Piano Assistenziale Individualizzato o PAI, le regole per compilarlo

Piano Assistenziale Individualizzato
Piano Assistenziale Individualizzato o PAI. Cosa è e come compilarlo efficacemente?

Il Piano Assistenziale Individualizzato o anche PAI, è uno degli strumenti di pianificazione dell’assistenza multidisciplinare più diffusi sul territorio (ADI) e nelle strutture sanitarie residenziali (RSA).

Cosa è il Piano Assistenziale Individualizzato?

Il PAI è un progetto documentato, compilato da una equipe multidisciplinare e garantito da un referente del piano (che può essere chiunque del team), che riassume la pianificazione assistenziale e gli obiettivi di promozione della salute che l’assistito dovrà ricevere e raggiungere in un determinato intervallo di tempo.

L’assistito che viene in preso in carico, che sia dall’Assistenza Domiciliare Integrata o dalle RSA o anche altre strutture sanitarie residenziali, verrà entro un certo tempo (mediamente entro tre settimane) osservato nella sua quotidianità e intercettati e valutati tutti i suoi bisogni essi verranno suddivisi in aree con le relative professionalità predisposte a soddisfarle:

  • Area clinico-assistenziale: medici, infermieri, oss.
  • Area Sociale: assistente sociale, oss, animatori, educatori.
  • Area Riabilitativa: fisioterapista, educatore, tecnici della riabilitazione.

Regole di compilazione generale di un PAI

Il Piano di Assistenza Individualizzato non dovrebbe mai essere solo un atto burocratico per adempiere a richieste medico-legali, anche se la sua presenza è generalmente richiesta come requisito essenziale all’accreditamento delle RSA:

– valutazione multidimensionale attraverso appositi strumenti validati dei problemi/bisogni sanitari, cognitivi, psicologici e sociali dell’ospite al momento dell’ammissione e periodicamente;
– stesura di un piano di assistenza individualizzato corrispondente ai problemi/bisogni
identificati;

D.P.R. 14 gennaio 1997

È invece il perno centrale a cui tutti i professionisti sanitari dovrebbero affidarsi per raggiungere gli obiettivi socio-sanitari che l’assistito può raggiungere nelle aree previste. Al centro del PAI c’è proprio l’assistito con tutti i suoi bisogni ed è proprio la sua personalizzazione che permette di conseguire la migliore assistenza possibile.

Assistere a casa

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Le fasi del Piano Assistenziale Individualizzato vengono mutuate da altri metodiche di problem solving per cui:

  1. Osservazione
  2. Pianificazione
  3. Intervento
  4. Verifica

Da ricordare dunque è che le quattro fasi sono solo circostanze, e che queste si interscambiano continuamente, in quanto, il Piano di Assistenza Individualizzato, è un processo dinamico. Un processo dove una fase può essere anche conseguente alla precedente. Ogni verifica dei risultati sprona una migliore osservazione, ogni intervento mostra un nuovo modo di verificare i risultati. E così via.

Da qui si deduce come il processo di pianificazione assistenziale del PAI sia molto più fluido di quello che si pensa e che vada adottato come strumento di assistenza personalizzata e non come un atto amministrativo.

In quanto processo dovrà sempre avere un tempo predefinito e per questo sempre essere messo in discussione ad ogni necessità o variazione dello stato clinico, sociale e assistenziale dell’ospite o dell’assistito.

Leggi anche:

ADI: cos’è e come funziona l’Assistenza Domiciliare Integrata?

Fonte:

Foto di Free-Photos da Pixabay

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Infermiere di Unità Coronarica e Cardiologia, Master in Tecniche ecocardiografiche (UniCattolica). Web Content Editor medico-scientifico, iscritto al Master in Giornalismo e Comunicazione istituzionale della scienza. Nel 2016, in collaborazione con la casa editrice Maggioli, ha fondato DimensioneInfermiere.it.

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