Sempre meno giovani vogliono fare gli infermieri: i dati Ocse

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L’interesse dei quindicenni nell’intraprendere la professione infermieristica è sceso drasticamente in numerosi Paesi Ocse nel periodo compreso tra il 2018 e il 2022, come riportato dagli ultimi dati dell’indagine Pisa (Programme for International Student Assessment). A livello medio nei Paesi Ocse, la percentuale di giovani che mirano a diventare infermieri è diminuita dal 2,3% nel 2018 al 2,1% nel 2022. Questo calo è particolarmente evidente negli Stati Uniti, in Canada, in alcuni Paesi nordici (come Norvegia e Danimarca), in Irlanda, nel Regno Unito e in Svizzera.


In particolare, in Polonia, nei Paesi baltici (Lettonia, Estonia e Lituania), in Ungheria, in Italia e in Grecia, meno dell’1% dei quindicenni prevedeva di intraprendere la carriera di infermiere nel 2022.

Durante la pandemia, l’immagine e la percezione pubblica degli infermieri sono state contrastanti in molti paesi. Se da un lato gli operatori sanitari di prima linea sono stati considerati “eroi” nelle prime fasi della crisi, riconosciuti per il loro impegno e coraggio, dall’altro il carico di lavoro e le condizioni difficili, unite a una bassa retribuzione, hanno generato un alto livello di insoddisfazione lavorativa e il desiderio di abbandonare la professione.


Una delle principali ragioni dietro il basso interesse per la professione infermieristica è il fatto che essa attiri principalmente ragazze. I risultati del Pisa 2022 indicano che oltre il 90% degli studenti quindicenni che intendono diventare infermieri sono di sesso femminile nella maggior parte dei Paesi Ocse. Affrontare il persistente stereotipo che associa l’infermieristica alle donne è una sfida continua in tutti i Paesi, richiedendo sforzi per modificare la percezione dei ruoli di genere tradizionali e per fornire un migliore orientamento professionale.


Alcuni Paesi, come l’Italia, la Colombia, la Slovenia e la Spagna, hanno avuto un relativo successo nell’attirare l’interesse maschile verso la professione infermieristica, sebbene anche in questi Paesi meno del 20% degli studenti interessati fossero di sesso maschile.


In generale, migliorare le condizioni lavorative e retributive degli infermieri è essenziale per attrarre un maggior numero di giovani verso la professione e per trattenere il personale qualificato. Se i Paesi Ocse non riescono a reclutare un numero sufficiente di giovani motivati, potrebbero dover fare affidamento sul reclutamento internazionale, ma questo deve essere gestito in modo equo ed etico per evitare di aggravare le carenze di personale sanitario nei Paesi d’origine.

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Alessio Biondino

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