A pochi giorni dal riconoscimento delle lauree magistrali a indirizzo clinico, il Governo, attualmente in preda ad una rinnovata attenzione alle richieste di valorizzazione della figura infermieristica, ha approvato per decreto un ulteriore passo avanti per la comunità professionale.
Con questo provvedimento viene riconosciuto legalmente e ufficialmente il rilevante impatto dell’infermiere di ricerca all’interno del sistema sanitario e scientifico.
infermiere di ricerca clinica riconosciuto per Decreto: cosa vuol dire?
Inserito nell’impianto normativo volto al riordino degli istituti di ricerca sanitari e ospedalieri, il Decreto Legislativo 31 marzo 2026, n. 67, ha formalmente riconosciuto il ruolo dell’infermiere di ricerca clinica.
Il provvedimento ne ha legittimato le competenze tecnico-scientifiche peculiari e fondamentali all’interno delle sperimentazioni cliniche, attribuendogli specifiche funzioni organizzative e prevedendo il conferimento puntuale di un apposito incarico professionale.
Potrà sembrare un dettaglio secondario per chi non ha familiarità con le dinamiche di produzione della letteratura scientifica ma, in realtà, la possibilità per l’infermiere che si occupa di questa importante funzione, vedersi attribuito ufficialmente l’incarico sostiene l’impegno di un professionista sempre più indispensabile per una ricerca sanitaria strutturata e di qualità.
Il legislatore ha infatti inserito nel testo ufficiale la facoltà, per le Fondazioni IRCCS e gli IRCCS non trasformati, di prevedere nei propri statuti o regolamenti:
“[…] al fine di valorizzare la specificità delle competenze tecnico-scientifiche in materia di sperimentazione clinica, nel rispetto delle vigenti disposizioni contrattuali per il profilo di ricercatore sanitario il conferimento degli incarichi di responsabile di ricerca clinica e di infermiere di ricerca clinica deputati alle funzioni organizzative inerenti alle sperimentazioni cliniche, ciascuno per la parte di competenza.“. [Leggi il resto del Decreto]
La nomina avverrà tramite un incarico conferito dal Direttore Generale su proposta del Direttore Scientifico dell’istituto, previa attenta valutazione della qualificazione professionale e in considerazione dell’esperienza acquisita nel settore. Così come richiesto da molto tempo dagli stessi infermieri di ricerca che già operano nel settore.
Se sei stanco di lavorare in ospedale, fare i turni e saltare continuamente i riposi, oltre alla figura di infermiere di ricerca, dovresti valutare la possibilità di lavorare sul territorio.
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Di Infermieristica di Famiglia e di Comunità si parla in Italia dai primi anni del 2000.Da allora, molto si è dibattuto intorno a questa professionalità e al suo ruolo, cercando di farne emergere le possibilità operative e l’integrazione con le altre figure e funzioni della rete formale dei servizi, fino a quando la pandemia ci ha drammaticamente mostrato tutta l’inadeguatezza della risposta sanitaria a livello territoriale.Sono stati anni bui, dai quali abbiamo imparato che la difficoltà di accedere all’ospedale, sul quale poggia tutto il sistema, crea un cortocircuito a danno degli operatori, ma soprattutto dei cittadini, portatori di bisogni sia sociali che sanitari. Tuttavia l’emergenza sanitaria ha consentito di attivare riflessioni intorno al problema delle cure primarie e della funzione di gate keeping che il territorio dovrebbe svolgere. Le recenti norme legislative di riorganizzazione del si-stema territoriale hanno per la prima volta delineato un profilo specifico per l’Infermiere di Famiglia e di Comunità.Il presente volume è il primo manuale davvero organico e completo per l’Infermiere di Famiglia e di Comunità, e sarà di certo una risorsa preziosa- per gli studenti che intraprenderanno un percorso formativo in cure territoriali e in Infermieristica di Famiglia e di Comunità- per chi partecipa a concorsi- per i professionisti, non solo infermieri, che vorranno volgere lo sguardo verso nuovi orizzonti.Guido LazzariniProfessore di Sociologia dell’Università di Torino, docente di Sociologia della salute nel Corso di Laurea in Infermieristica.Tiziana StobbioneDottore di ricerca in Sociologia, Scienze organizzative e direzionali. Bioeticista. Professore a contratto d’Infermieristica presso la Scuola di Medicina dell’Università di Torino.Franco CirioResponsabile per le professioni sanitarie della Centrale Operativa Territoriale di Governo della continuità assistenziale e dei Progetti innovativi a valenza strategica dell’ASL Città di Torino.Agnese NataleSi occupa di ricerca, formazione e operatività nell’ambito della partecipazione e dell’empowerment di gruppi e persone in condizione di svantaggio.
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Il riconoscimento è ufficiale, ma la valorizzazione è a basso costo
La nota dolente, che a quanto pare non poteva non esserci, risiede nella precisazione del legislatore secondo cui dall’attuazione di incarichi ufficiali di “infermiere di ricerca clinica” non devono derivare nuovi o maggiori oneri a carico della finanza pubblica.
Di conseguenza, l’eventuale riconoscimento economico di questa specializzazione dovrà essere finanziato dall’ente stesso (o da altre fonti istituzionali, come le Regioni), oppure l’infermiere di ricerca dovrà farsi bastare il mero inquadramento professionale come moneta di scambio per il proprio ruolo e la propria carriera.
Non si tratta esattamente di ciò che può essere definito una piena valorizzazione della figura, bensì di un riconoscimento dimezzato. Il che, considerati i tempi e gli standard storici della categoria, non appariva nemmeno scontato.
Nel prossimo futuro dovremo quindi abituarci ai riconoscimenti formali delle competenze avanzate prima di vederle adeguatamente remunerate dal punto di vista economico?
La risposta arriverà, probabilmente, in concomitanza con la prossima e non troppo lontana crisi socio-sanitaria. I candidati come la prossima pandemia di Ebola, Hantavirus, le antibiotico-resistenze e l’aumento della popolazione anziana, sono soltanto alcuni dei possibili candidati che mostreranno come il ruolo dell’infermiere o viene valorizzato o la società ne pagherà un prezzo decisamente più alto degli “oneri” a carico della finanza pubblica.
Autore: Dario Tobruk (seguimi anche su Linkedin – Facebook – Instagram – Threads)
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