Cannabis terapeutica, ce ne parla lo studioso Fagherazzi

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Oggi abbiamo il piacere di parlare con il dott. Simone Fagherazzi (in foto), medico prescrittore di cannabis medica e studioso della cannabis terapeutica.

Dottore, dove nasce il suo interesse per la cannabis terapeutica?

Il mio interesse nasce da uno studio che stavo conducendo, in questo infatti riscontrai una somiglianza tra la possibilità di azione della cannabis su alcune vie intramolecolari che erano implicate nella regolazione dei processi patogenetici del melanoma maligno. Nello specifico una via che è denominata “B-RAF chinasi”. Da questo sono partiti poi i miei studi sull’interazione tra il fitocomplesso di questa pianta e il sistema endocannabinoide.

Quali patologie traggono beneficio dalla cannabis, quali sono le vie di somministrazione e quali i possibili effetti collaterali?

Le patologie che ne traggono beneficio sono molteplici, vanno da quelle oncologiche a quelle psichiatriche. La cannabis è inoltre utile per la gestione del dolore cronico. Le vie di somministrazione della cannabis medica sono orale, quindi attraverso estrazioni; inalatoria, dove quindi vengono assorbiti degli estratti delle infiorescenze; e la via topica, con preparazioni adeguate che possano quindi attraversare la barriera della pelle. Queste ultime possono essere anche utilizzate per via vaginale o rettale. Gli effetti collaterali sono sonnolenza, secchezza delle fauci, lieve disorientamento o un calo di pressione. Questi sono i più frequenti, ma solo quando si eccede con il dosaggio o il soggetto è molto sensibile al farmaco. Questi sono comunque molto rari, spesso causati dall’inesperienza dei colleghi. Ecco perché consiglio sempre di studiare bene la cannabis prima di prescriverla.

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Dott. Simone Fagherazzi, medico prescrittore di cannabis medica e studioso della cannabis terapeutica



La cannabis medica può causare dipendenza?


Il tema delle dipendenze è molto controverso, quindi la risposta, anche basandomi sui dati in letteratura, è che non possiamo ad oggi sapere in quale percentuale la cannabis possa causare dipendenze. Sappiamo sicuramente che la cannabis agisce sui circuiti della ricompensa, quindi un soggetto può “abusare” della cannabis in cerca di una “ricompensa”: ma questo non dipende dalla sostanza in sé ma dalla struttura psicologica del soggetto che ne fa uso.


Perché, secondo lei, tanti medici in Italia sono ancora restii a prescrivere questo tipo di farmaco e come mai è tanto difficile spesso trovarlo nelle farmacie?


E’ un fatto totalmente ideologico e manca la formazione, ma la curiosità rispetto alla cannabis ed al sistema endocannabinoide è molto alta. Non si trova nelle farmacie invece per motivi di mercato e di importazione. E perché no, anche politici.


Quanto è importante la collaborazione tra medico prescrittore di cannabis e il farmacista?


E’ fondamentale, se non avessi la disponibilità della farmacia con cui collaboro, che mi fa pervenire il farmaco con regolarità, farei una grandissima fatica a lavorare.


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Dott. Simone Fagherazzi nel suo studio



Ora una domanda un po’ fuori contesto: è favorevole alla legalizzazione della cannabis anche a scopo ricreativo?

La legalizzazione è un tema molto complesso, che va oltre le questioni strettamente mediche di cui mi occupo. Nella mia esperienza clinica, ho riscontrato tanti casi in cui l’uso ricreativo celava una inconsapevole forma di automedicazione. Parafrasando Paracelso: è la scelta della dose che può mutare un qualunque prodotto, anche apparentemente innocuo, in veleno. È l’ignoranza, non lo strumento in sé a far danno.
Se rimaniamo nell’ambito della tutela della salute e della promozione del benessere, ritengo che sia necessario superare la tendenza a stigmatizzare e focalizzarsi, invece, sull’operatività delle professioni sanitarie. La Cannabis Terapeutica dovrebbe essere trattata alla stregua di tutte le altre fonti di cura, per consentire ai professionisti di poter individuare, gestire e finalizzare il percorso terapeutico che si ritiene più funzionale alla cura dei pazienti.
Se estendo la mia opinione in ambito extra-sanitario, credo che l’urgenza dei nostri tempi non stia nel mettere etichette, ma nel fornire alla popolazione seri e coerenti strumenti informativi ed educativi. Dal mio punto di vista, la parola chiave da associare alla Cannabis è: Normalizzazione.


Cosa pensa quindi delle posizioni dell’attuale ministro della salute, Orazio Schillaci, che avrebbe voluto rendere l’uso per via orale della molecola del cannabidiolo (CBD) una di quelle controllate come se fosse uno stupefacente?

Non ho idea delle motivazioni sottese a tale provvedimento e non ho strumenti per fare valutazioni giuridico-legali. A livello medico-sanitario, si tratta esclusivamente di capire se un principio attivo rientri nella farmacopea o meno. La mia esperienza clinica conferma in pieno gli studi scientifici secondo cu il CBD ha una comprovata valenza terapeutica. Ritengo che una legislazione chiara e coerente, coordinata con gli organi giudiziari, favorisca l’esercizio della professione medico-sanitaria e possa consentire ai pazienti di sentirsi tutelati e di vivere con più serenità il percorso terapeutico.


So che lei si occupa anche di formazione rispetto al tema della cannabis: ci sono dei progetti in cantiere?

I miei corsi di formazione sono dedicati a medici, professionisti sanitari e dirigenti di strutture socio-sanitarie: una formazione tecnica sulla Cannabis medicinale e sul potenziale innovativo ad essa correlato.
Il fulcro della formazione sta nella procedura di prescrizione legale di preparazioni a base di cannabis medicinale, nei protocolli di gestione della terapia e negli aspetti pratici in clinica. Inoltre, la formazione di natura medico-sanitaria sarà integrata da professionisti del settore giuridico-legale e saranno anche forniti strumenti innovativi per il decision making.
Inoltre, ho deciso di strutturare il mio approccio clinico in un protocollo terapeutico: il Trattamento ECBI. Si tratta di un format che è parte dell’Endocannabinoidoiatria™.


Giuseppe Gervasio

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