Infermieri uomini: l’evoluzione della società la fanno anche i maschi.

Dario Tobruk 13/06/18
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Lasciatecelo dire, gli infermieri uomini sono una parte  consistente della recente evoluzione sociale di questo Paese. Non ci soffermeremo sul fatto che un uomo che impieghi le proprie energie lavorative in una professione di cura possa apparire, a seconda del punto di vista come umiliante o tutto l’opposto. Valutiamo l’impatto della crescita di presenza maschile tra infermieri come un evento positivo per tutta la società.

Quasi un infermiere su quattro è maschio.

In un mondo in cui  la gender disparity impedisce alle donne di inserirsi in posizioni prettamente maschili è ancora meno comune l’incremento di uomini in professioni storicamente femminili.

Ma ecco che gli infermieri uomini piano piano, vuoi per pigrizia e disinteresse nel proclamare le proprie intenzioni, iniziano ad incrementare la loro presenza nella professione infermieristica.

È iniziato tutto nel 1971 con la legge n. 124 che ha esteso al personale maschile l’esercizio della professione di infermiere professionale. E i numeri, confrontando le passate valutazioni della FNOPI con quelle attuali, sembrano in lento ma costante aumento. Forse potremmo persino parlare di una invasione gentile di infermieri maschi in una professione tipicamente femminile.

L’infermiere uomo subisce stigmatizzazione sociale?

Il New York Times si è occupato qualche mese fa della crescita di infermieri uomini nella professione, in una società, quella americana, dove la stigmatizzazione sociale è molto più decisa rispetto all’Italia.

Negli USA così come dalle nostre parti sembra che gli infermieri uomini affrontino gli stessi pregiudizi delle nostre parti. Nell’articolo si cita un esempio negativo che sembra non abbia aiutato: in Ti presento i miei Ben Stiller nei panni di un infermiere uomo deve giustificare la propria scelta lavorativa di fronte alla famiglia di Pam la sua nuova fidanzata e qui vengono fuori tutti i pregiudizi che la classe borghese americana nutre per chi svolge la professione infermieristica, soprattutto se uomo. Possiamo dire che in Italia sia diverso?

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Perché gli uomini scelgono di fare gli infermieri?

La crisi economica

La crisi certo ha giocato un ruolo forte nella propensione a compiere scelte più sicure. La professione infermieristica ha un trend positivo in occupazione e stabilità lavorativa rispetto ad altri lavori. Questo fa propendere verso l’impiego in sanità dove, tutti gli studi lo confermano, l’invecchiamento delle popolazioni creerà sempre più posti di lavori infermieristici.

Espansione dei ruoli di genere

Nessuno più si stupisce se un uomo voglia dedicare più tempo ai propri figli e viversi maggiormente il suo ruolo di padre magari nella stessa famiglia in cui la donna vorrebbe fare carriera. Diversi sono i casi in cui uomini, costretti dall’aver perso il lavoro o addirittura dopo aver preso una scelta consapevole, facciano egregiamente il casalingo.

Professione infermiere: alle soglie del XXI secolo

La maggior parte dei libri di storia infermieristica si ferma alla prima metà del ventesimo secolo, trascurando di fatto situazioni, avvenimenti ed episodi accaduti in tempi a noi più vicini; si tratta di una lacuna da colmare perché proprio nel passaggio al nuovo millennio la professione infermieristica italiana ha vissuto una fase cruciale della sua evoluzione, documentata da un’intensa produzione normativa.  Infatti, l’evoluzione storica dell’infermieristica in Italia ha subìto un’improvvisa e importante accelerazione a partire dagli anni 90: il passaggio dell’istruzione all’università, l’approvazione del profilo professionale e l’abolizione del mansionario sono soltanto alcuni dei processi e degli avvenimenti che hanno rapidamente cambiato il volto della professione. Ma come si è arrivati a tali risultati? Gli autori sono convinti che per capire la storia non basta interpretare leggi e ordinamenti e per questa ragione hanno voluto esplorare le esperienze di coloro che hanno avuto un ruolo significativo per lo sviluppo della professione infermieristica nel periodo esaminato: rappresentanti di organismi istituzionali e di associazioni, formatori, studiosi di storia della professione, infermieri manager. Il filo conduttore del libro è lo sviluppo del processo di professionalizzazione dell’infermiere. Alcune domande importanti sono gli stessi autori a sollevarle nelle conclusioni. Tra queste, spicca il problema dell’autonomia professionale: essa è sancita sul terreno giuridico dalle norme emanate nel periodo considerato, ma in che misura e in quali forme si realizza nei luoghi di lavoro, nella pratica dei professionisti? E, inoltre, come si riflettono i cambiamenti, di cui gli infermieri sono stati protagonisti, sul sistema sanitario del Paese? Il libro testimonia che la professione è cambiata ed è cresciuta, ma che c’è ancora molto lavoro da fare. Coltivare questa crescita è una responsabilità delle nuove generazioni. Le voci del libro: Odilia D’Avella, Emma Carli, Annalisa Silvestro, Gennaro Roc- co, Stefania Gastaldi, Maria Grazia De Marinis, Paola Binetti, Rosaria Alvaro, Luisa Saiani, Paolo Chiari, Edoardo Manzoni, Paolo Carlo Motta, Duilio Fiorenzo Manara, Barbara Man- giacavalli, Cleopatra Ferri, Daniele Rodriguez, Giannantonio Barbieri, Patrizia Taddia, Teresa Petrangolini, Maria Santina Bonardi, Elio Drigo, Maria Gabriella De Togni, Carla Collicelli, Mario Schiavon, Roberta Mazzoni, Grazia Monti, Maristella Mencucci, Maria Piro, Antonella Santullo. Gli Autori Caterina Galletti, infermiere e pedagogista, corso di laurea magistrale in Scienze infermieristiche e ostetriche dell’Università Cattolica del Sacro Cuore, Roma.Loredana Gamberoni, infermiere, coordinatore del corso di laurea specialistica/ magistrale dal 2004 al 2012 presso l’Università di Ferrara, sociologo dirigente della formazione aziendale dell’Aou di Ferrara fino al 2010. Attualmente professore a contratto di Sociologia delle reti di comunità all’Università di Ferrara.Giuseppe Marmo, infermiere, coordinatore didattico del corso di laurea specialistica/ magistrale in Scienze infermieristiche e ostetriche dell’Università Cattolica del Sacro Cuore, sede formativa Ospedale Cottolengo di Torino fino al 2016.Emma Martellotti, giornalista, capo Ufficio stampa e comunicazione della Federazione nazionale dei Collegi Ipasvi dal 1992 al 2014.

Caterina Galletti, Loredana Gamberoni, Giuseppe Marmo, Emma Martellotti | 2017 Maggioli Editore

32.00 €  30.40 €

Secondo un articolo del Foglio gli infermieri americani (e quindi anche quelli italiani) scelgono di fare questa professione per sganciarsi dal meccanismo della carriera, subire meno la pressione delle aziende ed avere maggiore tempo libero.

Maggiore soddisfazione

Una quota consistente di infermieri uomini ha scelto la professione infermieristica per cercare maggiori soddisfazione dal lavoro. Sembra che molte persone si siano rese conto che dietro al cartellino con scritto “XXXX Manager” si nasconde una trappola fatta di mansioni routinarie e insoddisfacenti. Per questo motivo, a ragione, molti credono che aiutare gli altri sia più motivante di moltissimi altri lavori.

Gli infermieri uomini vengono pagati di più

I motivi per cui il gender gap, ovvero la tendenza degli uomini ad essere pagati di più e a fare maggiore carriera sono molteplici e molteplici sono le soluzioni da portare in atto per riequilibrare il gap tra i sessi. Ma è un dato di fatto, gli infermieri uomini sono pagati di più e fanno maggiore carriera delle donne. In America quasi la metà degli infermieri anestesisti, uno dei lavori infermieristici più pagati, sono uomini.

Varietà lavorativa

Poter cambiare e variare il proprio campo lavorativo, specializzarsi e formarsi in diverse discipline rende la professione appetibile a chi cerca maggiori stimoli ed occasioni per esprimere la propria unicità o i propri bisogni. Così chi ama l’adrenalina occupa i settori di area critica e chi ama la formazione può insegnare ed educare.

L’evoluzione della società la fanno anche gli infermieri uomini

È indubbio quindi che il giorno in cui essere un infermiere uomo sia un fatto normale, quasi auspicabile per tutte le famiglie, di qualunque ceto sociale e provenienza, allora e solo allora la società nel suo complesso avrà raggiunto quella maturità civile in cui molti sperano. Per questo credo che l’evoluzione della società la facciano e continueranno a farla, lentamente e a loro modo, anche gli infermieri uomini.