ISS certifica: Omicron 81% dei casi, è ormai la variante prevalente

ISS certifica Omicron 81% dei casi, è ormai la variante prevalente
ISS certifica Omicron 81% dei casi, è ormai la variante prevalente

Secondo l’Istituto Superiore della Sanità la variante Omicron è quella prevalente, con l’81% dei casi positivi e incidenza quasi totale in moltissime regioni come la Basilicata.


È quasi empirico: la nuova ondata di Covid ha raggiunto vette di contagi ubiquitarie. Non esiste famiglia o gruppo in cui non si è a conoscenza di almeno un caso positivo di Covid.

L’ISS, in collaborazione con il Ministero della Salute, ha voluto vederci chiaro, è secondo l’indagine pubblicata ad inizio anno ha chiaramente evidenziato come la variante Omicron sia quella più diffusa. In alcune regioni come la Basilicata il 100% dei casi è imputabile proprio a questa variante mentre in altre, come Puglia e Umbria, è al di sopra del 90% dei casi.

Con una variabilità regionale tra il 100% e il 33% la stima nazionale attesta che la variante Delta sia stata relegata ad un 19% dei campioni esaminati e quindi un 81% residuo di casi Omicron.

Per l’indagine è stato richiesto ai laboratori regionali di selezionare, in maniera casuale, dei campioni positivi e di sequenziarne il genoma virale contenuto. In questo modo può essere garantita una certa rappresentatività territoriale e in una certa misura anche anagrafica (età e sesso) sequenziando e analizzando più di 2600 campioni positivi.

Presenza Omicron secondo studio ISS diviso per regione

“Questi risultati, per quanto non privi di limiti – si sottolinea nell’indagine rapida flash survey dell’Iss – mostrano una rapida diffusione della variante Omicron, in linea con quanto già descritto recentemente in altri Paesi Europei”. Inoltre, “non bisogna trascurare il fatto che la variante Delta co-circola nel Paese, sia pure con una prevalenza che sta diminuendo progressivamente nel tempo, che suggerisce uno svantaggio competitivo nei confronti di Omicron”.

Nell’attuale scenario, conclude l’Istituto superiore di sanità, “è necessario continuare a monitorare con grande attenzione, in coerenza con le raccomandazioni nazionali ed internazionali e con le indicazioni ministeriali, la diffusione delle varianti virali circolanti e/o emergenti, ed in particolare, di quelle a maggiore trasmissibilità e/o con mutazioni correlate ad una potenziale evasione della risposta immunitaria”.

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