Gli infermieri del Sud America non vengono a lavorare in Lombardia. A quanto pare, non conviene nemmeno a loro venire in Italia.
Valutare di pagare meglio gli infermieri italiani? Evidentemente no. Guido Bertolaso, assessore al Welfare lombardo, non demorde e sembra intenzionato, letteralmente, a cercare infermieri ancora più poveri, magari meno formati e con minori aspettative professionali, da portare in Italia.
La delusione di Bertolaso
Non è per niente andata come aveva sperato Bertolaso. La campagna per reclutare infermieri dall’estero, in particolare dall’Uzbekistan e dal Sud America, sembra non aver raggiunto gli obiettivi prefissati.
Dalle dichiarazioni dell’assessore regionale al Welfare, Guido Bertolaso, si evince che lo stesso abbia confermato come nemmeno gli infermieri provenienti da altri Paesi, come il Sud America, dove lo stipendio presenta soltanto “una differenza del 30%”, intravedano un reale vantaggio economico e, pertanto, “non attraversino l’Atlantico per vivere poi da soli in condizioni diverse da casa loro”.
La soluzione, dunque, sembrerebbe chiarissima e cristallina. Non altrettanto, però, per la politica lombarda, che pare voler fissare un punto ancora più basso nell’umiliazione degli infermieri italiani: “andare a cercare altre realtà dove, dal punto di vista economico, è più interessante lavorare in Italia”, ossia spingersi in aree ancora più povere del Mondo per importare nella regione “3.500 infermieri entro il 2027”.
Wound Care Facile: il manuale per formarsi nel trattamento delle lesioni cutanee
Prima di continuare con l’articolo vogliamo rubarti un minuto per chiederti: quante volte ti sei trovato davanti a una lesione complessa, magari su un paziente anziano o fragile, e hai pensato: “E adesso da dove inizio?”
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Wound care facile
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Opposizione: “offesa ai professionisti laureati e madre di un ulteriore problema”
Non si è fatta attendere la controreplica delle opposizioni. In una nota, la consigliera regionale Rozza (PD) ha dichiarato che questa “non è una soluzione, ma la madre di un ulteriore problema. Gli infermieri, come ha sancito anche una risoluzione bipartisan approvata all’unanimità in Consiglio, non possono essere sostituiti dagli assistenti infermieri. Riproporlo oggi non è accettabile”.
Secondo la stessa nota, l’unica strada realmente percorribile sarebbe un’altra: “valorizzare i percorsi di carriera, aumentare i compensi, incrementare le assunzioni, favorire i percorsi universitari”. In altre parole, valorizzare gli infermieri.
“Se si continuerà a ignorare gli infermieri – conclude Rozza – e non si avvieranno interventi per rendere attrattiva la professione, nei prossimi anni non ci saranno più professionisti laureati e inevitabilmente crollerà la qualità dell’assistenza in Lombardia. Gli interventi della Giunta e il silenzio della maggioranza, che non ha neppure citato gli infermieri nella mozione presentata, offendono i professionisti che, al prezzo di grandi disagi, tengono in piedi i servizi supplendo a una carenza di personale ormai insostenibile”.
Gli obiettivi di Bertolaso: trovare infermieri più poveri e vedere come va
E nel frattempo, in Lombardia, ormai lontana dai fasti, forse più narrati che realmente vissuti, del modello regionale di sanità eccellente di cui si è per decenni vantata, si susseguono fallimenti e scandali, come il recente caso del San Raffaele, mentre il nodo delle interminabili liste d’attesa costringe migliaia di cittadini a pagare di tasca propria le prestazioni sanitarie, almeno quelle più urgenti.
In questo scenario sembra restare un unico valore dominante: il profitto. Quando si parla di infermieri, il lessico è quello del risparmio.
E si cercano professionisti in terre ancora più povere del Sud America; si ipotizza di importarli dove il differenziale economico possa risultare conveniente.
Parallelamente, si incentivano i medici con risorse disponibili affinché lavorino ancora di più per abbattere le liste d’attesa.
E se quelle risorse venissero, almeno in parte, destinate a migliorare la qualità di vita degli infermieri? Se si investisse davvero in stipendi adeguati, percorsi di carriera strutturati, formazione avanzata, riconoscimento delle competenze?
Forse potrebbe funzionare. Forse, in pochi anni, si potrebbe intravedere un primo segnale di inversione nella carenza infermieristica di un Paese in cui i pochi laureati scelgono l’estero e in cui nemmeno dai Paesi emergenti arrivano professionisti, vista l’assoluta scarsa convenienza economica.
Forse si potrebbero convincere migliaia di giovani a intraprendere la professione infermieristica, rendendola nuovamente attrattiva non solo per difendere la sanità lombarda, ma per sostenere l’intero Paese e, più in generale, un continente europeo che si prepara ad affrontare un’ondata crescente di bisogni assistenziali legata all’invecchiamento della generazione più numerosa della nostra storia recente: i baby boomer.
Gli stessi che hanno chiesto tranquillamente sacrifici agli infermieri, soprattutto nella regione dove è iniziata per prima in Occidente la pandemia Covid.
E che, al momento di restituire dignità e riconoscimento, sembrano preferire tenere le mani in tasca, perpetuando quella sottile ma costante umiliazione che molti infermieri percepiscono ogni giorno sulla propria pelle.
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L’unica e reale soluzione a lungo termine
Purtroppo per gli infermieri, non sembra che la maggioranza lombarda abbia intenzione, almeno non senza una forte pressione politica, di percorrere questa strada.
Qualche giorno fa, al Pirellone, sede del Consiglio regionale, nel corso di una seduta straordinaria sulla sanità lombarda, la maggioranza ha infatti respinto tutte e tredici le proposte avanzate dalle opposizioni. Proposte che chiedevano un cambio di rotta su liste d’attesa, sanità territoriale, personale e rapporto pubblico-privato.
E questo nonostante sia noto come la carenza di personale abbia un impatto diretto sulla qualità e sulla quantità dei servizi sanitari.
Nel frattempo, gli infermieri italiani, forti di una preparazione solida e di legittime aspettative di crescita professionale, continuano a guardare altrove: Nord Europa, Svizzera, contesti dove competenze e responsabilità trovano un riconoscimento economico e contrattuale più coerente.
La realtà è semplice, anche se scomoda: solo un trattamento di pari dignità potrà convincere gli infermieri già esperti a rientrare in regione e i nuovi studenti a laurearsi in Infermieristica, scegliendo questa professione non come ripiego, ma come progetto di vita e contributo concreto alla società.
Autore: Dario Tobruk (seguimi anche su Linkedin – Facebook – Instagram – Threads)
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