Conviene diventare infermiere? I pro e i contro da valutare

Dario Tobruk 19/12/22
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La pandemia ha messo in risalto la professione dell’infermiere. Sempre più giovani si chiedono se davvero conviene diventare infermiere e se sia una buona idea per il proprio futuro. I meno giovani, invece, chiedono spesso se sia una valida opzione per cambiare lavoro.

In questo articolo risponderemo a tutte le domande tipiche di chi sta pensando di studiare infermieristica, per conoscere tutti i pro e i contro su cui riflettere prima di abbracciare questa meravigliosa e difficile professione.
Indice
Conviene diventare infermiere? Diventare infermiere è una scelta che stimola tutte le persone che vogliono lavorare nel settore della salute e della sanità. L’infermieristica offre tantissime opportunità lavorative e di crescita sia professionali, ma anche personali, ed ha sicuramente un impatto significativo nella vita di tantissime persone, su tutte quelle che l’aspirante infermiere incontrerà nei suoi 40 e più anni di lavoro.

Ma, come ogni mestiere, è necessario valutare i tanti pro e soprattutto i tanti contro che riguardano questa professione, prima di imbattercisi. Questa lista racchiude i principali vantaggi e svantaggi del lavoro di infermiere e danno un’idea solida di cosa voglia dire fare questa professione.

I principali vantaggi di fare l’infermiere sono:
  • La possibilità di lavorare in un settore in cui c’è sempre bisogno di personale, in cui il lavoro anche nei periodi di maggiore crisi da sempre delle buone opportunità. Gli infermieri saranno sempre più richiesti e difficilmente rimangono senza lavoro più a lungo di un mese.
  • L’occasione di fare un lavoro dinamico: a differenza di altre professioni, l’infermiere può cambiare specialità, reparto e settore. Può cambiare numerosi setting come gli ospedali o il territorio, case di cura o cliniche private, può fare assistenza, formazione o anche ricerca.
  • E certamente, per chi lo ritiene importante, diventare infermiere dà la possibilità di fare la differenza nella vita delle persone, aiutandoli a superare i momenti peggiori della loro vita.
  • I principali svantaggi di fare l’infermiere sono:
  • Fare l’infermiere è spesso fisicamente e mentalmente impegnativo e le situazioni di forte stress sono quasi all’ordine del giorno. A causa dell’usura di molti ambienti tossici e stressanti, molti infermieri arrivano a soffrire di gravi forme di burn-out.
  • Il percorso formativo è impegnativo e richiede di dedicare tre anni totalmente allo studio e al tirocinio. Una volta finita la formazione universitaria si potrà da subito lavorare ma la formazione continua e la formazione post-base sono sempre più necessarie per specializzarsi nel settore in cui si desidera lavorare.
  • Gli orari di lavoro nella quasi totalità dei casi comprende turni notturni, fine settimana e festivi. Ciò può influenzare negativamente la tua vita sociale e la tua salute fisica e mentale.
  • Come abbiamo già detto, diventare infermiere può essere una scelta interessante per chi ha passione per il mondo ospedaliero e abbia voglia di lavorare in un settore che ha un impatto positivo sulla vita delle persone e offra molte opportunità di crescita professionale.

    Ad ogni modo, è importante essere molto consapevoli dei pro e dei contro e, per evitare di pentirsi amaramente della propria scelta di diventare infermiere, fare un’analisi meticolosa sulle proprie aspettative, sulle proprie ambizioni e capacità, prima di prendere questa decisione così importante.
    Conviene diventare infermiere
    Conviene diventare infermiere? I pro e i contro da valutare
    Meglio diventare medico o infermiere? Una delle domande tipiche di chi vuole lavorare in ambito sanitario è appunto se sia meglio fare il medico o l’infermiere. È una domanda spinosa che merita un giusto approfondimento.

    Entrambe le professioni sono importanti e presentano più o meno le stesse problematiche di stress, impegno e mancato riconoscimento. Eppure, essendo molto diverse tra loro non possono essere facilmente comparate: è come sostenere di amare i grattacieli e avere il dubbio se fare l’architetto o l’ingegnere edile, seppure da fuori possano sembrare professioni simili, i loro percorsi universitari, gli obiettivi, lo stesso modo di pensare la costruzione degli edifici, è completamente diverso uno dall’altro.

    Così medico e infermiere, nei confronti dei pazienti, hanno obiettivi completamente diversi: possiamo riassumere che la sostanziale differenza tra queste professioni, oltre dalle diverse competenze, è che il medico è più propenso alla cura del paziente, ovvero alla diagnosi e al trattamento, mentre l’infermiere a prendersi cura dell’assistito.

    Questo non vuol dire che anche il medico, così come l’infermiere, non siano interessati anche all’altro aspetto dell’assistenza. Un sanitario completo è in grado sia di curare, che di prendersi cura del paziente, in diversa misura ovviamente se questo è medico o infermiere.

    Scegliere tra diventare medico o infermiere dipende anche dalla possibilità economica di poter dedicare anni della propria vita allo studio, nel primo caso dopo i 6 anni di università si accede ad una specializzazione pagata, mentre nel secondo dopo la triennale in infermieristica si può iniziare da subito a lavorare.

    Dal punto di vista delle responsabilità, e degli svantaggi professionali, entrambi lamentano le stesse problematiche. In proporzione ai guadagni, il medico è soggetto a maggiore pressione medico-legale, ma con il passare del tempo e alla luce dell’autonomia e dell’importanza dell’infermiere, sempre più spesso anche quest’ultimi sono coinvolti in processi e imputazioni per errori clinici.

    In definitiva, se sei indeciso su quale professione scegliere, potrebbe essere utile fare una valutazione accurata delle tue passioni, interessi e obiettivi professionali, e considerare anche il percorso di studi e le possibilità a lungo termine della tua scelta. Inoltre, potresti considerare di parlare con medici e infermieri per avere una maggiore comprensione delle loro professioni e delle sfide e opportunità che offrono.
    Dove posso lavorare come infermiere? L’infermiere può lavorare in diversi campi e in diversi luoghi come le cliniche, gli ospedali, le case di riposo, sul territorio e addirittura sempre più spesso anche nelle scuole o in grosse aziende che prevedono questa figura presente. Come per la scelta della professione, anche il luogo del lavoro nasconde dei pro e dei contro da considerare.

    Gli ospedali, che sono il bacino più comunemente scelto dagli infermieri, richiede spesso un forte impegno fisico e mentale, a ragione dei turni e del forte stress che comporta lavorare in un reparto ospedaliero. Eppure, per chi è appassionato di una certa branca della medicina, offre enormi opportunità di crescita e di esperienza clinica. Ad esempio nel settore della cardiologia e dell’area critica, sempre più spesso, l’infermiere si forma e si specializza nell’arte dell’ecocardiografia, diventando sonographer.

    In una clinica privata, un ambulatorio o in un centro prelievi, l’infermiere può giovarsi di un ambiente di lavoro più tranquillo e meno stressante, ma potrebbe essere meno stimolante dal punto di vista professionale. Un esempio di lavoro tranquillo è l’infermiere prelevatore.

    Lavorare in RSA da la possibilità di lavorare con pazienti fragili e anziani e spesso ciò è molto gratificante per chi preferisce l’aspetto relazione della professione. Tuttavia, la poca varietà dei pazienti alla lunga potrebbe essere poco interessante e comporterebbe in ogni caso di dover fare turni, anche notturni, e lavorare in maniera irregolare.

    Il territorio, infine, può essere un’occasione valida per chi non ama rimanere confinato tra le mura e ama essere autonomo nel proprio lavoro. In questo ambito è fare l’infermiere ADI o l’infermiere di famiglia, la strada giusta per voi.
    Fare l’infermiere è difficile? Fare l’infermiere è nella maggior parte dei casi un lavoro difficile sia dal punto di vista fisico che mentale. Sono sono diverse le sfide che gli infermieri devono affrontare ogni giorno nel loro lavoro. Solo alcune questioni che fanno comprendere quanto fare l’infermiere sia difficile:
  • Fare i turni è usurante: più del 90% degli infermieri, soprattutto nelle prime fasi della carriera, lavorano per turni a rotazione e a causa della carenza cronica di personale, spesso devono saltare anche i riposi per garantire il servizio. Alla lunga ciò sarà difficile da gestire dal punto di vista mentale e fisico.
  • Carichi di lavoro elevati: in molti reparti, gli infermieri devono gestire un carico di lavoro eccessivo, senza che per questo siano giustificati in caso di errori.
  • Alte responsabilità: anche in caso di eccessivo carico di lavoro, in caso di errore, nessuno ti giustificherà. Di fronte ad un danno al paziente non esiste scusa che possa compensare al proprio operato, e purtroppo capita che piccoli errori di distrazione comportino enormi conseguenze di natura penale, oltre che sensi di colpa, ansia e frustrazione.
  • Stipendi non adeguati: anche se lievemente superiore alla media italiana, con contratti stabili e che garantiscono la maggior parte dei diritti sindacali, lo stipendio non paga tutti i fattori negativi appena elencati.
  • Senza alcun dubbio fare l’infermiere è difficile e in molti dopo questi difficili anni di pandemia hanno deciso di cambiare lavoro ma, visto che gli infermieri italiani rappresentano il gruppo sanitario più numeroso di tutta la sanità, è probabile che nonostante tutto sia un lavoro in qualche modo soddisfacente e gratificante.

    Il consiglio per chi voglia decidere di intraprendere questa professione è essere pronti e preparati ad affrontare queste sfide e queste responsabilità. Come scoprirai da solo, se deciderai di diventare infermiere, spesso questi professionisti si lamentano dei turni, del troppo lavoro, dello stipendio e delle responsabilità, eppure sono ancora lì, da anni.

    Spesso si continua per passione o per follia. Alcuni sono costretti a farlo per circostanza, altri perché dopo aver fatto l’infermiere è difficile fare significativamente altri lavori.

    Beh, qualcosa vorrà pur dire!
    Autore: Dario Tobruk  (seguimi anche su Linkedin – Facebook Instagram)
    FORMATO CARTACEO
    Professione infermiere: alle soglie del XXI secolo La maggior parte dei libri di storia infermieristica si ferma alla prima metà del ventesimo secolo, trascurando di fatto situazioni, avvenimenti ed episodi accaduti in tempi a noi più vicini; si tratta di una lacuna da colmare perché proprio nel passaggio al nuovo millennio la professione infermieristica italiana ha vissuto una fase cruciale della sua evoluzione, documentata da un’intensa produzione normativa.  Infatti, l’evoluzione storica dell’infermieristica in Italia ha subìto un’improvvisa e importante accelerazione a partire dagli anni 90: il passaggio dell’istruzione all’università, l’approvazione del profilo professionale e l’abolizione del mansionario sono soltanto alcuni dei processi e degli avvenimenti che hanno rapidamente cambiato il volto della professione. Ma come si è arrivati a tali risultati? Gli autori sono convinti che per capire la storia non basta interpretare leggi e ordinamenti e per questa ragione hanno voluto esplorare le esperienze di coloro che hanno avuto un ruolo significativo per lo sviluppo della professione infermieristica nel periodo esaminato: rappresentanti di organismi istituzionali e di associazioni, formatori, studiosi di storia della professione, infermieri manager. Il filo conduttore del libro è lo sviluppo del processo di professionalizzazione dell’infermiere. Alcune domande importanti sono gli stessi autori a sollevarle nelle conclusioni. Tra queste, spicca il problema dell’autonomia professionale: essa è sancita sul terreno giuridico dalle norme emanate nel periodo considerato, ma in che misura e in quali forme si realizza nei luoghi di lavoro, nella pratica dei professionisti? E, inoltre, come si riflettono i cambiamenti, di cui gli infermieri sono stati protagonisti, sul sistema sanitario del Paese? Il libro testimonia che la professione è cambiata ed è cresciuta, ma che c’è ancora molto lavoro da fare. Coltivare questa crescita è una responsabilità delle nuove generazioni. Le voci del libro: Odilia D’Avella, Emma Carli, Annalisa Silvestro, Gennaro Roc- co, Stefania Gastaldi, Maria Grazia De Marinis, Paola Binetti, Rosaria Alvaro, Luisa Saiani, Paolo Chiari, Edoardo Manzoni, Paolo Carlo Motta, Duilio Fiorenzo Manara, Barbara Man- giacavalli, Cleopatra Ferri, Daniele Rodriguez, Giannantonio Barbieri, Patrizia Taddia, Teresa Petrangolini, Maria Santina Bonardi, Elio Drigo, Maria Gabriella De Togni, Carla Collicelli, Mario Schiavon, Roberta Mazzoni, Grazia Monti, Maristella Mencucci, Maria Piro, Antonella Santullo. Gli Autori Caterina Galletti, infermiere e pedagogista, corso di laurea magistrale in Scienze infermieristiche e ostetriche dell’Università Cattolica del Sacro Cuore, Roma.Loredana Gamberoni, infermiere, coordinatore del corso di laurea specialistica/ magistrale dal 2004 al 2012 presso l’Università di Ferrara, sociologo dirigente della formazione aziendale dell’Aou di Ferrara fino al 2010. Attualmente professore a contratto di Sociologia delle reti di comunità all’Università di Ferrara.Giuseppe Marmo, infermiere, coordinatore didattico del corso di laurea specialistica/ magistrale in Scienze infermieristiche e ostetriche dell’Università Cattolica del Sacro Cuore, sede formativa Ospedale Cottolengo di Torino fino al 2016.Emma Martellotti, giornalista, capo Ufficio stampa e comunicazione della Federazione nazionale dei Collegi Ipasvi dal 1992 al 2014. Caterina Galletti, Loredana Gamberoni, Giuseppe Marmo, Emma Martellotti | Maggioli Editore 2017
    30.40 €

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