Assumere OSS per contrastare il demansionamento degli infermieri? Macché… Per sostituirli!

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Mancano infermieri, ma… Si assumono operatori socio sanitari. E non con l’obiettivo di abbattere il demansionamento e di migliorare le condizioni lavorative dei pochi infermieri che ci sono, assolutamente no! Bensì di sostituirli con personale non laureato, che magari non “rompe”, ma che soprattutto costa meno!

Il sindacato Nursing Up, riferendosi a un precedente molto pericoloso che sta avendo luogo in Lombardia, ha lanciato l’allarme con un nuovo comunicato a firma del presidente nazionale Antonio De Palma. Lo riportiamo qui per intero.

«Ci giunge in queste ore, come l’ennesimo fulmine a ciel sereno, e risuona anche come l’ennesimo campanello d’allarme di un più che mai traballante sistema sanitario, legato al discutibile modus operandi di alcune delle nostre Regioni, la notizia che l’Asst Sette Laghi di Varese ha avviato un un programma di Skill Mix Change, ossia un modello di collaborazione sinergica con altre figure del comparto sanitario. 

In particolare si punta sugli Oss, incaricati di supportare un maggior numero di incombenze per alleviare il carico di lavoro degli infermieri.

Fin qui non ci sarebbe nulla di anomalo, anzi dovremmo accogliere positivamente la notizia dell’interscambio e della collaborazione tra Oss e infermieri, nel momento in cui i primi possono essere di supporto a questi ultimi.

Ma la realtà è ben altra: visto che scavando a fondo ci si rende conto che i 64 operatori socio-sanitari assunti in più rispetto allo scorso anno da parte dell’Asst Sette Laghi, il che pare che faccia addirittura superare di 32 unità la dotazione organica specifica, nascondono altro problema. E non è affatto positivo, agli occhi dei cittadini, far passare la notizia come una brillante iniziativa quando le motivazioni sono di natura molto differente.

Non nascondiamoci, non ce lo possiamo davvero più permettere: Regioni con un ruolo chiave per la sanità italiana, come lo è la Lombardia, oggi si ritrovano più che mai senza infermieri a sufficienza (9500 le unità mancanti all’appello). 

E cosa fanno per risolvere il problema? Assumono un numero maggiore di Operatori Socio Sanitari. E vi sembra questa la soluzione ideale per sopperire alla drammatica carenza infermieristica?

Si sono chieste le nostre aziende sanitarie lombarde, come mai gli infermieri di Varese, così come quelli di Como e Lecco, decidono, da anni, di fuggire in massa verso il vicino Ticino?

Qualcuno si è posto la domanda del perché i bandi per l’assunzione degli infermieri finiscono con l’andare pressoché deserti?

Sempre questo qualcuno ha forse dimenticato che con il PNRR in ballo, con la missione 6 del Piano Nazionale di Resilienza da realizzare entro il 2024, e con le Case e gli Ospedali di Comunità in arrivo, nell’intento di non sprecare le ingenti risorse che arrivano dall’Europa, perché ricordiamo che questi fondi prevedono degli step da portare a termine, ci sarà da rispondere a un ulteriore fabbisogno di 30-35 mila infermieri di famiglia/comunità, per ricostruire la disastrata sanità di prossimità.

E pensiamo davvero di farlo, con tutto il rispetto, assumendo solo gli OSS? Pensiamo davvero che gli Oss possano supportare in tutto per tutto la mancanza di infermieri, con una voragine  arrivata a 80mila unità, destinata solo ad allargarsi inesorabilmente?

E allora per quale ragione, pur nell’apprezzabile intento di creare sinergia tra OSS e infermieri, non si tiene conto che questi ultimi hanno e avranno sempre competenze ben diverse, e che è proprio su tali qualificate ed infungibili competenze che  dobbiamo costruire la sanità del presente e del futuro?

Cominciamo a pagare in modo adeguato i professionisti dell’assistenza, facciamolo adesso! Non smetteremo mai di chiederlo a Governo e Regioni.

In gioco, più che mai, puntando sulla competenza di infermieri che rappresentano l’eccellenza nel loro campo, c’è l’indispensabile crescita qualitativa dell’assistenza al servizio dei cittadini, da nord a sud, fuori e dentro le realtà ospedaliere.

E allora diciamo basta, una volta per tutte, a politiche centrali acefale, che ostinandosi a non riconoscere universalmente le elevate competenze delle professionalità sanitarie del SSN, costringono le stesse aziende sanitarie ad andare avanti inventandosi di tutto, pur di mettere una toppa sulle gravi carenze di personale, che alla fine sono proprio dovute ai disastrosi effetti di tale incomprensibile mancanza di riconoscimento».
FORMATO CARTACEO
Guida al monitoraggio in Area Critica Il monitoraggio è probabilmente l’attività che impegna maggiormente l’infermiere qualunque sia l’area intensiva in cui opera.Non può esistere area critica senza monitoraggio intensivo, che non serve tanto per curare quanto per fornire indicazioni necessarie ad agevolare la decisione assistenziale, clinica e diagnostico-terapeutica, perché rilevando continuamente i dati si possono ridurre rischi o complicanze cliniche.Il monitoraggio intensivo, spesso condotto con strumenti sofisticati, è una guida formidabile per infermieri e medici nella cura dei loro malati. La letteratura conferma infatti che gli eventi avversi, persino il peggiore e infausto, l’arresto cardiocircolatorio, non sono improvvisi ma solitamente vengono preannunciati dal peggioramento dei parametri vitali fin dalle 6-8 ore precedenti.Il monitoraggio è quindi l’attività “salvavita” che permette di fare la differenza nel riconoscere precocemente l’evento avverso e migliorare i risultati finali in termini di morbilità e mortalità.Riconosciuto come fondamentale, in questo contesto, il ruolo dell’infermiere, per precisione, accuratezza, abilità nell’uso della strumentazione, conoscenza e interpretazione dei parametri rilevati, questo volume è rivolto al professionista esperto, che mette alla prova nelle sue conoscenze e aggiorna nel suo lavoro quotidiano, fornendo interessanti spunti di riflessione, ma anche al “novizio”, a cui permette di comprendere e di utilizzare al meglio le modalità di monitoraggio.   A cura di:Gian Domenico Giusti, Infermiere presso Azienda Ospedaliero Universitaria di Perugia in UTI (Unità di Terapia Intensiva). Dottore Magistrale in Scienze Infermieristiche ed Ostetriche. Master I livello in Infermieristica in anestesia e terapia intensiva. Professore a contratto Università degli Studi di Perugia. Autore di numerose pubblicazioni su riviste italiane ed internazionali. Membro del Comitato Direttivo Aniarti.Maria Benetton, Infermiera presso Azienda ULSS 9 di Treviso. Tutor Corso di laurea in Infermieristica e Professore a contratto Università degli Studi di Padova. Direttore della rivista “SCENARIO. Il nursing nella sopravvivenza”. Autore di numerose pubblicazioni su riviste italiane. Membro del Comitato Direttivo Aniarti. a cura di Gian Domenico Giusti e Maria Benetton | Maggioli Editore 2015
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