Arte e infermiere: osservazione e curiosità alla base della pratica assistenziale

Arte e infermiere osservazione e curiosità alla base della pratica assistenziale
Arte e infermiere osservazione e curiosità alla base della pratica assistenziale

Molto spesso all’università, in articoli scientifici o nella comun parlata abbiamo sentito discutere di assistenza come arte. La stessa Florence Nightingale affrontò per prima l’argomento definendo l’assistenza come la più belle delle arti. Ma se fosse la stessa arte a darci una mano nella pratica assistenziale?

Infermieristica come arte

Intendere l’assistenza infermieristica come una forma d’arte è la prerogativa che ogni operatore sanitario si deve porre nell’opera di approccio assistenziale, nella risposta ai bisogni del paziente, attraverso la ricerca della globalità bio-psico-sociale dell’assistenza.

Guardare un dipinto o esaminarlo, può aiutare l’infermiere nella ricerca dei particolari, nel migliorare le proprie capacità di osservazione. L’osservazione e la curiosità sono ottime qualità che il professionista deve possedere per poter rilevare segni e sintomi fini e particolari e poter preventivamente riscontrare poi, insieme all’equipe assistenziale, problematiche che possono comportare un peggioramento della sua salute.

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Lo studio

Lo studio “One Thousand Words: Evaluating an Interdisciplinary Art Education Program (Mille parole: valutazione di un programma di educazione artistica interdisciplinare)” sostiene che alle professioni sanitarie possano essere insegnate efficacemente abilità di osservazione attraverso l’arte.

Klugman, bioeticista e antropologo medico e co-autore dello studio, sostiene che l’arte è un potente strumento per l’insegnamento e il programma, a cui sono stati sottoposti medici e infermieri nello studio, li ha aiutati a diventare più abili nell’osservazione e li ha incoraggiati ad affrontare le supposizioni, basandole ancor più sull’osservazione e curiosità del saper ricercare.

Una ventina tra medici e infermieri sono stati sottoposti ad un corso semestrale presso l’Università Texas Health Science Center di San Antonio. Hanno anche partecipato ad incontri al McNay Art Museum. Per affinare le capacità osservazionali gli studenti sono stati indirizzati all’utilizzo delle strategie del pensiero visivo (VTS), tecnica originariamente sviluppata per aiutare i bambini dell’asilo a guardare l’arte.

Materiali e metodi

“Cosa vedi? Cosa vedi che te lo fa pensare? Vedi qualcos’altro?” Sono state le domande più chieste agli studenti durante le “ore d’arte”. Ogni settimana, gli studenti hanno utilizzato queste strategie di pensiero visivo per osservare dei “pazienti d’arte”.

Queste opere d’arte sono state visionate per circa 30 minuti con la presenza degli autori che davano qualche indicazione interpretativa così da affinare nei professionisti la tecnica d’ascolto. In una fase successiva invece sono stati presentati dei modelli dal vivo che indossavano condizioni della pelle simulata (eruzioni cutanee, lesioni, tatuaggio rimosso). Gli studenti hanno utilizzato la tecnica VTS in entrambe le fasi.

Per misurare i loro progressi, Klugman e Beckmann-Mendez hanno somministrato al campione di soggetti un pre-test e un post-test chiedendo agli studenti di descrivere le immagini dei pazienti e dell’arte. I ricercatori hanno invece “pesato” le parole in termini di emozioni, prove, linguaggio medico e narrazione.

Risultati

I risultati dello studio hanno portato un sostanziale cambiamento nell’osservazione di questi professionisti sanitari.

Infatti dopo aver seguito il corso risultavano:

  • più osservazioni cliniche che aspetti emotivo-relazionali;
  • aumento del totale dei termini utilizzati descrizione;
  • aumento numero totale delle osservazioni.

I ricercatori sorpresi ma sicuri di questo studio hanno dichiarato di non aver insegnato termini artistici a questi studenti, ma gli stessi hanno attinto dalla loro stessa cultura generale stimolata adeguatamente da una profonda osservazione artistica.

Conclusioni

Entrando in una stanza d’ospedale dovremmo saper trasformare la realtà in “un bel passaggio”. Costruire una cornice attorno alla persona creando un saldo rapporto empatico che ci permetta di curiosare tra i dati soggettivi ed oggettivi costruendo un piano d’assistenza efficace e appropriato ai suoi bisogni.

Questo studio dimostra che metodi di osservazione e contesto sono di gran lunga utili nella pratica assistenziale. L’arte può insegnare a vedere sia il quadro generale che i piccoli dettagli scatenanti ma che possono essere facilmente trascurati.

Autore: Antonio Vittorio Melis

Fonte scientifica:

  • Craig M. Klugman, Diana Beckmann-Mendez. One Thousand Words: Evaluating an Interdisciplinary Art Education Program . Journal of Nursing Education , 2015; 54 (4): 220 DOI: 10.3928/01484834-20150318-06
  • De Paul University. “L’arte aiuta gli infermieri, gli studenti di medicina a rafforzare le capacità di osservazione.” Scienza Quotidiano. ScienceDaily, 31 marzo 2015.
  • www.sciencedaily.com/releases/2015/03/150331175808.htm
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Infermiere di Medicina Interna, L.M. in Scienze Infermieristiche e Ostetriche (Uniss). La scrittura per me rappresenta la sfida di portare l’infermieristica e l’essenzialità del rapporto paziente-infermiere all’orecchio del più scettico.

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