Recovery Plan: il ruolo dell’Infermiere nel piano di ripresa dell’Italia

Recovery Plan il ruolo dell'Infermiere nel piano di ripresa dell'Italia
Recovery Plan il ruolo dell'Infermiere nel piano di ripresa dell'Italia

Il Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR) è il documento che descrive come l’Italia intende investire i quasi 220 miliardi di euro che l’Europa ha garantito al nostro paese per ripartire dopo l’emergenza pandemica e la relativa crisi economica che, senza dubbio, seguirà questo periodo infausto.

In questo enorme piano di investimenti, quale ruolo avranno gli infermieri? È stata prevista una funzione particolare per questa figura sanitaria?

Da una prima analisi del documento, la presenza dell’infermiere spicca nel contesto territoriale, facendo riferimento all’infermiere di famiglia e di comunità come ruolo essenziale, soprattutto nei tre luoghi di cura individuati per riformare la sanità: le Case della Comunità, il domicilio e gli Ospedali di Comunità.

L’infermiere di comunità, centrale nel potenziamento della rete territoriale

Secondo quanto indicato nell’ambito di intervento indicato come “Potenziamento dell’assistenza sanitaria e della rete sanitaria territoriale“, e come premesso dal documento, la riforma strutturale prevede il rafforzamento delle cure sanitarie sul territorio e un’ingente investimento nell’istituzione di Case e Ospedali di Comunità come perno di questa attività territoriale sanitaria.

Lo scopo ultimo sarà quello di riportare la dimensione domestica come luogo di cura preferenziale grazie all’assistenza domiciliare e l’uso delle nuove tecnologie.

Per riassumere, l’infermiere di famiglia e di comunità avrà un ruolo centrale in questi tre ambiti di investimento fondamentali per il futuro della sanità: le Case della Comunità, il domicilio e gli Ospedali di Comunità.

Case della Comunità

Molto simili ai progetti regionali già in essere, come le Case della Salute, e di cui abbiamo già parlato, le Case della Comunità saranno il punto d’incontro tra la domanda di salute e l’offerta di tutti i servizi di cure primari, necessari soprattutto per i pazienti cronici.

Polispecialistiche, punti prelievo, servizi socio-sanitari e consultori saranno riorganizzati secondo questo modello. È prevista la costruzione, o il recupero edilizio, di ben 1288 Case della Comunità entro il 2026, con un’investimento stimato intorno ai 2 miliardi di euro.

Come riportiamo dal documento: “La Casa della Comunità sarà una struttura fisica in cui
opererà un team multidisciplinare di medici di medicina generale, pediatri di libera scelta,
medici specialistici, infermieri di comunità, altri professionisti della salute e potrà ospitare anche assistenti sociali“.

Assistenza Domiciliare

Il secondo investimento mira ad aumentare il numero di prestazioni domiciliari fino a prendere in carico il 10% di tutti pazienti cronici o non autosufficienti entro il 2026. La presa in carico del paziente si realizzerà attraverso la definizione di un piano assistenziale individuale, per definire, in multidisciplinarietà, i livelli e bisogni di assistenza specifici, e le risorse per erogarli.

Un altro ruolo fondamentale, che può essere assorbito dalla figura infermieristica, e che nel documento figura come fondamentale, è il case manager che rappresenterà il punto di riferimento per il paziente, la famiglia e tutti gli operatori sanitari coinvolti nel piano assistenziale.

Sono previsti circa 4 miliardi per implementare l’infrastruttura organizzativa e informatica e soprattutto coprire l’impegno economico di questo grande obiettivo.

Cronicità e dintorni

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Davide Croce, Angelo Capelli, Carlo Lucchina, Frida Milella, 2020, Maggioli Editore

Nei libri di storia, leggeremo: “Nella prima parte del XXI secolo, la costante connessione caratterizzò la vita di tutti. Ma nei primi mesi del 2020...”. La probabile verità è che fino a oggi l’impegno a globalizzare tutti gli aspetti della nostra vita aveva...



Ospedali di Comunità

Il terzo investimento riguarda l’attivazione di strutture sanitarie il cui scopo è soddisfare il bisogno di quella fascia di pazienti che si trova ad avere necessità di cure più intensive di quelle disponibili al domicilio ma non abbastanza da giustificare il ricovero ospedaliero, ovvero le cure intermedie.

Interventi a medio-bassa intensità assistenziale potranno essere forniti da degenze di durata limitata nel tempo, “a gestione prevalentemente infermieristica“.

L’Ospedale di Comunità è il punto di interposizione tra le cure ospedaliere e il domicilio, la misura per rendere possibile la continuità tra questi due contesti.

Sono previsti, quasi 380 Ospedali di Comunità, il cui investimento di 1 miliardo di euro è da realizzarsi entro il 2026. L’operatività di questo piano, sarà possibile grazie al fatto che è previsto un incremento strutturale delle dotazioni del personale, e come specificato nel documento del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza, con “specifico riferimento agli infermieri di comunità”.

Autore: Dario Tobruk (Profilo Linkedin)

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Infermiere di Unità Coronarica e Cardiologia, Master in Tecniche ecocardiografiche (UniCattolica). Web Content Editor medico-scientifico, iscritto al Master in Giornalismo e Comunicazione istituzionale della scienza. Nel 2016, in collaborazione con la casa editrice Maggioli, ha fondato DimensioneInfermiere.it.

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