Pordenone: sospesi 200 sanitari non vaccinati? Non proprio…

È del 15 luglio la notizia, divulgata da diversi media, della sospensione massiva di ben 177 operatori sanitari (tra cui 46 infermieri!) non vaccinati in quel di Pordenone.

Come sostituire i ‘sospesi’?

Siamo sicuri che, sin da subito, ogni persona (soprattutto chi conosce la sanità e gli ospedali italiani) con un po’ di sale in zucca si sarà domandata: “Ok, bene, giusto. Ma adesso, con tutta questa carenza di personale medico e soprattutto infermieristico, come li sostituiscono…?

L’Asfo: “Quando ci sono, le norme si applicano”

Eppure l’Azienda sanitaria Friuli occidentale (Asfo) ha comunicato il provvedimento in pompa magna, con un perentorio: Quando ci sono, le norme si applicano. È l’inizio di una procedura che sarà adottata anche nelle altre aziende sanitarie della regione” (VEDI).

Pugno duro, quindi. Tolleranza zero. Perché i lavoratori implicati, non si sono fatti vivi il giorno della vaccinazione: l’Asfo ha infatti “provveduto ad invitare formalmente 177, tra esercenti le professioni sanitarie e operatori di interesse sanitario, a sottoporsi nel mese di giugno alla somministrazione del vaccino anti Sars-CoV-2, indicando termini e modalità, ma i medesimi non si sono presentati agli appuntamenti programmati”.

E sono partite le missive

Di fronte a questo ‘affronto’, l’Azienda sanitaria ha deciso di dare immediata informazione “all’interessato, al datore di lavoro (ove noto) e all’ordine professionale di appartenenza (ove presente)” circa l’inosservanza dell’obbligo vaccinale.

Altresì, “comunicando contestualmente la sospensione dal diritto di svolgere prestazioni o mansioni che implicano contatti interpersonali o comportano, in qualsiasi altra forma, il rischio di diffusione del contagio da Sars-CoV-2”.

Tutti sospesi? No: si rischierebbe il blocco dei servizi

Tutti a casa senza stipendio o in chissà quali uffici a oziare, quindi? ‘Nì’. Perché non è affatto così semplice: senza il personale che sarebbe sospeso, si rischierebbe di non riuscire a garantire i servizi, soprattutto quelli domiciliari.

“Ma va??!!!” griderebbero in tanti con fare sarcastico (e forse non hanno tutti i torti). Fatto sta che un’operazione descritta come un modello da seguire e come un’imprescindibile battaglia per la legalità, sta rischiando di tramutarsi in un imbarazzante bluff.

Altre mansioni o… ‘Rigide prescrizioni’

Secondo quanto riportato da Il Gazzettino (VEDI), infatti, si cercherà sì di spostare il personale ‘ribelle’ verso altre mansioni, ma… Qualora ciò non fosse possibile, anziché lasciarlo a casa senza retribuzione, gli verrà imposto di seguire alcune ‘rigide prescrizioni’ per continuare a lavorare (nelle unità di appartenenza?).

Il Gazzettino riporta qualcosa come “l’utilizzo costante di una mascherina di qualità” o “altre forme di distanziamento”, cose che secondo noi non hanno molto senso. Perciò ci domandiamo: quali sarebbero queste ‘prescrizioni’ anti-Covid in grado di mantenere gli operatori sanitari non vaccinati nei reparti?

Lettere in aumento

Una cosa sembra certa: non pioveranno affatto sospensioni immediate e di massa come sbandierato ai quattro venti due giorni fa! Semplicemente perché ospedale, case di riposo, RSA e servizi territoriali si fermerebbero all’istante! Anche in virtù del fatto che rispetto alle 177 lettere inviate l’altro ieri, sembra che le missive siano arrivate a 200 (58 infermieri)…

Autore: Alessio Biondino

Non hanno ancora la PEC, 96 infermieri sospesi

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Infermiere di Emodinamica presso il Policlinico Umberto I di Roma e Redattore per Dimensione Infermiere (Maggioli Editore). Autore della raccolta di racconti "La suocera sul petto e altre storie vere" (Ianieri Edizioni, 2018), del romanzo "Buonanotte madame" (0111 Edizioni, 2014) e coautore del manuale di divulgazione scientifica "Assistenza respiratoria domiciliare - il paziente adulto tracheostomizzato in ventilazione meccanica a lungo termine" (Ed. Universitalia, 2013).

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