, è ipotetico-deduttivo e vuole trovare la soluzione giusta ad ogni problema, non usa la creatività e l’emotività.

Il divergente dà grande importanza all’osservazione e alla riflessione di esperienze concrete: parte da esperienze del proprio vissuto, con coinvolgimento, immaginazione ed emotività che sono molto accentuate. Il soggetto con questo stile di pensiero è interessato ai rapporti interpersonali con poliedrici interessi culturali, ed è indirizzato a trovare risposte ai molti “perché”.

L’assimilatore, in cui predominano osservazione, riflessiva e concettualizzazione, è portato per le scienze pure, la statistica; raccoglie molti dati con l’osservazione e li analizza, li elabora in modelli teorici di sintesi.

L’accomodatore è il profilo in cui sono privilegiate esperienza concreta e sperimentazione attiva. Predilige i fatti alle parole, gestisce problemi, accetta responsabilità di realizzazione, lavora su obiettivi e criteri assegnanti e non li contesta.

Il formatore ha la responsabilità ma anche il privilegio di scoprire – in guisa di maieutica – il modo migliore di apprendere dai propri discenti e organizzare le attività in modo da valorizzare le modalità di ognuno.

Il termine experire, in latino, significa provare facendo esperienza; quindi l’esperienza è generata da un incontro e nasce da una relazione tra il soggetto e l’oggetto, laddove l’esperienza diventa oggetto di riflessione. Martin Heidegger, filosofo tedesco, spiegava questo legame attraverso il confronto di due termini che richiamano da un lato l’esperienza vissuta legata al ricordo, ad uno stato cognitivo ed emotivo, mentre dall’ altro lato, l’esperienza che rimanda al concetto di viaggio, di trasformazione, di passaggio e alle riflessioni e intuizioni che da esse scaturiscono nell’incontro tra imprevisto e nuovo. L’ apprendimento esperienziale, secondo questa definizione, unisce due componenti attive, ponendo al centro l’azione stessa che diventa quindi un’esperienza “pratica” come fonte di apprendimento più efficace e che ricade sull’aspetto del fare. David Kolb, teorico dell’educazione, si è occupato negli anni di apprendimento esperienziale e di educazione degli adulti, sviluppando il suo modello sull’apprendimento esperienziale assieme a Roy Fry: l’educazione esperienziale è una filosofia e una metodologia nella quale gli educatori/formatori intenzionalmente coinvolgono i formandi nell’esperienza diretta focalizzando l’attenzione sulla riflessione per creare la conoscenza, sviluppare le abilità e chiarire i valori.

In Experiential Learning: Experience as the Source of Learning and Development, Kolb realizza quella che può essere definita la prima teoria sull’apprendimento esperienziale.

Il modello proposto da Kolb si basa su quattro elementi, collegati tra loro in modo ciclico:

  • l’esperienza concreta svolgere un compito, risolvere un problema;
  • l’osservazione riflessiva ripensare l’esperienza cercando analogie o difformità rispetto al vissuto precedente; la riflessione può essere sia su se stessi che nel gruppo;
  • la concettualizzazione astratta, ovvero concettualizzare grazie alle proprie competenze ed esperienze concetti generali applicabili in altri contesti, passando ad ipotizzare possibili scenari applicativi;
  • la sperimentazione attiva, utilizzare le teorie e i modelli individuati nella concettualizzazione astratta per affrontare nuove situazioni e risolvere problemi pratici.

I quattro elementi, posti secondo una sequenza in fasi, danno luogo al circolo dell’apprendimento esperienziale (fig. 1) che può prendere origine a partire da uno qualsiasi dei quattro elementi e da un particolare comportamento messo in atto da un individuo che ne valuta le conseguenze e risultati nella situazione contingente.

Dott.ssa De Girolamo Maria Vittoria – Infermiera “Terapia Intensiva Pediatrica e Trauma Center” IRCCS-Fondazione Policlinico Gemelli-Roma

 

Bibliografia

Fòrema (2012), “Formazione esperienziale: istruzioni per l’uso”, Franco Angeli, Milano.

Richini P. E. (2012) (a cura di), “Strumenti per la formazione esperienziale del manager”, ISFOL, Roma.

Knowles M. (1980), “The modern practice of adult education”, Cambridge Book Company, New York.

Knowles M. (2002), “Quando l’adulto impara. Pedagogia e andragogia”, Franco Angeli, Milano.

Kolb D. (1984), “Experiential Learning”, Prentice Hall, Englewood Cliff, New York.

Photo Credits: Cover Photo by Monica Melton on Unsplash

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