Cronache dal 41° Congresso Nazionale ANIARTI 2022

Congresso ANIARTI 2022

Dopo anni di restrizioni Covid siamo finalmente ritornati a parlare d’infermieristica in presenza. Al 41° Congresso Nazionale ANIARTI 2022 ci siamo anche noi di DimensioneInfermiere.it e abbiamo raccolto in questo articolo le nostre impressioni sull’evento: un riferimento a livello nazionale dell’area critica, il luogo dove l’infermieristica incontra il suo futuro.

Cronache dal 41° Congresso Nazionale ANIARTI 2022

Il Congresso ANIARTI rispetta anche quest’anno le sue promesse e supera di gran lunga le aspettative che avevamo su di esso. I principali esperti del settore sono qui presenti e portano con loro nuovi contenuti scientifici, frutto di due anni di discesa nell’inferno e risalita.

È così che i relatori dell’ANIARTI sono riusciti a elaborare le migliori strategie assistenziali dal fango dell’emergenza: frutto di una resilienza elaborata che può dimostrare come solo gli infermieri siano in grado di rialzarsi e trasformare il veleno in medicina, i problemi in soluzioni.

E chi più di Alberto Lucchini è in grado di riassumere in poche parole quanto di meglio l’infermieristica ha da offrire come risposta ai problemi emersi durante la pandemia? Le sue relazioni riassumono magistralmente il precario equilibrio tra il curare e il prendersi cura, di cui spesso è l’infermiere il perno.

Guarda il soffitto. Questo è quello che che vedono i tuoi pazienti tutto il giorno quando si risvegliano” è il cambio di paradigma che Lucchini offre ad una platea di più di 500 infermieri, e che accolgono con lo stesso riguardo anche il monito, rispetto ai nostri doveri più fondamentali: “se qualcuno che non sia un infermiere mi chiede di mobilizzare il paziente, ho già perso!“.

Il saluto di Giurdanella (OPI Bologna) al Congresso

Segue il Prof. Stefano Bambi, professore associato presso l’Università di Firenze, che con la sua relazione arricchisce la giornata con interessanti spunti di riflessione sui perché mobilizziamo i pazienti. Siamo riusciti a farci promettere un’intervista con cui approfondire questo e tanti altri argomenti.

A Francesca Angeletti l’onore di definire il percorso di specializzazione dell’infermiere in area critica, istanza così tanto evidenziata durante la pandemia e su cui, a riflettori ormai spenti, non potranno più smettere di darci credito.

Guglielmo Imbriaco ci mostra l’indagine sul panorama italiano della formazione specialistica in area critica, evidenziando l’approccio eterogeneo delle diverse formule didattiche e dei diversi metodi di insegnamento.

Il dato più eclatante non può che essere quello per cui in alcuni master di area critica non vi sono, o sono pochissimi, docenti infermieri e dove la categoria medica ricopre la quasi totalità percentuale di insegnanti.

Il proposito della relazione è evidenziare quanto sia necessaria l’omogeneizzazione dei percorsi di studio specialistici, degli obiettivi di apprendimento e di quanto sia ormai fondamentale definire una struttura didattica da parte delle istituzioni infermieristiche e delle società scientifiche di competenza.

Possiamo fare la differenza?

Prende quindi la parola la presidente Silvia Scelsi con un incipit che scuote la sala: “Possiamo fare la differenza?“. L’ANIARTI, secondo Scelsi, ha sempre interpretato il futuro e oggi, alla luce del PNRR, viene chiesto all’infermiere un maggiore coinvolgimento anche sul territorio, ma come può rispondere l’infermiere a questa istanza?

Sempre secondo la dott.ssa Scelsi, sarà primario riformulare la piramide gerarchica dell’assistenza per aiutare gli infermieri a liberare le risorse necessarie per riappropriarsi del proprio ruolo di guida responsabile della cura e del prendersi cura del paziente.

L’infermiere non può più farsi bastare la sopravvivenza del paziente come obiettivo minimo ma deve prendersi in carico l’onere di un impegno più ambizioso: il diritto del paziente di vivere appieno la propria vita anche dopo la fine della sua presa in carico.

La società ci chiede di integrare i due aspetti antitetici dell’assistenza: tecnologia e umanesimo. Aspetti che soltanto l’infermiere è in grado di far collabire in un processo di cura che li comprenda e li esalti contemporaneamente, per il bene del paziente. Eppure il rischio che l’infermiere si perda nella tecnica e disconosca il suo mandato è sempre alto, bisogna rimanere in allerta.

In definitiva il congresso è aperto e il dibattito è acceso. E fatemelo dire, finalmente in presenza.

Autore: Dario Tobruk 

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Dopo una lunga esperienza in area critica e un Master in Tecniche ecocardiografiche, attualmente lavora come infermiere sul territorio. Autore di "ECG Facile: dalle basi all'essenziale" e redattore tecnico-scientifico, ha conseguito un Master in Giornalismo e Comunicazione istituzionale della scienza. Dal 2016, in collaborazione con la casa editrice Maggioli, founder e direttore di DimensioneInfermiere.it.

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