Potremmo risolvere il problema della carenza infermieristica in pochi anni eppure sono decenni che la politica (di destra e di sinistra) continua a tergiversare con la questione.
La carenza di infermieri in Italia non è infatti inevitabile: stipendi bassi e condizioni difficili spingono sempre più professionisti a lasciare il Paese per un motivo. Depredare di infermieri i paesi in via di sviluppo, non funzionerà.
Soluzione tanto semplice quanto necessaria, eppure continuiamo a girarci attorno. Perché? Non è magia, non è fisica quantistica: sono le basi fondamentali del libero mercato!
Se davvero si desidera avere più infermieri, basta pagarli di più e questi arriveranno.
Indice
- Carenza infermieristica risolvibile in pochi anni con stipendi adeguati
- Infermieri italiani che fuggono verso l’estero
- Il piano politico di portare in Italia infermieri stranieri a basso costo è fallimentare
- L’ipocrisia della politica, delle istituzioni, dello Stato e di questo Governo
- Lo “spiegone” per chi vuole saperne di più
- Mancano infermieri: pagateli bene e torneranno!
Carenza infermieristica risolvibile in pochi anni con stipendi adeguati
Negli ultimi mesi continuano ad emergere notizie difficilmente conciliabili con una strategia coerente e a lungo termine per risolvere la situazione della grave carenza infermieristica in Italia.
Da un lato, si osserva un’evidente fuga di infermieri italiani verso l’estero, verso il settore privato o addirittura verso altre professioni, attratti da salari più adeguati al mercato professionale o, nel peggiore dei casi, da lavori meno stressanti. Dall’altro lato, la politica stipula accordi al ribasso e ricorre al reclutamento di infermieri stranieri per colmare le gravi carenze di personale in Italia, reclutandoli ( o meglio rubandoli) da paesi come l’India, l’Uzbekistan e i paesi latino-americani.
È davvero un mistero come le istituzioni e i rappresentanti della categoria continuino a nascondersi dietro una profonda ed evidente ipocrisia: stanno provando in tutti i modi ad evitare di aumentare gli stipendi e i salari ad una professione che lo merita più di ogni altra.
Quindi basterebbe rispondere a una semplice regole di mercato a cui tutti noi siamo sottoposti da anni: se manca l’offerta aumenta il prezzo per rispondere alla sua domanda.
Del perché è il momento di indignarsi nei confronti della politica e delle istituzioni e perché è proprio ora che dovremmo, una volta per tutte, alzare la testa e chiedere ciò che ci spetta di diritto come infermieri: un riconoscimento economico all’altezza della nostra professionalità e del mercato libero in cui credevamo di vivere fino a qualche anno fa.
Un libero mercato evidentemente a convenienza. Un interruttore nella “stanza dei bottoni”: pronto a rispondere prontamente alle sue leggi quando a pagare sono i suoi cittadini e a socializzarne le spese quando a pagarne le regole sono i grandi player del mercato.
Prima di continuare con l’articolo vogliamo rubarti un minuto per chiederti: quante volte ti sei trovato davanti a una lesione complessa, magari su un paziente anziano o fragile, e hai pensato: “E adesso da dove inizio?”
Sul mercato esistono infinite medicazioni, ma nel nostro armadio (o nel carrello, o nello zaino!) ne abbiamo appena qualcuna a disposizione. Spesso siamo soli, senza nessuno che possa darci risposte certe in quel momento.
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Infermieri italiani che fuggono verso l’estero
I paesi occidentali e medio-orientali, definiti di “primo Mondo”, sono sempre più alla ricerca di personale infermieristico qualificato per i propri sistemi sanitari, in quanto merce professionale rara e di estrema necessità. Come difficile professione, lontana dalle aspettative giovanili, si è creato un grave deficit professionale per cui ogni società ne ha bisogno ma nessuno vuole impegnarsi in questa attività. Per un lungo periodo i costi del lavoro degli infermieri si sono mantenuti sostenibili in quanto il surplus di risorse umane estero ha compensato il mismatch professionale.
Ma nessuna risorsa è infinita, nemmeno quella degli infermieri provenienti dai paesi più poveri. E dopo lunghi decenni di depredazione di lavoratori i paesi più ricchi hanno deciso di alzare l’asticella della domanda offrendo salari più alti e migliori condizioni di lavoro verso altri Stati, in particolare dall’Italia. Gli infermieri italiani, infatti, sono molto apprezzati all’estero per la loro preparazione e per l’elevata qualità professionale.
Gli stipendi offerti all’estero per la nostra professione, come è noto, sono notevolmente più alti rispetto a quelli italiani.
Per questa ragione, come previsto, anche i sindacati hanno iniziato a lanciare l’allarme: questa crescente fuga di infermieri italiani verso l’estero, potrebbe mettere in pericolo il sistema sanitario italiano, che già sta affrontando difficoltà legate alla fase post-pandemica e alle sfide nel reclutamento di personale ospedaliero.
Sempre più professionisti sanitari italiani, infatti, risultano attratti dalle opportunità offerte da diversi Paesi europei, tra cui Svizzera, Germania, Lussemburgo, Belgio, Olanda e Regno Unito.
La fuga degli infermieri italiani all’estero è in aumento da due decenni con 50mila infermieri emigrati in questo periodo.
Il piano politico di portare in Italia infermieri stranieri a basso costo è fallimentare
Il nostro ministro della Salute, Orazio Schillaci, se da una parte sembra appoggiare l’evoluzione professionale infermieristica con l’implementazione della Laurea Magistrale Infermieristica a indirizzo clinico, nonostante le contestazioni delle forze corporative mediche, dall’altro, ha deciso diversi mesi fa di arruolare infermieri indiani per affrontare la carenza nelle nostre strutture sanitarie.
Il Ministero ha, infatti, cercato di stabilire accordi con Paesi al di fuori dell’Europa per far arrivare in Italia migliaia di infermieri stranieri da diversi paesi in via di sviluppo.
Uno di questi Paesi è l’India, che a quanto pare sembra essere un importante fornitore mondiale di manodopera sanitaria a basso costo.
Un approccio che sembra trattare gli infermieri indiani come semplice merce di scambio, invece di considerarli persone con aspirazioni e bisogni, e gli infermieri italiani come personale a bassa discrezionalità, sostituibile con personale formato in Paesi non occidentali, invece che come laureati con elevato livello di responsabilità e merito.
E se qualcuno pensa che sia un po’ troppo chiedere a un Paese come l’India, che nel migliore dei casi è un Paese in via di sviluppo, di soddisfare i requisiti formativi richiesti per una professione che in Italia richiede un accesso regolato da test di ammissione, esame di Stato e laurea abilitante, non c’è problema: c’è Schillaci a tranquillizzare gli animi, “Hanno una scuola infermieristica di alta qualità e ovviamente tantissimi abitanti “.
Bene, hanno tanti abitanti quindi saranno anche bravi infermieri, logico, no?
Qui, però, non si discute della bravura degli infermieri stranieri in Italia, ma del fatto che gli infermieri italiani scappano a causa di condizioni di lavoro sproporzionate rispetto al mercato e alla qualità di vita.
Quindi, al netto di una semplice deduzione, sembra che alla politica non interessi molto da dove arrivino gli infermieri, purché siano a basso costo e non si lamentino troppo.
Purtroppo per i nostri politici, non sembra che i loro piani stiano funzionando.
Il tentativo di reclutamento di personale infermieristico dall’estero, promosso dall’assessore al Welfare Guido Bertolaso, non ha prodotto gli esiti sperati.
La campagna, focalizzata in particolare su Uzbekistan e Sud America, sembra aver mancato gli obiettivi prefissati.
Dalle dichiarazioni dello stesso Bertolaso emerge come persino i professionisti provenienti dal Sud America non ravvisino un reale beneficio economico nel trasferimento in Italia.
Con un differenziale salariale stimato intorno al 30%, l’assessore ha ammesso che molti operatori preferiscono non “attraversare l’Atlantico” per trovarsi a vivere in isolamento e in condizioni differenti rispetto al Paese d’origine.
Nonostante l’evidenza delle criticità, la linea politica regionale non sembra orientata a una revisione delle condizioni contrattuali interne.
Al contrario, l’intenzione dichiarata è quella di individuare contesti geografici caratterizzati da una maggiore precarietà economica, dove l’offerta italiana possa risultare ancora competitiva.
L’obiettivo rimane quello di importare in Lombardia “3.500 infermieri entro il 2027“, spostando la ricerca verso aree del mondo con standard salariali persino inferiori.
Perché valorizzare gli infermieri quando puoi provare ad importarli da Paesi ancora più poveri?
L’ipocrisia della politica, delle istituzioni, dello Stato e di questo Governo
La verità è che la soluzione è semplice, ma non viene seguita perché considerare gli infermieri come una risorsa essenziale, equiparabile ai medici, significherebbe sconvolgere una serie di equilibri politici e persino ideologici che da anni governano le menti dei politici, delle istituzioni, degli uomini di stato e di governo.
Questi infatti, chiudono gli occhi di fronte alla realtà che gli si presenta ogni giorno sempre più evidente: gli infermieri sono professionisti costosi.
Ma riconoscere questa evidenza creerebbe un precedente irreversibile, perché una volta accettata la verità, non sarà possibile più ignorarla.
Quindi, preferiamo assumere infermieri di dubbia competenza e mettere a rischio la salute dei nostri cittadini, soprattutto quelli più fragili, perché il loro peso politico è insignificante e passa inosservato.
Ma è ora di spiegare bene la questione.
Perché è assurdo che le regole del mercato valgano solo quando i profitti degli imprenditori e dei datori di lavoro ne beneficiano, mentre quando la domanda di infermieri è scarsa e preziosa, si scende a compromessi con offerte al ribasso e al di sotto degli standard professionali richiesti agli stessi infermieri italiani.
No, cari miei, la soluzione è nel mercato. Se mi concedete due minuti, cercherò di spiegarmi meglio.
Lo “spiegone” per chi vuole saperne di più
A differenza di circa un decennio fa quando, a causa dell’eccessivo numero di infermieri disoccupati in cerca di lavoro, i datori di lavoro potevano fare il prezzo che più desideravano perché il mercato li avvantaggiava, ad oggi ci troviamo nella situazione opposta: il vento è cambiato, ci ritroviamo nel cosiddetto mercato del venditore.
La condizione economica chiamata mercato del venditore è quella situazione in cui i datori di lavoro hanno bisogno di infermieri (domanda), ne hanno molto bisogno (bene prezioso = forte domanda), mentre il numero di infermieri disposti a lavorare per quattro lire è ridotto (offerta scarsa). Cosa succede in base alla legge di domanda e offerta quando la domanda è alta e l’offerta è scarsa? Bravi, il prezzo del bene aumenta. Non c’è altra soluzione allora!
Se volete un infermiere dovete convincerlo a lavorare per voi per un prezzo più alto e condizioni di lavoro migliori. Probabilmente non riuscirete ad estrapolare profitto come una volta ma sono sicuro che riuscirete a sopravvivere fino al prossimo ciclo economico.
In questo caso il venditore è l’infermiere che “vende” un servizio e una competenza che ha raggiunto con studio e sacrificio. Il mercato del venditore è vantaggioso per il quest’ultimo in quanto la domanda è superiore all’offerta di infermieri.
Quando la domanda è superiore all’offerta, chi ha un servizio prezioso e necessario (stiamo pensando tutti agli idraulici), o agli stessi infermieri durante una pandemia globale, questi professionisti hanno più controllo sui prezzi stabiliti e sulle condizioni attraverso cui viene effettuata la vendita. Nel mercato di un venditore, inoltre, il professionista vende i propri servizi all’acquirente che paga il prezzo più alto.
Mancano infermieri: pagateli bene e torneranno!
In una situazione come questa, al termine di una pandemia mondiale, l’infermiere è il bene necessario ed essenziale e gli acquirenti, in questo caso cliniche ed ospedali, sono obbligati a rispettare il prezzo e le condizioni di chi fornisce il servizio, ovvero l’infermiere.
Mancano infermieri quindi è l’infermiere che stabilisce il prezzo e non il contrario. Se volete che gli infermieri italiani lavorino presso le vostre strutture, pagateli bene e meglio e vedrete che torneranno.
Ah, dimenticavo: niente di personale, è il mercato baby!
Autore: Dario Tobruk (seguimi anche su Linkedin – Facebook – Instagram – Threads)
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