Attrattività? Arriva anche l’infermiere “traslocatore”

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Si parla tanto di scarsa attrattività professionale dell’infermieristica italiana e di carenza di infermieri. E lo si fa spesso come se ciò fosse un problema recente, dovuto a chissà quale iattura, al dannato Covid o a una concomitanza di fattori non prevedibili e catastrofici per cui nessuno (o quasi) avrebbe colpe specifiche.
La realtà però è che la crisi della nostra sanità e di conseguenza dell’infermieristica (colonna portante del SSN) viene da molto lontano ed è stata causata da decenni di politiche scellerate, di tagli ingiustificabili e di una totale sordità alle grida disperate dei lavoratori.
E oggi tra infermieri in fuga, sempre meno iscritti al corso di laurea, stipendi da fame, aggressioni all’ordine del giorno, demansionamento galoppante, possibili sanzioni per i mancati crediti ECM, turni massacranti, descrizioni aberranti da parte dei media e addirittura infermieri mostrati in TV con lo scopettone in mano o a teatro tra padelle e pappagalli (tanto per migliorarne il riconoscimento sociale), si sta raschiando davvero il fondo.
Ma se è vero che al peggio non c’è mai fine… Tra infermieri che fanno le fotocopie, infermieri cassieri e non solo, sta emergendo una nuova competenza avanzata: l’infermiere traslocatore (VEDI ANSA).
Avete capito bene. Come denunciato da Aurelio Guerriero, segretario del Nursind Palermo, presso l’ospedale Civico gli infermieri avrebbero partecipato di buon grado ad alcuni “traslochi” di reparto, spostando grandi moli di materiali (aiutandosi con barelle e lettini) insieme a una ditta specializzata.
Come spiegato dal sindacalista: “I colleghi sono sempre ben disponibili a collaborare e dare una mano alla struttura in cui lavorano. Certo, tutto si sarebbero aspettati meno che improvvisarsi trascolori, attività importante ma che nulla ha a che vedere con la professione infermieristica.
Tra l’altro si tratta dell’ennesimo trasferimento del reparto e non vorremmo che tra qualche settimana venga richiesto nuovamente il nostro intervento. Una circostanza che dimostra quanto sia fondamentale potenziare la sanità sotto tutti i punti di vista senza mai dimenticare il ruolo di primo piano nell’assistenza svolta dagli operatori sanitari”.
Immaginiamo ora un semplice cittadino, un giornalista e un politico ricoverati che per caso assistono a un indecoroso e triste spettacolo di questo tipo, con infermieri che prima fanno i facchini per “dare una mano alla struttura per cui lavorano” e poi li assistono.

Secondo voi, poi, quanto sarà facile convincerli che il facchino è in realtà un professionista laureato, iscritto ad un Albo, tutelato da un Ordine e che ha addirittura il titolo di dottore?