Ancora fango gratuito sugli infermieri italiani

Scarica PDF Stampa

Un fatto triste e vergognoso si sarebbe verificato presso l’ospedale Ca’ Foncello di Treviso: un uomo, mentre era in sala parto con sua moglie che stava per dare alla luce il loro bambino, sarebbe stato derubato di 2.000 euro che aveva nel suo borsello.

L’attività investigativa eseguita dalla Squadra Mobile non lascerebbe spazio a dubbi: un’ostetrica di 50 anni, dipendente del nosocomio, sarebbe l’autrice materiale del brutto gesto ed è ora accusata di furto pluriaggravato.

Nei giorni scorsi, infatti, la donna è stata convocata in Questura per la notifica dell’avviso di conclusione delle indagini preliminari, emesso nei suoi confronti dalla locale Procura della Repubblica.

A quanto pare i fatti si sarebbero svolti così: quella notte la professionista avrebbe invitato l’uomo a riporre il borsone della moglie contenente i vestitini del nascituro nel bagno della sala travaglio. Ma, inspiegabilmente, lo avrebbe esortato a lasciare lì anche il suo borsello personale. Ed è proprio in quel borsello che una sua collega, poco dopo, l’avrebbe colta in flagrante mentre frugava indisturbata e ha fatto perciò partire le indagini della Polizia di Stato.

Cosa c’entrano in questa storia gli infermieri? Beh… Chiedetelo a Il Messaggero, che per raccontare la vicenda ha partorito un bel “titolone” inspiegabile, fuorviante e disinformante: “Entra in sala parto per assistere la moglie: infermiera gli ruba 2mila euro dal portafoglio”.
PhotoCollage 1670970003167

Ci risiamo, quindi: continua senza pause l’aberrante descrizione della nostra professione fatta dai media ai cittadini, sbattuta in prima pagina come se fosse composta da potenziali assassini, da “influencer” in cerca di notorietà, da gente che vaga ubriaca nei reparti o che non perde occasione di derubare i pazienti, da “imboscati”, da crocerossine e da suore che curano i malati gratis.

Visto che con le buone maniere e con le pacate richieste di rettifica non si è risolto un granché… A questo punto non sarebbe il caso di iniziare a querelare, denunciare, a richiedere risarcimenti adeguati per tutelare finalmente (con le cattive!) il nome dell’infermieristica italiana da questo scempio?

Invochiamo speranzosi un intervento repentino e risolutivo della Federazione Nazionale degli Ordini delle Professioni Infermieristiche.