Giacomino: “Ai miei tempi gli infermieri lavoravano il doppio”

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Giacomo Poretti, comico del trio ‘Aldo, Giovanni e Giacomo’, aprirà stasera la stagione estiva del Teatro Oscar: “Lo spettacolo ‘Miracolo a Milano’ è il nostro modo per onorare la città e presentare l’Orchestra Notturna Clandestina, un piccolo grande segreto che abbiamo tenuto nascosto per due mesi” ha spiegato l’attore.

‘La mia esperienza da infermiere’

In questo suo nuovo recital, che rappresenterà la prima tappa del cartellone ‘MotoTeatro’, Poretti ripercorrerà i momenti salienti della sua esperienza come infermiere; parentesi della sua vita di cui ha già dato un assaggio con il monologo ‘chiedimi se sono di turno’ (VEDI).

Giacomino ha così raccontato al Corriere della Sera di questo suo nuovo lavoro in onore degli infermieri: “Nel romanzo, tra una riflessione e l’altra, racconto del mio lavoro in corsia, di quel periodo dal 1974 al 1985 in cui ho lavorato all’ospedale di Legnano. Sono entrato come ausiliario facendo le pulizie, poi ho deciso di studiare da infermiere e sono diventato caposala.

In scena darò voce ad alcuni brani a cui sono particolarmente affezionato, ovvero a quelli che hanno per protagonista suor Silvina, la mia prima caposala, una figura fondamentale per la mia formazione. Ricordo molto bene la sua dedizione e la sua professionalità.

‘All’epoca c’era poco personale’

All’epoca c’era poco personale, le suore lavoravano tantissimo, non stavano in guardiola a chiacchierare, gli infermieri avevano una carico di lavoro enorme, il doppio di quello che c’è adesso.

Quindi aldilà di qualche aspetto pittoresco, ancora oggi ho molta gratitudine per quelle figure che popolavano gli ospedali, da loro ho imparato davvero molto. Che cosa mi è rimasto?

Anche se alla fine ho deciso di abbandonare quel mondo per avventurami nel teatro, so bene che avere un passato di infermiere significa saper soccorrere le persone dunque essere sempre in servizio anche quando sei in pensione”.

Non si smette mai di essere infermiere

Che l’infermiere, oggi, consapevole del proprio sapere, saper essere e saper fare sia in qualche modo sempre in servizio è risaputo. Ma apprendere che anche un ‘vecchio’ infermiere, di quelli che non esercitano da parecchio e che ha scelto di fare tutt’altro nella vita, si senta ancora tale e sia sempre pronto ad agire per aiutare gli altri, ci da la certezza che smettere di essere un infermiere sia praticamente impossibile.

Per ciò che concerne il carico di lavoro delle suore e degli operatori dell’epoca che sarebbe addirittura il doppio di quello odierno… Beh, ci sentiamo di dissentire: forse il simpaticissimo Giacomo non mette piede negli ospedali da un bel po’ di tempo.

Autore: Alessio Biondino

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