L’onere della prova nelle obbligazioni nei casi di colpa medica

la sentenza della Corte Costituzionale
la sentenza della Corte Costituzionale

Per ciò che attiene alla colpa medica, un principio sul quale spesso si fa confusione e che è molto dibattuto in dottrina e giurisprudenza riguarda l’onere della prova nelle obbligazioni derivanti dal rapporto con il medico. Siamo nell’ambito della colpa medica, tematica questa che ha subito grandi modifiche a seguito della riforma Gelli, ma che continua a mantenere nella sua intima ratio ragioni di complessità non indifferenti.

Nell’ambito delle obbligazioni ci troviamo di fronte a due soggetti: debitore e creditore, ed il problema che ci si è posti in alcuni casi giurisprudenziali riguardava la valutazione circa la prestazione che doveva essere eseguita dal debitore, in particolare quando la stessa non fosse eseguita correttamente o non fosse resa nella sua interezza. La questione era legata a chi dovesse provare l’inadempimento del debito.

Si è considerato a lungo l’obbligazione del medico come un’obbligazione di mezzi, che quindi non assicurava il risultato, ma che facesse riferimento alle modalità di adempimento dell’operazione. In questi casi dovrebbe essere il creditore (paziente) a provare l’inadempimento.

Professione infermiere: alle soglie del XXI secolo

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Caterina Galletti, Loredana Gamberoni, Giuseppe Marmo, Emma Martellotti, 2017, Maggioli Editore

La maggior parte dei libri di storia infermieristica si ferma alla prima metà del ventesimo secolo, trascurando di fatto situazioni, avvenimenti ed episodi accaduti in tempi a noi più vicini; si tratta di una lacuna da colmare perché proprio nel passaggio al nuovo millennio...



 

Col tempo però si è notato come alcuni alcuni interventi di routine, ovvero di facile risoluzione, fossero così semplici da poter essere equiparati ad un’obbligazione di Risultato. Ci si riferiva a quelle prestazioni talmente semplici che era ovvio che il medico fosse in grado di porle in essere senza problemi, per cui se non si fosse ottenuto il buon esito, si doveva presumere la colpa del medico, per cui il creditore non doveva più provare la colpa del medico stesso.

Compito della giurisprudenza nel tempo è stato quello di facilitare l’onere della prova in capo al paziente, perché per ciò che attiene alla colpa medica siamo nell’ambito di un contesto molto tecnico e che non può essere considerato una scienza esatta, dato il grande riferimento a quella modalità di intervento che avvengono secondo l’ars medica.

Ci si è interrogati, in altri termini, su come potesse il paziente dimostrare che l’inadempimento del medico fosse avvenuto, non avendo però piena cognizione della materia medica.

Per questo si è tentato con le ultime riforme di far ricadere l’onere della prova sul medico, perché è quest’ultimo il soggetto in grado di comprendere a pieno quale grado di difficoltà fosse insito nella singola prestazione medica.

Dopo la riforma del 2001 è pacifico come spetti proprio al debitore (in questo caso il medico) provare di aver posto in essere tutti gli atti volti a garantire il migliore dei risultati. Tale assunto deroga parzialmente al principio generale per cui chi è titolare di un diritto deve provarlo, ma tale deroga avviene nel rispetto di questa spinta giurisprudenziale verso la tutela della posizione del paziente, al quale, altrimenti, se ci si riferisse nei termini della responsabilità contrattuale di cui all’art 1218 c.c., verrebbe chiesto uno sforzo probatorio eccessivo.

Limite a quanto sopra esposto si ha nel caso in cui vi sia stata la nascita indesiderata del feto, in tal caso una pronuncia della Cassazione a Sessioni Unite del 2012, ha stabilito che, per evitare in capo al medico di dover provare il nesso causale tra la sua attività medica e la mancata decisione della gestante di non portare a termine la gravidanza, (qualora fosse stata informata dell’handicap del feto),  sia la gestante ha dimostrare che tale connessione esiste.

Tutto ciò al fine di evitare in capo al medico la c.d., probatio diabolica; spetterà alla donna dimostrare secondo presunzioni che se correttamente informata non avrebbe portato a termine la sua gestazione.

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Avvocato; giornalista pubblicista; copywriter. Esperto di diritto sanitario a seguito di un percorso formativo in ambito legale con il conseguimento della laurea magistrale in Giurisprudenza presso l'Università degli studi di Catania ed il successivo ampliamento delle conoscenze in ambito sanitario e giornalistico.

1 COMMENTO

  1. sono una guardia medica ,accusata di avere procurato il decesso di una signora ,poiche informata della gravita non mi recavo a fare la visita alla stessa.Questo non e vero ,tanto e che mi ci hanno accompagnato i carabinieri.PERCHE non sono chiamata a testimoniare sul mio operato ,secondo la riforma Gelli ‘

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