90 milioni di euro per convincere gli infermieri a rimanere in prima linea

Novanta milioni di euro per convincere gli infermieri a rimanere in prima linea, nonostante l’ormai cronica carenza di personale, i turni estenuanti, e la pandemia che imperversa i pronto soccorso del sistema sanitario nazionale da quasi due anni.

Novanta milioni di euro per convincere medici e infermieri a rimanere in prima linea

Lo ha annunciato il ministro della Salute Speranza attraverso un comunicato Facebook. Secondo la bozza, la misura scatterà dal 2022 e comprende una somma di 90 milioni di euro, da dividere tra medici e comparto. Secondo quanto si legge nella bozza: “ai fini del riconoscimento delle particolari condizioni del lavoro svolto dal personale della dirigenza medica e del comparto sanità, dipendente dalle aziende e dagli enti del Servizio sanitario nazionale ed operante nei Ps, nell’ambito dei rispettivi contratti nazionali di lavoro è definita. nei limiti degli importi annui lordi di 27 mln di euro per la dirigenza medica e di 63 mln per il personale del comparto sanità, una specifica indennità accessoria da riconoscere, in ragione della effettiva presenza in servizio, con decorrenza dal 1/o gennaio 2022“.

Sindacati di categoria non soddisfatti: “le questioni sono altre”

I sindacati non si ritengono soddisfatti e definiscono la manovra soltanto un “piccolo passo”, in quanto secondo le associazioni di settore le questioni da sviscerare siano ben altre. Nel frattempo la Simeu, la Società italiana di medicina di emergenza urgenza che raggruppa medici e infermieri che lavorano nell’ambito, conferma la manifestazione di protesta a Roma il 17 novembre.


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Ulteriori affermazioni del ministro Speranza sembrano voler risponde al biasimo: “Medici, infermieri e professionisti sanitari dei Pronto Soccorso affrontano quotidianamente l’emergenza e lavorano sovente in condizioni di stress. Per questo ho proposto che dal prossimo anno venga aggiunta alle loro retribuzioni un’indennità accessoria. Servirà a rendere più forte la prima linea del nostro Ssn a cui dobbiamo tutti dire ‘Grazie’“.

Nonostante tutto, il segno che le istituzioni abbiano mancato il punto è chiaro nelle dichiarazioni del presidente della Simeu Manca che conferma: “scenderemo dunque in piazza a Roma, mentre i nostri medici e infermieri nelle Regioni aderiranno alla protesta continuando a lavorare per non interrompere l’assistenza ai cittadini, per chiedere risposte su molteplici fronti, perché le problematiche da affrontare sono varie e legate innanzitutto alla nostra professionalità. Non è solo una questione economica”.

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